Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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sabato 14 agosto 2010

JOAHNNES ITTEN. L’INVENTORE DEI COLORI.



Avete presente i colori? 
Johannes Itten, li ha riscoperti, spiegati, condivisi con l’amico Klee, aiutandolo nella sua strada onirica, e poi li ha cristallizzati nel tempo divenendo guida spirituale (e ispiratrice) per i designer e gli architetti di oggi. 
Pittore, designer, scrittore è stato una delle colonne portanti della Scuola del Bauhaus, e il maggiore teorico del colore del '900. Nel 1919 Walter Gropius che ne ama il rigore e l’essenzialità lo chiama infatti ad insegnare nella scuola di grafica e design più impotante di tutti i tempi. Inizia un'esperienza che sarà fondamentale nella storia personale di Johannes, capace di incidere nella storia della comunicazione visiva. Fondamentale la sua opera teorica: Arte del colore. Esperienza soggettiva e conoscenza oggettiva come vie per l'arte, Milano, Il Saggiatore, 1965 (ed edizioni successive).


Johannes Itten (Suederlinen, 1888 - Zurigo 1967)
Seguace della dottrina Mazdaznan, da poco creata, ne applicò i principi spiritualistici alla singolare impostazione didattica del corso propedeutico (Vorkurs) affidatogli da Gropius nell'ottobre del 1920: corso di sei mesi preliminare all'accesso alla scuola del Bauhaus. L'acuirsi delle divergenze di intendimenti fra il razionale Gropius e l'"irrazionale" Itten portarono nel 1923 all'abbandono di questi della scuola di Weimar. Fu però notevole il segno lasciato dal giovane, ascetico maestro svizzero, che insegnava a liberare l'energia creativa e a indirizzarla verso la meta di una forma energetica e simbolica da esprimere in un'immagine, o in un oggetto. "La capacità di vivere un oggetto - sosteneva del resto Itten - è una facoltà spirituale".


Tra i suoi dipinti, i più rappresentativi sono considerati Risonanza verde-azzurro (1916), Ritratto di un bambino (1922) e Luce ampia (1963). Estremamente interessante per comprenderne la maturità di artista anche  Le Città Ridono (qui rappresentato) della fine degli anni ’50 e Hauser im Scwarzwald. Un ritorno all'ordine che punta ad applicare al mondo reale le sue teorie del colore. 

Kinderbilt 1921
Der Bachsänger

Le città ridono

Häuser im Schwarzwal










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