Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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venerdì 23 settembre 2016

John Grützke, allucinazioni, allucinante


autoritratto

Se sei un leone e una gazzella devi correre, lo cita dottamente il web. Anche se sei un atleta degli altipiani in Kenia devi però correre, ma forse di più. Sì, è vero, ci sarà pure l’aria rarefatta, ma soprattutto impari da campioni, e devi cercare di rimanere in squadra. Così anche mr gambetta, il “piede corto” che in altre scuole si fermerebbe a riprendere fiato, lì rimane attaccato al gruppo, e sale di livello. Magari vince le olimpiadi.
Ora provate a immaginare voi di essere stato allievo di Peter Janssen prima alla Hochschule für bildende Künste di Berlino e poi allievo di Oskar Kokoschka a Salisburgo. 




Nato nel 1937 Grützke diventa un membro fondatore del movimento "Erlebnis Geiger" e poi della "Schule der neuen Prächtigkeit" e le sue opere si snodano dagli anni ’60 ai primi anni del 2000.
Questi gli elementi che me lo hanno amare, la composizione delle opere, anomale e del tutto personali, con tagli laterali disarmonici e stranianti. L’uso del pennello che spatola il colore ammaccando i corpi.

In questo percorso convivono così opere di taglio più classico, che si ispirano alla pittura veneta e tedesca del ‘500 e dell’epoca barocca. E opere fortemente espressioniste, pose scomposte, ma anche nani, disabili, vecchi, donne che defecano. Perché se corri in Germania, non puoi fare a meno di confrontarti con le tue radici.









giovedì 15 settembre 2016

L'ALTRA FACCIA DEI QUADRI

Sarebbe bello poter vedere il retro di molti quadri.
Anzi sarebbe quasi una idea editoriale.
Una visione interessante, non solo per chi ama ribaltare la realtà, ma anche per capire la tecnica di un artista.
Come e su cosa dipingeva Van Gogh? Sapevate che prediligeva la size 30 (73X92).
E Giacomo Balla, che ama tendersi da solo la tela e si faceva le cornici in casa?
Vedere i quadri da dietro è infine il segreto dei collezionisti per capirne l’autenticità. Diceva a tale proposito un pittore (...i quadri sono come le donne, per comprendere che anima hanno e se sono sincere, gli devi guardare il culo...).  
Un antiquario romano diceva, invece, che per "sentire" se la tela è d'epoca "...devi appoggiare l'orecchio dietro e la fletti, così senti se scrocchia va bene, altrimenti è 'na sola..."
Mentre ci ragioniamo sopra, esploriamo un po'.


Lucio Fontana, concetto spaziale. Il quadro “visto da dietro”.
Fontana realizzava un sostegno per mantenere la piega ed evitare che con il tempo questa si inarcasse (problema oggi ampiamente discusso nel restauro delle sue opere). Utilizzava quasi sempre la stessa tela, tanto che arrivò a comprare l’intero deposito del fabbricante nel momento in cui fallì. Ed anche per questo, oggi, è molto difficile riuscire a falsificarlo.
Divertente è il fatto che il suo studio di Milano, a piano terra di Palazzo Cicogna, a Corso Monforte, aveva una vetrinetta sul quale esponeva i suoi quadri negli anni ‘50 sperando in qualche vendita dei perplessi passanti.
Per questo molte sue opere hanno dimensioni contenute. Perchè dovevano entrare in quella vetrinetta.


Domenico Gnoli, Veduta posteriore, 1969
Acrilico e sabbia su tela

"...Ho messo a posto lo studio, riguardato ad una ad una le tele. Quelle finite, tengono nel tempo, vengono da lontano.
Quelle finite da poche stagioni, sembra bene. Quelle che sembravano finite e invece c’è un qualcosa che non va. Quelle che sembravano finite e invece c’è da ricominciare. Quelle che sembravano un fallimento e non sono poi male. Quelle da dipingerci sopra. Quelle da buttare. Quelle da iniziare (le ho accarezzate ad una ad una)..." Domenico Gnoli


Banksy. Cosa dicevamo sul ribaltamento della percezione?


Il retro di un quadro attribuito a Van Gogh, oggetto di una relazione di perizia di 600 pagine, nella quale il dorso, e il timbro che riporta, rappresenta un elemento importante di valutazione. http://vangoghiamo.altervista.org/?m=20101112


 

mercoledì 14 settembre 2016

HELMAR LERSKY. IL SIGNORE DEGLI SPECCHI.

 


Nel 1937 Helmar Lersky si trova in Palestina, poi, spiegheremo il perché. Sono anni che studia da fotografo e operatore cinematografico gli effetti e le aberrazioni visive della luce sul corpo e sulle forme. Luce che in quel luogo sicuramente non manca, ma che lui continua ad amplificare e a distorcere mediante l’utilizzo di specchi e lamine metalliche riflettenti.

Un giorno ha un’idea. Prende un modello, un quarantenne dal volto anonimo e un po’ rude, lo porta sul tetto di casa, dispone una serie di specchi e inizia a scattargli foto in primissimo piano, così ravvicinate da mostrare persino i difetti della pelle e l’umidità del sudore che traspare dopo le lunghe ore di shooting.

Ogni volta cambia l’inclinazione della luce diretta del sole, indirizzando il riflesso sul volto, modificando ombre ed effetti. Nascono così 175 immagini del ciclo Verwandlungen durch Licht (Trasformazioni attraverso la luce), ognuna delle quali diversa dalle altre, nella quale il soggetto inizia via via ad assumere identità diverse. Ora è un eroe, un profeta, un contadino, un soldato morente, una donna anziana, una maschera mortuaria, un monaco. Forse sono le stesse identità del soggetto che, liberate, prendono finalmente forma, o è solo quello che noi crediamo di vedere, o forse è ciò che l’uomo sarebbe potuto essere.

Nasce così un’opera che diventa letteratura visiva che sarà apprezzata soprattutto dopo la guerra.




Helmar Lerski (1871-1956) era nato in Alsazia, a Strasburgo, allora parte della Germania, come Israel Schmuklerski. I suoi genitori sono ebrei polacchi che, poco dopo, ottenuta la cittadinanza svizzera emigrano nuovamente a Zurigo, città nella quale Helmar termina gli studi superiori, ma che poi decide di abbandonare. A soli 22 anni Israel, appassionato di teatro, decide infatti di trasferirsi a New York per tentare di lavorare come attore, tanto da modificare il proprio nome, assolutamente impronunciabile per il pubblico americano. Ribattezzatosi Helmar, trascorre così diversi anni in una compagnia teatrale tedesca girando la costa est degli States, sino a incontrare la sua futura moglie. Lei ama fotografare, anche a livello professionale, e lui, a mano a mano, ne rimane folgorato. Più dalla fotografia che da lei, in effetti.




A partire dal 1911-1912 Lerski rimane affascinato soprattutto dalla potenzialità delle nuove tecniche di illuminazione, e inizia a realizzare foto di scena e ritratti colleghi attori, valorizzando proprio come “effetto teatrale” la sia passione da ragazzo.

Le sue opere vengono notate da un noto fotografo di Amburgo, Rudolph Dührkoop, che era venuto a St. Louis per dimostrare le sue tecniche fotografiche, che lo incoraggia a proseguire nella ricerca. Helmar rinuncia a fare l’attore e abbina il lavoro in camera oscura con quello di insegnante d lingua e letteratura tedesca presso l'Università del Texas a Austin.

Nel 1915, dopo più di venti anni in America, Lerski trasferisce a Berlino, e dopo aver mostrato i suoi ritratti, viene assunto come cameraman alla Universum Film Aktiengesellschaft (studi UFA) di Monaco di Baviera, dove lavora come cameraman e esperto di effetti speciali per molti pellicole. UFA sono tra gli studi più moderni e potenti del mondo. Inizia un percorso che dura quindici anni che, lo porteranno a essere direttore tecnico presso la Deutsche Spiegeltechnik GmbH & Co, sino a collaborare al film dei film: “Metropolis” di Fritz Lang (1927). Insieme al direttore della fotografia tedesco Eugen Schüfftan viene sviluppato un sistema di specchi, fondali dipinti ed elementi 3D capaci di creare l'illusione della profondità, con  attori che interagiscono con enormi set realistici.

Il sistema, che prenderà nome di Effetto Schüfftan, raggiungerà livelli di perfezione che verranno emulati solo 35 anni dopo. Altra grande innovazione sarà quella dell’utilizzo del “passo uno“, tecnica estremamente difficile che consisteva nel produrre registrazioni per singoli fotogrammi, con l’inconveniente di dover poi riavvolgere la pellicola ogni volta per filmarci sopra una seconda volta.



In paralllelo alla sua attività cinematografia Helmar pubblica nel 1931 Köpfe des Alltags (volti di tutti i giorni), una serie di ritratti di personaggi della classe operaia.

Uno studio che punta a ricercare le caratteristiche archetipe dei modelli, in luogo dello studio della loro psicologia, in una ricerca curiosamente parallela a quella dell’altro catalogatore visivo August Sander che sta sviluppando l’opera ecniclopedica Menschen des 20. Jahrhunderts (Uomini del XX secolo), una sorta di censimento degli umani, pietra miliare della ritrattistica di tutti i tempi.

Ricerca che verrà ripetuta nel tempo, accanto a studi come Volti di arabo, Metamorphosen, Mani al lavoro, che fanno pensare al lavoro fotografico di Aleksandr Rodčenko, che proprio in quegli anni, in Russia, stava dando prova dell’importanza dell’immagine ad uso propagandistico e politico. E non è certo un caso che il ciclo “soldati ebraici” viene prodotto per la mostra Lavoro e Guerra organizzata dal Museo di Tel Aviv del 1943.

Dopo l’acuirsi di atti di intolleranza delle poltica antisemita, Helmar dopo il 1935 ha infatti abbandonato la Germania, dove gli sarebbe stato comunque impedito di lavorare, per recarsi in Palestina con la sua seconda moglie, guadagnandosi da vivere come cameraman e regista di documentari.

Dopo la guerra, a 78 anni, torna in Europa, a Zurigo, dove rimarrà sino alla morte.


Autoritratto negli occhi del modello, 1930

Autoritratto, Tel Aviv, 1936


martedì 23 agosto 2016

Quando la pubblicità diventa DADA. Geniol by Mauzan.


La testa ricorda il volto di Stan Laurel, ma è un caso e poi vi diremo il perché. E’ adorna di viti, bulloni, molle, tanto da dare vita alla versione pop del mondo Dada delle teste di Hausman e Hartmann. E’ un piccolo capolavoro e non solo dell’arte pubblicitaria, che ha una storia alle spalle, sconosciuta.

Ma facciamo un passo indietro. Forse più ieri di oggi gli artisti viaggiavano, lavorando in questo o in quel continente, anche per la pubblicità o per le riviste, come ben dimostra l’esperienza di De Pero a New York.
E’ questo il caso di Achille Luciano Mauzan (Gap 1883 – Gap 1952) illustratore e pittore francese, che molti credono italiano, e molti invece argentino. Nato in Francia ma trasferitosi presto in Italia iniziò a lavorare come illustratore per riviste, cartoline o ceramiche, in seguito per l’industria cinematografica producendo tra il 1909 e il 1913 circa 1500 locandine di film. Nel 1924 fondò con Morzenti una propria casa di produzione grafica e pubblicitaria per poi trasferirsi in Argentina (1927-1932) prima di far ritorno in Francia (1932-1952), dove continuò a lavorare. 


Ma ecco la storia. L’agenzia pubblicitaria svizzera Exitus, fondata nel 1910, per conquistare la Società Farmaceutica argentina Suárez Zabala, chiama a raccolta due fuoriclasse stranieri: Gino Boccasile e Achille Mauzan.
Il fondatore, Suarez Zabala, ha il pallino della pubblicità e per il lancio della sua nuova Aspirina Geniol vuole qualcosa di assolutamente diverso. Ma nulla gli piace e così si succedono le presentazioni, nelle quali i bozzetti vengono letteralmente “tirati dietro”. Sino a quando, Mauzan, stremato, realizza una caricatura dell’imprenditore, con la testa piena di chiodi e viti e il naso bloccato da una spilla di sicurezza.
Quando per caso il cliente s’imbatte nel disegno, non si arrabbia. Anzi, è convinto che deve essere proprio quella l’immagine del lancio del prodotto, poiché esprime in maniera semplice e immediata la metafora del mal di testa e degli altri acciacchi che Genion può debellare. Nel 1927 esce il poster e subito dopo la statuetta, realizzata in collaborazione con il disegnatore triestino Sergio Hocevar, che in seguito ha adottato il nome d'arte di Sergio Sergi, invadendo negozi e farmacia, sino a divenire icona kitch argentina. E che rimarrà in produzione in infinite varianti sino agli anni '60. Nel 1937 lo scultore Oscar Dominguez si divertì anche a proporre una sua versione femminile.


La morale? Gli imprenditori hanno sempre ragione.


Hartmann Head, berlin

 Oscar Dominguez (1906-1957) - Geniol, Sculpture en cire et technique mixte, 1937

Hellraiser, 1987



mercoledì 27 luglio 2016

100 LUOGHI ITALIANI DA SBALLO. INSOLITI, ANOMALI, AMATI, DA VEDERE ALMENO UNA VOLTA NELLA VITA

Ognuno ha i suoi luoghi privati, reali o sognati. A volte li scopri seguendo i consigli di un amico, o magari - lo so che è banale - vedendo le sequenze di un film o le foto di una rivista. Ma le immagini ingannano, non dicono tutto. A volte neanche sai che questi posti esistono veramente e ci finisci per caso, e ci rimani secco. La chiamano “Sindrome di Stendhal". A me è capitata 4 volte, due volte in Italia: nella cripta della chiesa di San Pietro a Tuscania, in un campo della Val d’Orcia, su una collina di fronte ad Orvieto all’alba mentre i miei figli dormivano nella casetta dei contadini. La terza volta avvenne al Moma, davanti alle ninfee di Monet, autore che non amavo. La quarta volta davanti al letto di Garibaldi, a Caprera, perché sono un romanticone.
Alcune volte questi posti non ti sconvolgono nel profondo, ma ti senti bene. O avverti una bella emozione positiva, come quanto mi trovo nei luoghi degli etruschi, e penso che quelle siano, senza alcuna ombra di dubbio, le mie origini
Qualche volta ci vorresti andare ma non sai quando. E, soprattutto, non sai con chi ci vorresti andare.
Forse questa è la volta buona per stare in Italia e provare a scoprire luoghi straordinari e luoghi non convenzionali, o magari meno conosciuti, perché forse farvi vedere Budelli, Matera o la Piazza di Siena sarebbe un po' scontato... 

Di questi 100 posti meravigliosi, o assurdi, me ne mancano ancora 9. A voi?

Il Giardino Inglese della Reggia di Caserta pieno di riferimenti massoni, illuministi e romantici
Andateci nelle visite estive di
notte, con la luna piena.




Craco la città abbandonata vicino Matera
 Libreria Acqua Alta, Venezia.
L’unica libreria con l’acqua dentro, perché l'editoria fa acqua da tutte le parti...

 
La Nuova capanna Gervasutti è un bivacco posto a 2.835 metri di altezza, sotto le pareti delle Grandes e Petites Jorasses, a Enteeves alle pendici del Monte Bianco. Lo dico subito: non ci sono andato.


La Scarzuola, il borgo utopico dell’architetto Tommaso Buzzi a Montegabbione in Umbria, folle ed eclettico
Labirinto della Masone, con il labirinto di bambù, le collezioni di Franco Maria Ricci a Fontanellato, Parma
Il Giardino dei Tarocchi  a Garavicchio vicino all'Argentario ideato dall'artista surrealista Niki de Saint Phalle


L'ineffabile Museo della Merda, Castelbosco, nella campagna, con 3000 mucche e un sano odor di merda
Gole dell'Alcantara, Sicilia. Quelli che fanno li spiritosi poi la pagano. perché l'acqua fredda non perdona e il bagno è molto lontano...


Il vallone dei mulini a Sorrento uno dei ruderi più fascinosi da fotografare
Il Pozzo di San Patrizio a Orvieto, due scale che salgono e scendono senza incontrarsi mai



...bussare con discrezione al Pulcino Elefante di Osnago e chiedere a Cariraghi se ti va vedere mentre stampa un libro.


San Galgano e accanto la Spada nella Roccia, Siena. A me piace di autunno, ma vi ci faccio andare lo stesso...

La basilica della Santissima Trinità di Saccargia, Codrongianos in provincia di Sassari


Campo Imperatore. Silenzio.


Città morta di Canale Monterano. La chiesa che vedete era di Bernini

Museo di antropologia criminale Lombroso a Torino


Capo Testa e il sogno di granito. d'estate gli hippies dormono nella valle della luna




Piana di Castelluccio di Norcia


Cimitero Acattolico Roma, Keats, Shelley e le ceneri di Gramsci


Pozzo d'Antullo in Ciociaria, collegato con le grotte di Pastena come prosecuzione della visita. Una volta si poteva entrare, ora non so. Ma è sconosciuto e faceva la sua impressione...



Il borgo di Tursi con la gradinata della Rabatana


Milano, l’Hangar Bicocca e le opere di Kiefer


Cappella magica e alchemica del principe di San Severo nel cuore di Napoli
Manicomio abbandonato di Mombello

Lago di Braies, alta Pusteria. Ho dormito una notte in  un hotel di legno austroungarico, e di notte vidi il Diavolo





Consonno, Lecco: la città fantasma che avrebbe dovuto diventare la “Las Vegas italiana”


  Degustare il fasto senza tempo dell'antico ristorante del Cambio a Torino con il servizio alla cloche.


Miniere del Sulcis Iglesiente, così capite che fate un lavoro bellissimo...




Teatro Farnese a Parma, il più bel Teatro del Mondo insieme al Teatro Olimpico di Vicenza.
Torino, Museo della Frutta di cera




i 3 livelli nel tempo della Basilica di San Clemente a Roma. c'è anche la prima scritta in italiano volgare e il primo fumetto italiano...


Scopello, Castellammare del Golfo – Trapani e poi fingete di essere Montalbano

il parco “fai da te” costruito da un oste a Nervesa della Battaglia, Montello

Fontanellato, da andarci durante il mercato antiquario



Teatro Olimpico a Vicenza
Santa Maddalena comprende le località di Santa Maddalena Vallalta e di Santa Maddalena Valbassa e ultimo paese della valle di Casies, in Trentino Alto Adige.
Casa Pascoli a Barga, una fuga nel tempo lasciato dalla sorella di Pascoli, novantenne come alla morte del poeta



Il pavimento mosaico albero della vita del duomo di Otranto


L’ottovolante delle Dolomiti, Pordoi – Falzarego da fare in moto


La pomiciaia a Lipari, rotolare e tuffarsi. una volta si poteva fare. Come nel film Kaos dei Taviani


Napoli Sotterranea


Il Vittoriale del folle D’Annunzio, Gardone Riviera
Il Compianto sul Cristo morto è un gruppo scultoreo di sette figure in terracotta, capolavoro di Niccolò dell'Arca, conservato nella chiesa di Santa Maria della Vita a Bologna. E poi andate all'Osteria del Sole, lì accanto a bere con Guccini un bicchiere alla mia memoria




Cala Mariolu Baunei


Dormire tra design e tradizione nel borgo e nell'albergo diffuso di Santo Stefano di Sessanio in Abruzzo


  
Andare da Michele, a Napoli, e scegliere tra i due soli piatti: margherita con e senza (mozzarella)

Monte Bianco, Aguille du Midi. Il passo nel vuoto 
(lato francese) 3842 mt.


Castello di Sammezzano, Toscana

La rassegna Clown & Clown di Monte San Giusto in provincia di Macerata 




il Giardino di Daniel Spoerri ha cominciato ad installare un parco di sculture: 103 opere di 50 artisti diversi a Seggiano


 
il Giardino dell'Isola Bella sul Lago Maggiore
Andare a Vernazza in Liguria, ma non pensare di stare alle Cinque Terre


La Val d’Orcia - strade, grano, stoppie, curve, un cazzotto all'anima. 

Il piccolo museo etrusco di Vulci


L'Arsenale di Venezia, il più bel porto del mondo


 Crespi d’Adda. Il villaggio di operai Patrimonio dell’Umanità.
Castel del Monte, Puglia, arrivare al tramonto


Museo della scultura romana presso la Centrale elettrica Montemartini di Roma
La solitudine del Lago Coghinas in Sardegna



Pietrapertosa in provincia di Potenza e il volo dell'Angelo. Prendi e ti butti giù


La casa di Garibaldi a Caprera. Il suo letto di morte, con la finestra aperta sul mare è commovente.

Giardino di Ninfa, Latina



L'Orrido di Bellano è una cascata situata in una gola nel comune di Bellano (LC)

 
L'intatto Lago di Martignano a 30' da Roma. Ci si arriva solo a piedi. L'acqua è limpida.  




Alla ricerca del pino loricato nel parco nazionale del Pollino
Calcata, la città dei freakkettoni




Cercare gli Asinelli Bianchi all'Asinara

Le cascatelle del Mulino di Saturnia, nella Maremma dove di notte si fa il bagno tutti nudi.


Vigoleno, 1300...quasi 1400...
 


 ...e poi, a settembre fermarsi a cena Osteria Bottega, a Bologna