Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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mercoledì 25 agosto 2010

PRIMO CONTI, IL MOMENTO FUTURISTA DI UN PITTORE EUROPEO.


Artista grandissimo, con alle spalle 60 anni di attività ad altissimo livello, dal futurismo alla metafisica, Primo Conti (Firenze, 16 ottobre 1900 – Fiesole, 12 novembre 1988) è stato un maestro in tutti i sensi, promotore di tanti giovani talenti che a lui si rivolgevano, tra Roma e Firenze. Di grande importanza, per la qualità delle opere e per la loro influenza, i pochi anni di adesione al futurismo. Pittore, scrittore, ma anche compositore e scenografo. Un maestro che andrebbe riscoperto e valorizzato più di quanto non sia.


L'avvicinamento di Conti al futurismo, dopo l'impatto ricevuto nel 1913 dall'incontro con i giovani avanguardisti avviene, infatti, per tappe progressive, con lo spostamento in direzione della poesia. 
Troviamo forse qui la ragione del collegamento del futurismo di Conti con l'orfismo di Delaunay in Francia - più vicino a Balla ed al Futurismo che al cubismo. Sarà lui a presentare Marinetti a Thayaht e Ram, a svegliare la soporosa Firenze, per poi cambiare ancora una volta pelle.

Un rapporto che trova, come ben raccontato nelle memorie, un rapporto stretto, dialettico e continuo con Boccioni. 
E da qui che scaturiscono una serie di disegni, recentemente celebrati da due mostre monografiche, in Italia e in Svizzera, straordinari per il punto di congiunzione tra l'esperienza europea e il futurismo. Futuristi, ma diversi da tutti gli altri.
Piccole opere (nel formato) grandissime nei contenuti, poco interessate alla spettacolarizzazione della forma. Quasi appunti di uno scienziato alla ricerca della soluzione a un problema del mondo.
Opere che lo pongono al vertice della cultura europea del decennio per la capacità di sapere leggere l'evoluzione del disegno e delle teorie della visione. 


 
L'oste Burlone, 1919


Al futurismo segue poi dal 1925 un ritorno all'ordine. Ma un ordine sempre sopra le righe, nelle corde di un maestro decisamente sui generis a cui anche il termine metafisica e surrealismo starebbe un po' stretto.



 

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