UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Viaggio non scontato tra artisti e visionari da tutto il mondo, molto lontano dai soliti 50 nomi. Non esisterebbero le avanguardie senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie del '900 – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


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lunedì 12 novembre 2018

CIENT’ANNE. il volto di Christina


Christina Elizabeth Frances Bevan è polvere, ed era più vecchia della vostra nonna, pace all’anima sua.
Nel 1897 ha 16 anni in queste foto, vicino alla scogliera.
Era nata nel 1897 e morì nel 1981, figlia di Edwyn Robert Bevan (1870–1943), amico di O’Gorman. Eppure ci appare così viva, così contemporanea, da lasciare senza fiato. Merito degli “Autochrome”, inventanti dai fratelli Lumìere, utilizzati per colorare le fotografie di quegli anni, particolarmente sensibili al rosso.


Mervyn O’Gorman era un ingegnere inglese di 42 anni quando scattò queste fotografie a Christina a Lulworth Cove, nella contea inglese del Dorset. Le fotografie ritraggono Christina mentre indossa un costume da bagno rosso e una mantella color rubino. Il tempo è relativo.







Lulworth Cove oggi



sabato 3 novembre 2018

LE ARCHITETTURE IMPOSSIBILI: GIORGIO CECCHERINI

Immaginate un ragazzo povero, che ha talento per il disegno, e poi per l’oreficeria, che si trova casualmente a frequentare  Gio Ponti e gli architetti razionalisti, quando durante gli studi lavora, per mantenersi, come segretario per il concorso de “Il Liviano”, edificio modernista a Padova, forse il solo, vinto poi dallo stesso Gio Ponti e realizzato tra il 1937 e il 1939.
 
Casa al Mare, 2015



Stringe così amicizia con l’architetto, all’epoca quarantenne e già di successo, che spesso viene in città, che diventa per lui il modello e l’ispirazione. Sino a quando, anche lui si mette a inventare architetture gigantesche, bizzarre impossibili, pur non essendo un architetto. E in questo le tavole emerse in una dispersione dalla famiglia, e in parte acquisite dal The Sculpture Center of Cleveland, risultano di una freschezza e visionarietà straordinarie. A volte più belle di molte opere coeve di “veri” architetti. Una storia scoperta per caso al mercato dei libri antichi di Piazza Diaz, che commuove e sorpende.
Il resto è racchiuso nelle note biografiche della figlia, unica erede, morto anzitempo.

Giorgio Ceccherini nasce a Padova il 25 novembre 1908 da una famiglia poverissima. Rimasto ben presto orfano di padre, e visto riconosciuto il suo talento artistico, grazie a borse di studio si diploma maestro d’arte al Regio Istituto d’Arte di Venezia, per poi specializzarsi in sbalzo all’Istituto Selvatico di Padova.
Dipinge, con modalità molto più tradizionale, ma è il cesello che gli darà notorietà, tanto che una delle sue incisioni è proprietà del Gam, grazie agli insegnamenti del suo maestro Comello Giretti che lo portarono ad essere il cesellatore dei più prestigiosi orafi milanesi, Carozzi, Finzi e Martinetti, a operare in America o a realizzare la Maschera d’oro per il Clown Grog, o Il Seminatore, per il Presidente Roosvelt, ora alla Casa Bianca. Due operazioni di cataratta lo portano alla cecità, muore a Milano nel 1980.








domenica 14 ottobre 2018

AVERARDO CIRIELLO, SIGNORE DELLE DONNINE NUDE, RE DEL SORRISO, PRINCIPE DEI POSTER

Averardo Ciriello aveva intitolato una sua opera, una di quelle con protagonista una delle sue prorompenti donnine dai seni ipertrofici con il titolo ORRENDAMENTE BELLO, forse involontario, ma tra i più colti e azzeccati. Perché Averardo sa di avere creato, per scelta, una icona popolare capace di sollecitare i desideri più inverecondi, ma anche di accendere il sorriso, come in una novella buffa del Boccaccio. Del resto, se il Bello, nella prospettiva hegeliana, appare come una manifestazione sensibile dell'Idea e della sua libertà, il Brutto e il Kitsch si presenta come ciò che contrasta la ricerca comune.
Nonostante avesse realizzato quasi millecinquecento poster cinematografici (da Riso Amaro a Divorzio all’Italiana, da James Bond sino al Casanova di Fellini) Ciriello è infatti ricordato e idolatrato per i seni di Maghella e Lucifera, ai vertici nel genere della comic art e per le sue Signorine Sette.

Le pin-up di 7sette, 1945-1946




Nato Milano nel 1918, vissuto per un certo periodo a Trieste e poi tornato a Milano studia al Liceo Artistico e inizia a disegnare giovanissimo. Andato in guerra, presta servizio nel Servizio di Propaganda della Marina Militare, e poi a 23 anni debutta sulla rivista Acqua salata. Basta poco e poco dopo raggiungere nel 1945 L'Intrepido di Cino Del Duca.

Il grande successo gli arriva con le copertine della rivista 7Sette (che si chiamerà poi Otto e Otto volante). Non solo diventa l’erede naturale di Boccasile (compromessosi con la repubblica di Salò), ma rappresenta con la SIGNORINA SETTE la “nuova ragazza”. Spigliata, libera e allegra, e che dopo la guerra vuole tornare a sorridere.

Negli anni Cinquanta crea vignette, illustrazione e copertine per Marc'Aurelio, la Domenica del Corriere, riviste di moda e inizia una fortunatissima carriera di cartellonista per il cinema.

Quando ha ormai è nel pieno della carriera lo scoppio del fenomeno dei fumetti sexy gli apre le porte. E’ uno dei pochi che si può permettere di fare solo copertine, facendosi pagare molto di più dei propri colleghi. Si passa così da Lucifera e Maghella alla rivista Menelik.

Ma è Maghella (1974-198) il suo personaggio più riuscito e divertente, oggi oggetto di culto.

Morirà a Roma a 99 anni, come Carl Barks, nel 2016. Grazie. Grazie. Grazie.











 

sabato 13 ottobre 2018

LA SHOAH, L'ARTE IN ITALIA E IL TACCUINO DI FACETTI

La shoah e l’arte in Italia è una pagina che ancora non è stata interamente scritta, e che forse avrà per sempre dolorosi oblii, che ha ha lasciato dietro di sè autori illustri, come il triestino Arturo Nathan, deportato a Bergen Belsen per le sue origini ebraiche, morto di fame nel campo di concentramento di Oflag V-B Biberach nel 1944.
E' stata raccontata poi con i disegni di Corrado Cagli, Zoran Music, sopravvissuto all'Olocausto, ma soprattutto del milanese Aldo Carpi (1886 –1973) deportato a Gusen, campo-satellite di Mauthausen, in Austria, dove soltanto il 2% dei prigionieri sarebbe tornato, e dal quale lui riporta l’unico vero diario in presa diretta all’interno di un campo di sterminio.


Germano Facetti con i vestiti da prigioniero e riporta il numero di matricola: 53396

Toccante, infine, il Taccuino di Germano Facetti, arrestato nel 1943 a 17 anni e portato nello stesso campo di Gusen. Lo ha tenuto nascosto anche ai suoi famigliari per quaranta anni, dopo essere andato a lavorare come designer a Londra nel dopoguerra. La matricola 53396, che ha trovato un amico e un confidente nell'architetto Lodovico Barbiano di Belgiojoso, lo assembla di nascosto con fili di rame, realizzando la copertina con il tessuto dell'uniforme da deportato e ci inserisce poesie, disegni, foto, giornali strappati. Cose inutili, fondamentali per continuare ad esistere. E’ stato presentato al pubblico la prima volta nel film di Tony West, The Yellow Box. A Short History of Hate, nel 1998.
Il Taccuino (14x10 cm) contiene
  • disegni di Belgiojoso e Facetti (forse copie dei disegni del primo);
  • fotografie (originali o tratte da riviste, da giornali o da archivi tedeschi);
  • brani di poesie di Belgiojoso;
  • liste di nomi di deportati e relativi indirizzi;
  • una mappa delle baracche del lager;
  • un foglio di inventario dei prodotti bellici prodotti nel campo

«Ho sempre cercato, a tutti i costi, dei pezzi di carta per fermare un pensiero, un'idea. È stata in me sempre profonda l'esigenza di far sì che potessero rimanere orme e percorsi oltre la mia vita. [...] Il bisogno di comunicare ha attraversato la mia vita come una sorta di filo rosso»
(Germano Facetti in P. Crepet, "La ragione dei sentimenti")


I TESTIMONI

Aldo Carpi, disegni a Gusen
Zoran Music, Dachau
Corrado Cagli
Taccuino di Facetti
Szajna Jósef, n. Polonia, 1922
Appello, 1944 Campo di concentramento di Buchenwald, Germania
Slama Carlo, n. Italia, 1921 - Impiccagione in galleria, 1945
Campo di concentramento di Dora, Germania



ARTUTO NATHAN AUTORITRATTO
















 

L’UOMO IN BOMBETTA. ANTON RÄDERSCHEIDT

22 anni prima di Magritte un signore in bombetta gira per Colonia. Dipinge, si ritrae, incide, fotografa se stesso in un continuo scambio di identità. Ecco, il suo uomo in bombetta non vola come l’amico belga si inventerà in seguito, ma interpreta già quell’assurdo borghese che il Magritte farà divenire icona e che il tedesco aveva già intuito. Non è ovviamente un plagio, ma l’arrivo naturale di un medesimo percorso intellettuale.
 





Anton nasce nel 1892 a Colonia, uno dei sette figli del poeta dialettale Wilhelm Räderscheidt.

Il padre vuole che faccia l’insegnante, e giunge a un compromesso.  Si diploma alla scuola superiore nel 1910 presso la scuola d'arte di Colonia e poi frequenta un seminario di insegnante di disegno presso Lothar von Kunowski .

Inizia a dipingere, ma chiamato alle armi viene gravemente ferito dalle granate nella battaglia di Verdun. Nel 1917 continua la sua formazione e supera l’esame di stato come insegnante di disegno con il massimo dei voti, iniziando a lavorare a Colonia-Mülheim.

Ma è l’arte vera che prende il sopravvento. Nel 1925 viene invitato alla leggendaria mostra di Mannheim "Neue Sachlichkeit". Forma il gruppo STUPID (stupid) con cui realizza alcune mostre nel suo studio a Hildeboldplatz e inizia a fotografare. Si sposa con l'artista Marta Hegeman che come lui opera nella ricerca della nuova oggettività.
Nel 1932 fonda un altro gruppo di avanguardia, visite l’Italia e si separa da Marta da cui ha avuto due figli.

Quando i nazionalsocialisti salirono al potere la sua arte, cosi satirica e vicina alla Nuova Oggettività viene considerata degenerata.

Fuggì con la sua nuova fidanzata Ilse Meyer Butcher (nato Salberg), ebrea, a Parigi e poi a Sanary. In esilio Anton Räderscheidt viveva costantemente nel timore che i nazionalsocialisti potessero prendere il potere in Francia. Dopo l'occupazione tedesca della Francia, viene detenuto come straniero indesiderato nel centro di detenzione Les Milles. Lì conobbe altri artisti come Hans Arp e Wols. Fuggì e fuggì in Svizzera nel 1942 con il suo nuovo socio (Ilse Meyer-Metzger). Il suo studio a Parigi fu saccheggiato e molte immagini scomparvero per sempre.
Dopo la morte di Ilse Meyer-Metzger, è tornato a Parigi nel 1947. Lì conobbe Gisèle Boucherie (nata Ribreau) e si trasferì con lei nel 1949 a Colonia. Il suo ultimo studio era in Landsbergstraße, nel centro storico di Colonia. Nel 1963 si è sposato ancora una volta con Gisèle Boucherie.
Dopo un ictus Anton Räderscheidt soffre di una percezione alterata dell'ambiente che proseguirà sino alla morte avvenuta nel 1970.



l'ultimo periodo

Anton e Martha in una famosa foto di August Sander



MARTA ARTISTA
Frau mit Schirm, Katze und Herz
100 x 80 cm Öl auf Leinwand 1929






ANTON. GLI ULTIMI AUTORITRATTI