Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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martedì 5 maggio 2015

IL CERCHIO.

Enrico Accatino: Note di Diario
 
La scelta del cerchio, del disco, dell’ellisse sia in campo bidimensionale che tridimensionale mi offre una vasta sfera di riflessioni. Queste forme primarie da decenni mi ossessionano e nello stesso tempo mi placano. Sono immagini incontrollabili che continuano a sgorgare per un’esigenza interiore.

Ecco il perché della mia “idea fissa”. Non si tratta di una ripetizione, ma di una caparbia ricerca di varianti, nelle quali la luce da me inseguita nel contrasto tra i bianchi e i neri, tra luminosità e controluce, tra positivo e negativo diventa elemento primario.

Forse dovrei cominciare dalle mie lontane emozioni davanti all’onda, al gorgo, all’incanto della luna. Fin da bambino sono stato un contemplativo. Io cerco la tensione interna della forma, il cui risultato mi dà il brivido.
La forma anellare, figlia della mano e condotta dalla mente, può essere sviluppata nelle infinite varianti dei suoi profili, quasi fosse un tema musicale. Una circonferenza, un disco, mi offrono la possibilità di percorrere un viaggio senza fine.
 
 
 
 




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