UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha trasformato gli artisti in prodotti, facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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sabato 28 agosto 2010

RODRIGO PENALBA. ANIMA INDIA.


Nel 1939, Rodrigo Peñalba, oggi considerato il padre dell’arte moderna in Nicaragua, e uno dei maggiori pittori del Centro America, realizza il primo importante murale dall’era pre-colombiana.
Avviene nella Basilica di Diriamba, che con la Basilica di Santo Domingo a Managua ospiterà nel tempo sue importanti realizzazioni figurative (ciclo di Cocibolca).

Nato a León de Nicaragua, il 15 maggio 1908 e morto a San Pedro Sula, in Honduras, il 3 giugno del 1979 eredita da suo padre la passione per l’arte. Per studiare deve però abbandonare la sua terra e viene in Europa, dove frequenta l’Accademia di San Fernando de Madrid (1933-1937), l’Accademia de San Carlos de México (1937-1939), e la Regia Scuola di Belle Arti di Roma (1938-41), dove stringerà amicizia con Primo Conti, Renato Guttuso ed Enrico Accatino, e dove tornerà più volte nel corso degli anni ’50 e ’60, chiamato affettuosamente “l’amerindo”.

Tornato in America nel 1946/47, espone a New York e a Washington raggiungendo subito con la sua pittura espressionista di matrice fortemente india un grande successo di pubblico e di mercato.
Diviene così nominato, per acclamazione, direttore della Scuola Nazionale di Belle Art di Managua, ruolo che occupo per più di venti anni (1960-1973).
Rodrigo Peñalba, legatissimo all’Italia è così divenuto il simbolo di una nazione. Un artista vero, sincero e appassionato, capace di parlare direttamente al cuore con la semplicità e la forza della sua composizione pittorica.
Al centro, dietro, al caffè Greco

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