Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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mercoledì 20 maggio 2015

ARTURO NATHAN. CONCENTRAZIONE. CONCENTRAMENTO.


Autoritratto a occhi chiusi, 1926

Arturo Nathan nasce a Trieste nel 1891, deportato a Bergen Belsen per le sue origini ebraiche, morirà nel campo di concentramento di Biberach nel 1944. Perché qualcuno debba soffrire e morire perché appartiene a qualcosa, o crede in qualcosa, non riuscirò mai a comprenderlo. Ma questo, è un altro discorso.

Fragile emotivamente, simbolista e rarefatto, è stato accostato a De Chirico e alla Metafisica, area di influenza che lo aveva fortemente colpito nel suo soggiorno romano. Non sempre le opere sono, a parer mio, di livello assoluto. O quantomeno di un livello parti a questi due ritratti, di tristezza e intensità siderale. Autoritratto a occhi chiusi, 1926 e L'esiliato, 1928.

L'esiliato, 1928
Dopo aver prestato servizio militare da obiettore di coscienza nell'esercito inglese, torna a casa con una forte depressione. A Trieste, Edoardo Weiss, allievo di Freud, lo incoraggia a dedicarsi alla pittura per combattere il suo disagio. Autodidatta, inizia così a dipingere e a legarsi ad ambienti culturali come quello de la rivista La Voce o a Trieste, a Saba. Espone, e in pochi anni riesce a farsi apprezzare e a esporre alla Biennale di Venezia, già nel 1926. Vi esporrà ancora nel 1928, nel 1930 e nel 1932. L'opera l'incendiario viene acquistato per la collezione del Museo d'arte Moderna di Mosca, ed è oggi all'Hermitage di San Pietroburgo. Espone poi alla Galleria Milano di Vittorio Barbaroux, e viene notato da Giorgio de Chirico. Partecipa anche a due edizioni della Quadriennale di Roma.

Verso la fine degli anni Trenta, con l'emanazione delle leggi razziali, Nathan smette di dipingere ad olio. E' inviato al confino, nelle Marche, dove esegue solo pastelli,preziosi e luminosissimi. Da lì sarà deportato nel campo di concentramento di Bergen-Belsen. E' incredibile quanto poco si sappia sulla morte delle persone, se non un luogo e una data.




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