Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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sabato 9 maggio 2015

COSA RIDI SVERGOGNATO? IL SORRISO NELLA STORIA DELLA FOTOGRAFIA.

Cosa c’è di più rivoluzionario di un sorriso? Poco, anche perché per realizzare lo scatto il soggetto di questo raro dagherrotipo ha dovuto rimanere fermo 3 o più minuti, ma soprattutto ha dovuto infrangere tutte le convenzioni. Quella che vedete rappresenta, infatti, una delle prime foto che si conoscono di una persona che sorride. Una scelta meditata e voluta, visto che il sorriso in foto all’epoca era una cosa che non si poteva immaginare.

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Man Smile, Smile C. 1850



Per eseguire il ritratto il soggetto doveva rimanere immobile per tutto il tempo dello scatto, e a tale scopo si utilizzavano sostegni studiati per non far muovere la testa e non far risultare mossa la fotografia, ma riuscire a sorridere, immobili, alla stessa maniera, per diversi secondi o minuti era troppo rischioso. Non ci si poteva permettere di buttare via costosissime lastre a causa di un viso mosso.

E poi solo ubriaconi, popolino, sciocchi e pagliacci di professione potevano permettersi di ridere in pubblico. Anche la tradizione cristiana, vedeva il sorriso di buon occhio. A tal proposito sono significative le parole di Jean-Baptiste De La Salle, sacerdote educatore dei primi del settecento: “Ci sono persone che sollevano così in alto il labbro superiore che i loro denti divengono quasi completamente visibili. Ciò è contrario al decoro, che proibisce di mostrare i denti, dato che la natura ci ha dato labbra con cui coprirli.” A questi precetti si aggiunge poi la scarsa igiene orale, che portava a dentature quasi sempre rade, che non si amava mettere in mostra.


Girle Smile, Smile C. 1854
La cosa interessante è che invece le prime missioni antropologiche dimostrano nelle popolazioni considerate selvagge una serenità e una predisposizione al sorriso che sembra veramente al di là del mondo occidentale, come in questa foto di Guido Boggiani, donna Chamacoco, Paraguay, Collezione, fine '800.






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