Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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martedì 31 agosto 2010

PLINIO NOMELLINI, IL PITTORE CHE GIOCAVA CON LA LUCE


La tela prende vita. La materia diventa protagonista.
Plinio Nomellini (Livorno nel 1866, Firenze 1943), pittore e illustratore, è stato uno dei massimi esponenti della pittura macchiaiola e soprattutto divisionista, della quale diede una personale interpretazione sostituendo al puntinismo una pennellata filamentosa.

Allievo di Fattori, l’artista è conosciuto per i paesaggi, le marine, i dipinti di figura, quasi sempre donne, per i soggetti garibaldini e di impegno politico, nonché per composizioni a sfondo sociale e allegorico. 
Con il dipinto "Fienaioli" del 1888 conservato al Museo Giovanni Fattori, che fu suo maestro, raggiunse una sua personale concezione del colore e dello spazio, tale da suscitare scalpore e ammirazione all’Esposizione Universale di Parigi del 1889, ponendolo come uno dei maggiori artisti della scena liberty europea.

Nel 1907 partecipa alla Biennale di Venezia, insieme Galileo Chini, De Albertis e Previati, allestendo la “Sala del Sogno”, si trasferisce quindi a Marina di Camaiore, e quindi a Firenze, dove morirà negli anni più bui della II guerra mondiale.

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