Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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martedì 21 marzo 2017

GLI SPETTRI CHE TI TOCCANO L'ANIMA


"Le ambigue e suggestive creature sovrannaturali, protagoniste di numerosi miti e leggende, hanno da sempre avuto un ruolo fondamentale nell’immaginario da cui hanno attinto gli artisti giapponesi nel corso dei secoli e sono tantissime le credenze legate alle apparizioni di questi esseri. Il termine “Hyakki Yagyō”, che letteralmente significa “marcia dei cento spettri”, indica proprio la credenza giapponese secondo la quale, in estate, spettri e creature demoniache fanno la loro comparsa al calare delle tenebre vagando per le strade e bevendo sake.." Questi gli spettri, i demoni e i mostri che ci lascia l'arte xilografica giapponese 1700/1900. Così straordinari da lasciarti senza fiato. C'è spazio per tutti (Yokai e Yurei 幽霊), per i nostri sensi di colpa e le nostre paure.
Okusai, Hiorshighe, Kunyoshi, Yoshitosh. Stampateveli bene in mente. 


 

lunedì 20 marzo 2017

QUALE PRESENZA E' MAGGIORE DELL'ASSENZA?

La famigliola e il morto.  Foto di autore non identificato, anni '20 c.a. Inghilterra, prima guerra mondiale. Un soggetto che ha avuto una interpretazione da parte del fotografo diversa da tutte le altre foto post mortem tipiche del periodo vittoriano. Un cappotto vuoto (sembra il titolo di un romanzo russo) Sorregge sua moglie per la manica. Struggente.


Ed ecco altre foto, tra le mille, che mi emozionano.

gli occhi di lei, gli occhi di lui.
La ragazza a destra è sorretta da un sostegno.

gemelli

giovedì 16 marzo 2017

WRITERS BATTLE - BANKSY VERSUS ROBBO

Questa è la storia della più pacifica e cruenta battaglia del mondo. Questa è la storia dello scontro, come una tenzone rinascimentale, tra Robbo, street artist della prima ora, re dell’"old school" londinese e Banksy. La storia ha inizio nel 1985, quando Robbo, o meglio King Robbo marchiò con la tag un muro sulle sponde del Regent’s Canal.

Per 21 anni il pezzo è rimasto intanto, fino al 2006 quando altri writers, irrispettosi, apposero la loro firma su quella di Robbo.
Nel 2009 è il "turno" di Banksy, che ignaro (come lui stesso dice) di quanto fosse conosciuto Robbo nella sfera londinese e degli anni alle spalle dell'opera, utilizzò il suo stile per ricoprire quello dei suoi predecessori.
Passano soltanto 2 settimane e Robbo fa vedere a Banksy che lui è sempre "The King", in basso a sinistra il nuovo pezzo viene firmato da "Team Robbo".
La sfida si accende, Banksy torna sul Regent’s Canal e aggiunge 3 lettere alla tag di Robbo, King Robbo diventa Fucking Robbo.
Robbo non ci sta e dopo pochi giorni il "fuc" viene tolto.    
Interviene uno sconosciuto (forse lo stesso B) la parete diventa totalmente nera.

 



Luglio 2010, Robbo torna sulla scena del delitto, secondo lui la carriera di Banksy è morta e sepolta, a sostenerlo c’è anche Top Cat, leader incontrastato dei personaggi di Hanna & Barbera.
Il muro viene nuovamente coperto di vernice nera. 
Nel gennaio del 2011 è nuovamente il turno di Banksy che lo trasforma in un interno stilizzato. Come per dire, andiamo avanti... ma anche è l'ora della pensione...
  
Robbo non ha la possibilità di replicare, un incidente lo ha lasciato in coma, così Banksy nel novembre scorso pone forse fine a questa annosa sfida, realizzando una replica della tag del 1985 in versione povera.
L'incidente fa scoprire il vero nome di Robbo (
John Robertson.)
Ora è così. Ciao.
 
 

lunedì 13 marzo 2017

L’ORIGINE DEL MONDO HA UN VOLTO. LA MORALE? I PARTICOLARI VINCONO SULL’INSIEME.


Un appassionato d'arte, rifugiatosi da un antiquario per sfuggire a una giornata di pioggia ha acquistato di impulso nel 2010 un volto di donna, pagandolo 1400 euro. Non lo sapeva, ma aveva appena scovato la parte superiore del quadro-scandalo di Gustave Coubert 'L'origine del mondo', dando un volto a uno dei corpi più erotici della storia della pittura. L'opera del 1866, che all'epoca aveva sconvolto per il suo realismo, mostra un sesso femminile in primo piano. Nel piccolo quadro di Coubert, esposto dal 1995 al Musee d'Orsay, il corpo adagiato sul letto si ferma all'altezza del seno. La tavola mostra il volto di una donna bruna sdraiata, la testa rivolta all'indietro e la bocca leggermente aperta: le tinte, la trama della tela e le dimensioni del ritratto corrispondono perfettamente alla celebre opera, portando alla conclusione che il quadro fu diviso a metà. Questo quelo che afferma Jean-Jacques Fernier, autore del 'Catalogo ragionato' dell'opera del maestro del realismo francese e uno dei massimi esperti del pittore.
"Due anni d'inchieste, perizie e analisi ci hanno permesso di sollevare il velo e risolvere un mistero che ha affascinato il mondo dell'arte e il pubblico". Si e' sempre ritenuto che a fare da modella per il quadro, commissionato da un diplomatico libertino dell'impero ottomano, sia stata Johanna Hiffernan, detta Jo, all'epoca amante del pittore americano James Whistler, grande ammiratore di Courbet. Il maestro del realismo francese aveva ritratto Jo in quattro quadri e questo sarebbe il quinto, anche se non è stato il suo volto a entrare nella storia dell'arte.

La morale? I dettagli sono molto meglio dell’insieme. Quasi sempre.






venerdì 10 marzo 2017

DALLA RUSSIA PER AMORE – BORIS BILINSKIJ


Un genio questo Boris Bilinsky (come viene a volte scritto), nato il 21 settembre 1900 a Bendery (Russia) per morire a soli 47 anni a Catania, nel 1948.
Ci era giunto per amore, quando a 36 anni incontra una ragazza che ha la metà dei suoi anni e perde la testa. Lei è la figlia di un noto medico catanese. Ovviamente la famiglia rimane frastornata, appare troppa la differenza d’età, ma l’intelligenza e il talento di Boris li conquistano. In fondo è stato proprio lui a disegnare i manifesti di Metropolis di Fritz Lang, il più famoso film del tempo, divenuto uno delle icone del ‘900 tanto da raggiungere oggi tra i collezionisti cifre da capogiro che porta ancora più avanti il processo visivo, diventando precursore della street art e della pop art.



Nel 1920, a vent'anni, fugge dalla Russia a causa della Rivoluzione e si stabilisce a Berlino dove lavorò per diversi teatri per poi sbarcare a Parigi. Nel clima turbolento della città francese frequenta gli esuli russi come lui, iniziando a realizzare le scenografie per balletti, e quindi per il cinema.          



 
Con la moglie Franca si stabilisce in Italia, anche se continua a viaggiare e lavorare in tutta Europa, passando dal cinema muto al cinema sonoro.
Alla scoppio della guerra, non può più far rientro in Francia e inizia a collaborare con il Massimo di Catania e con il Cinema. Morirà e verrà sepolto nel Cimitero monumentale di Catania.

In lui avviene una sintesi estrema tra cultura delle avanguardie, cultura europea, tra cinema e balletto, realizzando opere che esprimono il senso pieno di quei straordinari anni.
Sarebbe bello e giusto se Catania gli dedicasse una grande mostra.





La tomba di Boris a Catania nella zona monumentale

domenica 5 marzo 2017

NON E’ REALE. E’ PIERRE ROY.


Pitoni che si muovono sinistramente nelle scale di un condominio. Che ritornano in ritagli di carta, insieme a ruote di carro, poste in maniera incongrua in scenari che sembrano “fotografati” in maniera analitica. Reali, eppure totalmente improbabili.


Surrealista, ma esterno al movimento, nel 1913, grazie ad Alberto Savinio, conobbe e divenne rapidamente amico di suo fratello, Giorgio De Chirico, che lo presentò a sua volta ad André Breton, Louis Aragon, Max Ernst e gli altri surrealisti. Tanto che il suo lavoro viene incluso nella prima mostra collettiva di pittura surrealista alla Galerie Pierre nel 1925.
L’insolito, quello che lui chiama "Mystère onirique", è la chiave che caratterizza il suo lavoro, che rappresenta, nei minimi dettagli. Scene riconoscibili e oggetti presi fuori dal loro contesto naturale, distorti e combinati in modalità fantastica, come potrebbero essere nei sogni. Pierre Roy è particolarmente apprezzato negli Stati Uniti, dove spesso espone i suoi quadri, anche nel Museo della mostra storica di arte moderna Fantastic Art, Dada, Surrealism del 1936.

Pierre Roy (1880-1950) è un pittore francese, illustratore e designer. Uno dei surrealisti più originali, nipote del famoso scrittore francese Jules Vernes, Roy può essere considerato un padre del realismo magico.


Dopo aver lavorato per breve tempo nello studio di un architetto a Nantes, si trasferisce a Parigi e si iscrive presso l'Ecole Nationale des Beaux-Arts, che però non lo soddisfa. Lavora poi su progetti per l'Esposizione Universale del 1900 prima di entrare nel Ecoles des Langues Orientales per imparare il greco e il giapponese (alla fine parlerà sei lingue).
Nel 1900/3 ha studiato presso l'Ecole des Arts Décoratifs sotto Eugène-Samuel Grasset e poi, presso l'Académie Julian sotto Jean-Paul Laurens. Espone nel 1906 al Salon de la Société Nationale des Beaux-Arts e nel 1907 e il 1908 al Salon des Indépendants. Nel 1910 Roy entra in contatto con il Fauves e il cerchio di scrittori intorno a loro, come Max Jacob e Guillaume Apollinaire.

Nel 1933, Roy è stato nominato pittore ufficiale della marina francese. Ha progettato numerose scenografie per il teatro (Théâtre des Champs-Elysées) e per il balletto (Covent Garden). Celebre la sua collaborazione con la rivista Vogue. Ha esposto regolarmente fino alla sua morte, avvenuta a Milano nel 1950.