UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Un viaggio non scontato tra artisti, visionari e designer da tutto il mondo, molto lontano dai soliti 50 nomi. Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 e del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


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domenica 29 agosto 2010

ANNI '60. L'INVENZIONE DELLA TESSILITA'

Fortunato Depero
Negli anni '60 la cultura della tessilità e degli arazzi, in Italia, non esiste più.
Passata la moda liberty decorativa, che aveva dato impulso a piccole botteghe e atelier (a Roma il celebre laboratorio di Erulo Eruli criminalmente smembrato negli anni '90) passato l'impulso futurista, che aveva portato Fortunato Depero a realizzare mirabili opere tessili (cucite ma non tessute), la tecnica langue e il mercato non tira più. 
Sopravvive solo per modeste  forniture artigianali portate a ripetere all'infinito schemi e stereotipi, in Sardegna, in Abruzzo, nel Veneto, nel Lazio  e in Piemonte, ad Asti, grazie alla manifattura Scassa.
In questo panorama asfittico pochi degli artisti contemporanei credono nel mezzo, attratti più dal metallo, e dai nuovi materiali plastici che dalla lana e dal cotone, che appare un materiale antico.
Gli unici a farlo sono in Spagna (Joan Mirò, grazie all'attenzione della manifattura di Aubusson) e maestri francesi, (lo stesso Le Courbusier, Matisse, Manessier, Marc Saint-Saëns), tedeschi (Hans Hartung), o dell'est europa (soprattutto in Polonia e Jugoslavia - Serbia), come dimostra la partecipazione alla prestigiosa Biennale di Losanna, e il lavoro di ricerca della studiosa del settore Madeleine Jarry.

Joan Mirò
Henry Matisse

In Italia un artista affermato, vicino all'informale, immerso nell'arte astratta fino al midollo, avverte però che questa tecnica antica, manuale, fisica, è pronta per evolversi e guardare al futuro, offrendo nuovi linguaggi espressivi.Si chiama Enrico Accatino, ha poco più di 40 anni, ed è nel pieno della sua espressività. Ha vinto il premio Marzotto, all'epoca il maggiore riconoscimento italiano per le arti figurative, ha esposto nelle grandi rassegne del tempo, ma grazie alle centinaia di trasmissioni che conduce sulla Rai (Telescuola - Non è mai troppo tardi), è entrato in contatto con molte di quelle manifatture e ne ha intuito le potenzialità.

Enrico Accatino, a DX, negli anni '50 con lo scrittore Gino Montesanto (archivio Montesanto/Marino Moretti)

Enrico Accatino, arazzo e scultura, 1973

A partire dal 1965 (lo farà sino agli anni '80) inizia a sperimentare la tecnica, puntando negli anni a raffinare (e far raffinare) le modalità di tessitura, facendosi carico di formare le maestranze (anche attivando corsi per contro del Ministero della Pubblica Istruzione e del Ministero dei Beni Culturali) facendole avvicinare all'arte moderna.
Da questa esperienza e da questo confronto nasceranno le manifatture di Castelmassa e di Penne (insieme agli imprenditori Tonelli e De Nicola) in Abruzzo, e troveranno nuove vigore le scuole d'arte di molte regioni italiane (Puglia, Sardegna, Friuli, Veneto).


Le sue prime mostre stupiscono. La sua partecipazione di soli arazzi, alla Quadriennale di Rona del 1973 attira la curiosità dei critici (lo stesso Carlo Argan ne rimarrà conquistato) e ben presto altri artisti italiani di vaglia provano a cimentarsi con il mezzo: Corrado Cagli, Afro, Avenali, Capogrossi, Carlo Levi.


Gli anni '70, esplorano i temi della Fiber Art, forma espressiva che utilizza tessuti, filati naturali, fibre. Si concentra sui materiali e sul lavoro manuale coinvolti come parte del suo significato. Molte le mostre, anche internazionai, con in Italia una figura rappresentativa come Sveva Lanza. Nello tesso periodo, in Afghanistan, per una vicenda umana diversissima, ma in certi versi parallela, Alighiero Boetti iniziea proprio in quegli anni a far realizzare le sue bandiere, le sue scritte, le sue mappe mondiali, agli artigiani afgani. Sancendo di fatto un nuovo punto di contatto tra l'arte contemporanea e la tessilità.
Alighiero Boetti
Corrado Cagli

Afro
Oggi questo viaggio non si è concluso, anche se sembra essere tornato nell'ombra, in una zona costellata di sperimentazioni "private" non collegate tra loro.  
Ammirevole la serie di tappeti d'artista "Serie Menphis", ammirevole lo sforzo fatto negli anni '90 da Casa di Nepi, per proporre tappeti e arazzi di maestri contemporanei. Ma non molto di più, per un  settore che avrebbe bisogno di nuovi stimoli culturali. E di nuove sfide. 

Per questo ci piace ricordare le note di Diario, pubblicate negli anni '90, proprio da Enrico Accatino. E scoprire le motivazione di una scelta profonda e consapevole, consegnata al tempo. Che forse, oggi, è pronta a rinascere.
Enrico Accatino - Grande Diaframma, 1970

L’INVENZIONE DELLA TESSILITA’
Note di Diario - Enrico Accatino (1946 - 1990)

La progettazione e la realizzazione dei miei arazzi murali inizia all’inizio degli anni sessanta e si prolunga per oltre un decennio, inserendosi nella scia della tradizione della “pittura murale tessuta”.
Fin da giovane, infatti, ho fortemente sentito il fascino della parete come sede e supporto di immagini e colori. Ho poi scoperto il valore del tessuto come materia ideale per proporre un’assorbenza di luminosità del tutto particolare.
Come scrissi in una discussa “Proposta agli Architetti”, mi sembrava anzi, che la facilità di trasporto e la varietà di collocazione delle immagini realizzate in tessuto potesse essere utile nel nostro tempo, così come lo era stato nella vita di tanti nomadi, di molti continenti, di ogni tempo.
All’inizio fu molto difficile trovare maestranze preparate e dovetti io stesso formarle e motivarle, attraversando tutta l’Italia, dalla Sardegna all’Abruzzo, dalla Lombardia al Friuli Venezia Giulia, trasformando laboratori artigianali in atelier.  Spiegando, e fu quella la cosa più difficile, che tradizione non significa stereotipo, e che la tecnica poteva essere messa al servizio anche di nuovi mondi espressivi.

Enrico Accatino - Diaframma
Successivamente il concetto di “tessuto” si è trasformato in un nuovo concetto di “tessilità” dando vita ad applicazioni e sperimentazioni del tutto inedite, anche al di fuori del nostro paese.
Il filamento diventa protagonista dell’opera, la trama e l’ordito si scindono dimostrando di avere ognuno vita propria.
E’ da questa considerazione che hanno preso corpo i miei diaframmi, elementi sospesi sensibili ai moti dell’aria, alternanza di zone trasparenti (l’ordito) con zone compatte e opache (le zone tessute), con la possibilità di esaltare forme inedite e colori diversi. Una forma espressiva che prima non c’era, che mi piace immaginare possa avere nel futuro una vita propria, permettendo ad altri artisti, dopo di me, di esprimere il proprio mondo interiore.

Enrico Accatino - Vortice


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