UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Viaggio non scontato tra artisti e visionari da tutto il mondo, molto lontano dai soliti 50 nomi. Non esisterebbero le avanguardie senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie del '900 – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


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domenica 14 ottobre 2018

AVERARDO CIRIELLO, SIGNORE DELLE DONNINE NUDE, RE DEL SORRISO, PRINCIPE DEI POSTER

Averardo Ciriello aveva intitolato una sua opera, una di quelle con protagonista una delle sue prorompenti donnine dai seni ipertrofici con il titolo ORRENDAMENTE BELLO, forse involontario, ma tra i più colti e azzeccati. Perché Averardo sa di avere creato, per scelta, una icona popolare capace di sollecitare i desideri più inverecondi, ma anche di accendere il sorriso, come in una novella buffa del Boccaccio. Del resto, se il Bello, nella prospettiva hegeliana, appare come una manifestazione sensibile dell'Idea e della sua libertà, il Brutto e il Kitsch si presenta come ciò che contrasta la ricerca comune.
Nonostante avesse realizzato quasi millecinquecento poster cinematografici (da Riso Amaro a Divorzio all’Italiana, da James Bond sino al Casanova di Fellini) Ciriello è infatti ricordato e idolatrato per i seni di Maghella e Lucifera, ai vertici nel genere della comic art e per le sue Signorine Sette.

Le pin-up di 7sette, 1945-1946




Nato Milano nel 1918, vissuto per un certo periodo a Trieste e poi tornato a Milano studia al Liceo Artistico e inizia a disegnare giovanissimo. Andato in guerra, presta servizio nel Servizio di Propaganda della Marina Militare, e poi a 23 anni debutta sulla rivista Acqua salata. Basta poco e poco dopo raggiungere nel 1945 L'Intrepido di Cino Del Duca.

Il grande successo gli arriva con le copertine della rivista 7Sette (che si chiamerà poi Otto e Otto volante). Non solo diventa l’erede naturale di Boccasile (compromessosi con la repubblica di Salò), ma rappresenta con la SIGNORINA SETTE la “nuova ragazza”. Spigliata, libera e allegra, e che dopo la guerra vuole tornare a sorridere.

Negli anni Cinquanta crea vignette, illustrazione e copertine per Marc'Aurelio, la Domenica del Corriere, riviste di moda e inizia una fortunatissima carriera di cartellonista per il cinema.

Quando ha ormai è nel pieno della carriera lo scoppio del fenomeno dei fumetti sexy gli apre le porte. E’ uno dei pochi che si può permettere di fare solo copertine, facendosi pagare molto di più dei propri colleghi. Si passa così da Lucifera e Maghella alla rivista Menelik.

Ma è Maghella (1974-198) il suo personaggio più riuscito e divertente, oggi oggetto di culto.

Morirà a Roma a 99 anni, come Carl Barks, nel 2016. Grazie. Grazie. Grazie.











 

sabato 13 ottobre 2018

LA SHOAH, L'ARTE IN ITALIA E IL TACCUINO DI FACETTI

La shoah e l’arte in Italia è una pagina che ancora non è stata interamente scritta, e che forse avrà per sempre dolorosi oblii, che ha ha lasciato dietro di sè autori illustri, come il triestino Arturo Nathan, deportato a Bergen Belsen per le sue origini ebraiche, morto di fame nel campo di concentramento di Oflag V-B Biberach nel 1944.
E' stata raccontata poi con i disegni di Corrado Cagli, del pittore e ceramisra Mario Moretti (per un anno e mezzo nella Risiera di San Sabba), di Zoran Music, sopravvissuto all'Olocausto, ma soprattutto del milanese Aldo Carpi (1886 –1973) deportato a Gusen, campo-satellite di Mauthausen, in Austria, dove soltanto il 2% dei prigionieri sarebbe tornato, e dal quale lui riporta l’unico vero diario in presa diretta all’interno di un campo di sterminio.


Germano Facetti con i vestiti da prigioniero e riporta il numero di matricola: 53396

Toccante, infine, il Taccuino di Germano Facetti, arrestato nel 1943 a 17 anni e portato nello stesso campo di Gusen. Lo ha tenuto nascosto anche ai suoi famigliari per quaranta anni, dopo essere andato a lavorare come designer a Londra nel dopoguerra. La matricola 53396, che ha trovato un amico e un confidente nell'architetto Lodovico Barbiano di Belgiojoso, lo assembla di nascosto con fili di rame, realizzando la copertina con il tessuto dell'uniforme da deportato e ci inserisce poesie, disegni, foto, giornali strappati. Cose inutili, fondamentali per continuare ad esistere. E’ stato presentato al pubblico la prima volta nel film di Tony West, The Yellow Box. A Short History of Hate, nel 1998.
Il Taccuino (14x10 cm) contiene
  • disegni di Belgiojoso e Facetti (forse copie dei disegni del primo);
  • fotografie (originali o tratte da riviste, da giornali o da archivi tedeschi);
  • brani di poesie di Belgiojoso;
  • liste di nomi di deportati e relativi indirizzi;
  • una mappa delle baracche del lager;
  • un foglio di inventario dei prodotti bellici prodotti nel campo

«Ho sempre cercato, a tutti i costi, dei pezzi di carta per fermare un pensiero, un'idea. È stata in me sempre profonda l'esigenza di far sì che potessero rimanere orme e percorsi oltre la mia vita. [...] Il bisogno di comunicare ha attraversato la mia vita come una sorta di filo rosso»
(Germano Facetti in P. Crepet, "La ragione dei sentimenti")


I TESTIMONI

Aldo Carpi, disegni a Gusen
Zoran Music, Dachau
Corrado Cagli
Taccuino di Facetti
Szajna Jósef, n. Polonia, 1922
Appello, 1944 Campo di concentramento di Buchenwald, Germania
Slama Carlo, n. Italia, 1921 - Impiccagione in galleria, 1945
Campo di concentramento di Dora, Germania



ARTUTO NATHAN AUTORITRATTO


Doris Zinkeisen, Human Laundry (Belsen), 1945




MARIO MORETTI. UN GRANDE DIMENTICATO.
Nato a Reggio Emilia nel 1917, Mario Moretti, pittore, scultore, grafico, orafo e ceramista, si forma all'Accademia d'Arte di Venezia ed esordisce come pittore nel 1936.
Durante la seconda Guerra Mondiale è fatto prigioniero e internato in campo di concentramento e durante il periodo di prigionia realizza un gran numero di acquarelli e disegni pubblicati nel 1944 dal Centro Iniziative Culturali di Pordenone.
Negli anni Quaranta inizia ad avvicinarsi alla materia ceramica e dal 1950 opera nel suo laboratorio di via dei Forni Vecchi a Pordenone, dove realizza opere di tipo figurativo, spesso pezzi unici, molte delle quali di carattere religioso. Nel 1951 Mario Moretti è presente, con le ceramiche "Maschere" e "Albero della cuccagna", al Premio Faenza, dove ottiene dalla giuria una segnalazione di merito.
Tra il 1952 e il 1962 prende parte alle Biennali di Venezia e le Quadriennali di Roma.
Nel 1970 gli viene dedicata, presso la Galleria d'Arte del Sagittario di Pordenone, una importante personale retrospettiva.
Mario Moretti muore a Pordenone, sua città adottiva, nell'agosto del 2008

 


Sopravvivere a oltre un anno e mezzo di internamento in un lager, non soltanto nel corpo ma anche nell'anima. Non abbrutirsi, mantenendo alta la propria dignità, vigile la mente, vivace la fantasia. Questo lo scopo, e il messaggio, dei 150 disegni e del taccuino, noto come Diario della prigionia, oggetto di questo catalogo e della mostra realizzata dal Comune di Trieste in uno dei luoghi simbolo delle atrocità della Seconda guerra mondiale in Italia, la Risiera di San Sabba. Mario Moretti, pittore, scultore e ceramista pordenonese (1917-2008), tra il 1943 e il 1945, durante la propria prigionia quale internato militare italiano, trascorsa in tre diversi lager in Polonia e Germania, eseguì numerosi disegni,

L’UOMO IN BOMBETTA. ANTON RÄDERSCHEIDT

22 anni prima di Magritte un signore in bombetta gira per Colonia. Dipinge, si ritrae, incide, fotografa se stesso in un continuo scambio di identità. Ecco, il suo uomo in bombetta non vola come l’amico belga si inventerà in seguito, ma interpreta già quell’assurdo borghese che il Magritte farà divenire icona e che il tedesco aveva già intuito. Non è ovviamente un plagio, ma l’arrivo naturale di un medesimo percorso intellettuale.
 





Anton nasce nel 1892 a Colonia, uno dei sette figli del poeta dialettale Wilhelm Räderscheidt.

Il padre vuole che faccia l’insegnante, e giunge a un compromesso.  Si diploma alla scuola superiore nel 1910 presso la scuola d'arte di Colonia e poi frequenta un seminario di insegnante di disegno presso Lothar von Kunowski .

Inizia a dipingere, ma chiamato alle armi viene gravemente ferito dalle granate nella battaglia di Verdun. Nel 1917 continua la sua formazione e supera l’esame di stato come insegnante di disegno con il massimo dei voti, iniziando a lavorare a Colonia-Mülheim.

Ma è l’arte vera che prende il sopravvento. Nel 1925 viene invitato alla leggendaria mostra di Mannheim "Neue Sachlichkeit". Forma il gruppo STUPID (stupid) con cui realizza alcune mostre nel suo studio a Hildeboldplatz e inizia a fotografare. Si sposa con l'artista Marta Hegeman che come lui opera nella ricerca della nuova oggettività.
Nel 1932 fonda un altro gruppo di avanguardia, visite l’Italia e si separa da Marta da cui ha avuto due figli.

Quando i nazionalsocialisti salirono al potere la sua arte, cosi satirica e vicina alla Nuova Oggettività viene considerata degenerata.

Fuggì con la sua nuova fidanzata Ilse Meyer Butcher (nato Salberg), ebrea, a Parigi e poi a Sanary. In esilio Anton Räderscheidt viveva costantemente nel timore che i nazionalsocialisti potessero prendere il potere in Francia. Dopo l'occupazione tedesca della Francia, viene detenuto come straniero indesiderato nel centro di detenzione Les Milles. Lì conobbe altri artisti come Hans Arp e Wols. Fuggì e fuggì in Svizzera nel 1942 con il suo nuovo socio (Ilse Meyer-Metzger). Il suo studio a Parigi fu saccheggiato e molte immagini scomparvero per sempre.
Dopo la morte di Ilse Meyer-Metzger, è tornato a Parigi nel 1947. Lì conobbe Gisèle Boucherie (nata Ribreau) e si trasferì con lei nel 1949 a Colonia. Il suo ultimo studio era in Landsbergstraße, nel centro storico di Colonia. Nel 1963 si è sposato ancora una volta con Gisèle Boucherie.
Dopo un ictus Anton Räderscheidt soffre di una percezione alterata dell'ambiente che proseguirà sino alla morte avvenuta nel 1970.



l'ultimo periodo

Anton e Martha in una famosa foto di August Sander



MARTA ARTISTA
Frau mit Schirm, Katze und Herz
100 x 80 cm Öl auf Leinwand 1929






ANTON. GLI ULTIMI AUTORITRATTI



UNA VITA IN BIANCO E NERO: MABEL DWIGHT


Mabel Dwight una grandissima dalla vita semplice le cui litografie e incisioni mostrano scene di vita ordinaria con umorismo e compassione, trasformando anche le cose normali in un evento. Nata in Ohio nel 1875, dove essere passata da New Orleans a New York, dove si sposa e vive,  tra la metà degli anni '20 e l'inizio degli anni '40 raggiunse sia la popolarità che il successo critico. Nel 1936 la rivista Prints la nominò uno dei migliori stampatori viventi e un critico dichiarò di essere stata una delle più importanti artiste grafiche degli Stati Uniti. 




Visita Parigi e viaggia in Oriente, per poi trasferirsi in Pennsylvania. Ma dopo i 65 anni nel 1940, la sua sordità, l'asma cronica e la povertà peggiorarono, anche perché si riducono le commesse. Anche se continuò a lavorare, la sua produzione diminuì, e fu confinata in case di cura nel periodo precedente alla sua morte dopo un ictus nel 1955. 







Autoritratto, 1932