Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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sabato 10 dicembre 2016

MI RICORDO LANTERNE VERDI


Le lanterne cinesi di carta, presenti in realtà in una vasta area dell’estremo oriente, tra Cina, Giappone, Corea e Thailandia, hanno circa 2000 anni, e sono strettamente connesse alla lanterna volante, detta anche mongolfiera di carta o lanterna il cui primo utilizzo si fa risalire a Zhuge Liang saggio ed esperto della strategia militare, come segnale bellico nel III secolo a.C.
Non hanno solo una funziona estetica, ma permettono di far realizzare sogni impossibili. All’inizio del ‘900, questa moda orientalista invase l’Europa, dove già erano presenti a livello locale tradizioni molto simili, come i “moccolotti” di Roma, durante il Carnevale e alcune celebrazioni scandinave. Questi i racconti visivi di quegli anni e degli anni a seguire. Esprimete pure un desiderio.

Maxfield Parrish (1870-1966) The Lantern Bearers - 1908
The Lantern Parade c.1918 - Thomas Cooper Gotch.

The Lanterns, Charles Courtney Curran. American Impressionist Painter (1861 - 1942)
Luis Graner y Arrufi, 1918


George Tooker. 1965
Andrea Kowch

Victor Nizovtsev


domenica 4 dicembre 2016

GROVER & CLYDE


"I've been a teacher all my life and I think I might as well be a teacher after I'm dead, so why don't I just give you my body." When Hunt agreed, Krantz added
"But there's one catch: You have to keep my dogs with me."





Poco prima di morire di cancro nel 2002 l’antropologo Grover Krantz (1931-2002), tra i più fieri difensori della teoria di Bigfoot, ha donato il suo corpo alla scienza. Anzi, al prestigioso  Smithsonian di Washington (Smithsonian, the world's largest museum and research complex, with 19 museums, 9 research centers, and affiliates around the world…). Ma a una condizione. Essere ricomposto al suo amato cane Clyed , un gigantesco Irish Wolfhounds.

La proposta venne accettata e nel 2009 vennero esposti per due anni insieme nel National Museum of Natural History nella mostra "Written in Bone: Forensic Files of the 17th-Century”.

L’unico imbarazzo era quando gridava “Molla l’osso!”. Risata.


Jack Skellington e Zero di Tim Burton
Adv per Mtv Scrubs (Federico Pepe/Stefania Siani)

venerdì 2 dicembre 2016

THE SONNAMBULISTS. ESSI DORMONO.

"I sonnambuli", sono una serie di ritratti fotografici in primissimo piano pubblicati nel 2007. A prima vista le immagini sembrano essere studi delle varie fasi del sonno. Scatti sicuramente intimi. Si tratta in realtà delle foto delle maschere mortuarie di persone scomparse 150/200 anni fa. Arrivano dagli archivi di Edimburgo, e sono opera della fotografa Joanna Kane. Principesse, marinai, poeti, anonimi suicidi. Sono loro i sonnambuli. Non bisogna svegliarli.

La principessa Tolstoya, 1800-1873
donna sconosciuta

Eastache Bellinore Bellin, 1773-1835.
William Blake, 1757-1827
Il poeta John Keats
Nel diciassettesimo secolo in alcuni paesi europei, era comune usare le maschere mortuarie come effigie del defunto sulle tombe. Durante il diciottesimo e il diciannovesimo secolo furono utilizzate anche per registrare in modo permanente le caratteristiche di cadaveri sconosciuti ai fini dell'identificazione. Funzione poi sostituita dalla fotografia.

Portrait of Marie-Julie Clary (1777-184
Facial composite of Mozart, circa 1777, created by the German Federal Criminal Police Office from four contemporary portait paintings and death mask

domenica 27 novembre 2016

MANET. IL SUO PIEDE SINISTRO.

Manet, un anno prima della morte.
Édouard Manet da ragazzo, per sfuggire agli studi giuridici, per sfidare il padre, si imbarca per un anno sulle navi commerciali. Forse fu proprio l’umidità presa a trasformarsi ne tempo in una forma reumatica che poi la sifilide portò, in età matura, a livelli cronici. La malattia sfocia in atassia locomotoria, causando forti dolori, una andatura goffa mitigata dall'uso del bastone e a una parziale paralisi.
Il 6 aprile 1883, nonostante l’esortazione dell’amico dottor Gachet a non fare una cosa del genere, Manet stremato dai dolori si fa amputare il piede sinistro. In casa, sul grande tavolo del salotto, dopo una rudimentale anestesia con il cloroformio. I medici, andandosene, lasciarono l’arto amputato dietro il paravento del caminetto. Leon Koella, il figlio biologico di Manet, volendo accendere il fuoco, lo trovò per caso.
La morte sopraggiunse quasi un mese dopo, il 30 aprile, al termine di una interminabile e dolora agonia, sfociata nel coma.
Aveva solo 51 anni, dipingeva da Dio.


Léon Koelin-Leenhoff
the dead christ with angels 1864 by edouard manet

LA TRAMA PERFETTA SECONDO HITCHCOCK


Hitchcock in un irripetibile libro intervista con il regista francese François Truffaut (Il cinema secondo Hitchcock, 1962) che non potete “non” leggere racconta, una storia semplice e straordinaria, che mi ha aiutato in tanti momenti del mio lavoro di creativo. E che, secondo me, vi piacerà molto.

Un suo amico, sceneggiatore, ogni volta che si addormentava si trovava a vivere storie e trame meravigliose, avvicenti, folli. Degne di una grande pellicola. Quando si svegliava, non le ricordava più. E di questo si lamentava nelle sessioni di sceneggiatura con Hitchcock, perché gli sembrava di essere defraudato di un'incredibile opportunità nata dalla sua stessa mente...

Un amico medico gli consigliò allora di provare a mettere sul comodino una penna e un foglio, così da potersi appuntare la trama appena svegliato. Perché, come aveva detto il dottore, se ci si sveglia mentre si sta ancora sognando, c'è l'80% di probabilità di ricordare quello che si stava sognando.  Così fece. E notti dopo, quando la trama gli sembrà fantastica, si sforzo di svegliarsi, accese la luce, scribbacchiò qualcosa sul foglio, e si riaddormentò.

La mattina dopo, immemore dell'azione notturna, andò a lavorare, ma una volta giunto agli Studios si ricordò di essere finalmente riuscito a bloccare il sogno sfuggente. Rimontò in macchina e corse di nuovo a casa come un pazzo. Una volta entrato, eccitatissimo afferrò il foglio. Sul foglio c'era scritto: "Un uomo ama una donna”.


P.S.
Ho condiviso questo post a memoria. Il libro l’ho letto anni fa. Sarebbe interessante capire se e come ho modificato il ricordo.

o

IL PIEDE SINISTRO DI MANET

Manet, un anno prima della morte.
Édouard Manet da ragazzo, per sfuggire agli studi giuridici, per sfidare il padre, si imbarca per un anno sulle navi commerciali. Forse fu proprio l’umidità presa a trasformarsi ne tempo in una forma reumatica che poi la sifilide portò, in età matura, a livelli cronici. La malattia sfocia in atassia locomotoria, causando forti dolori, una andatura goffa mitigata dall'uso del bastone e a una parziale paralisi.

Il 6 aprile 1883, nonostante l’esortazione dell’amico dottor Gachet a non fare una cosa del genere, Manet stremato dai dolori si fa amputare il piede sinistro. In casa, sul grande tavolo del salotto, dopo una rudimentale anestesia con il cloroformio.
I medici, andandosene, lasciarono l’arto amputato dietro il paravento del caminetto. Leon Koella, il figlio biologico di Manet, volendo accendere il fuoco, lo trovò per caso.
La morte sopraggiunse quasi un mese dopo, il 30 aprile, al termine di una interminabile e dolora agonia, sfociata nel coma.
Aveva solo 51 anni, dipingeva da Dio.

Léon Koelin-Leenhoff
the dead christ with angels 1864 by edouard manet

sabato 26 novembre 2016

DI TUTTI I COLORI


Quando non ho più blu, metto del rosso.
(Pablo Picasso)

BLACK SQUARE. KASIMIR MALEVICH - il quarato nero 1915


'Abstract Painting No 5' - Ad Reinhardt 1962

Gherard Richter, grey, 1969
Artist: 邱世華 / Qiu ShiHua. Title: 无题2. Year: 1997.
Robert Ryman - "Series #17 (White)," 2003
Yves Klein - blu. 1987
Yves Klein - monocromo rosa, 1962
Maria Lalic 'History Painting 42 C20th. Winsor Yellow', 1995
Joseph Marioni, red, 1995
Mark Rothko No. 6 - 1964

Lucio Fontana, Concetto Spaziale, Attese, 1961

L’AMANTE DEL PITTORE. GERALD & DORETTE

Gerald Leslie Brockhurst (1890 – 1978) è stato uno dei più famosi e apprezzati pittori inglesi "di ritratti", tanto da immortalare negli anni ’20 e ’30 la principessa di Windsor e membri della famiglia reale, o più tardi dive come Merle Oberon e Marlene Dietrich, sempre con uno stile anomalo e acido che lo pongono un palmo sopra a tantissimi. Che lo colloca tra i maestri del Modern Realism. Un suo ritratto costava 1000 ghinee.  Aveva anche una moglie, Anaïs, della quale non sono riuscito a trovare immagini.



Questa la prima parte. La seconda inizia surfando in rete, sino a fermarmi su questo ritratto. Lo sguardo è duro e triste, le labbra morbide, i capezzoli forano la lana di un orribile golfino. Ma sono gli occhi che colpiscono. Rimandano un vortice di peccati e di infinita tristezza. Che sembra quasi far rumore. Ha le sopracciglia fini da strega cattiva che puntano in giù, all'incavo degli occhi.
Dopo questo ritratto ne trovo altri. Tutti straordinari e un po’ disturbanti. Come Adolescenza, con la ragazza dagli occhi tristi poco più che bambina.

Dorette nell'incisione Adolescenza, 1932

Due anni dopo il primo intercetto, scopro casualmente che la ragazza è la sua amante, da lui ribattezzata Dorette, per la quale avrebbe in seguito lasciato la moglie per trasferirsi con lei in America a continuare una carriera di successo.   Ne ha realizzati molti su di lei, di ritratti.  In realtà la ragazza si chiamava Kathleen Woodward, e fece scoppiare il tema dell'adulterio nel corso di una intervista alla Sunday Express. Usci fuori anche che Gerald aveva già tradito sua moglie intrecciando  una lunga relazione con la sorella di lei.  Deve essere stato un bel tipo questo Brockhurst. Cazzarola, però, che pittore... E' scientifico, anche gli stronzi possono essere grandi talenti.



Gerald mentre in studio realizza il ritratto di Merle Oberon