UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha trasformato gli artisti in prodotti, facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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giovedì 26 agosto 2010

HUGO SCHEIBER, L'AMICO DELLE AVANGUARDIE. E DEL CAFFE' CHANTANT.

Filippo Tommaso Marinetti aveva un amico, che si chiama Hugo, Hugo Scheiber, ed è proprio grazie a lui che il futurismo scavalcò le Alpi, ad Est, e si diffuse da quelle parti come una grido di protesta. 
Hugo era ungherese di Budapest, città dove sarebbe nato nel 1950 e dove sarebbe tornato a morire nel 1950. 
E in mezzo? In mezzo c’è il finimondo, e un amore per le avanguardie che lo porta in Austria, Germania, Francia e Italia, muovendosi come un sognatore anarchico ma sempre con il sorriso sulle labbra. Frequentatore assiduo di Music Hall e teatri, varietà e Caffè Chantant. Intellettuale dunque, sì, ma poco serio  
Talentuoso sin dalle prime prove da autodidatta, in seguito allievo di Papp alla Scuola di Design, sperimenta la pittura parietale studiando e rielaborando tematiche popolari ungheresi. Parte quindi per Parigi e Berlino, che diventeranno in quegli anni le sue città adottive, contaminandosi con i nuovi momenti modernisti e i nuovi fermenti culturali come espressionismo e fauve, aderendo anche al movimento futurista, sviluppando in seguito un progetto mittle-europeo di cubo futurismo che influenzerà profondamente la cultura ungherese e slava. Nel 1923, proseguendo un percorso trasversale viene invitato da Herwath Walden, editore di Sturm ad esporre insieme al gruppo di Klee, Kandinski, Marc, Chagall.
È in questa occasione che conosce Katerine Dreier che lo introduce negli ambienti di New York, città che sembra fatta a sua misura, nella quale si afferma definitivamente, realizza due importanti personali, vendendo le sue opere anche al Brooklin Museum.
Tra i suoi temi preferiti, ovviamente, il mondo del teatro, del varietà, della vita notturna. Ma anche clown e saltimbanchi. Con colori vivi, sempre originali, che piacquero molto al mercato americano. In Ungheria è oggi celebrato come uno dei maestri del secolo. Ora tocca a noi.


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