Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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lunedì 11 maggio 2015

GAETANO CELLINI NON L'ORAFO


Nella sua carriera ha praticamente scolpito urne per i defunti monumenti ai caduri e una statua di di Don Giovanni Bosco. Ma chi sa realizzare una scultura così deve pensare a come ha scelto di vivere e di creare, forse dissipando un grande talento.
“L’umanità contro il male” è una delle prime opere dello scultore ravennate Gaetano Cellini (1873-1937), conservata nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Un’opera allegorica, l’espressione plastica di un’idea, secondo l’assunto di Auguste Rodin, per il quale «l’arte è la più sublime missione dell’uomo, poiché è l’esercizio del pensiero che cerca di comprendere l’universo e di farlo comprendere». E Rodin fu senz’altro fonte di ispirazione per Cellini, che presentò il gesso di questa scultura – sulla cui base appare, oltre al titolo, un distico che ne descrive il significato: «Così ti sterperò coi denti e l’ugne / Dolore eterno che nel cor mi pugne» – nel 1906 all’Esposizione Nazionale di Milano, realizzando poi l’opera in marmo nel 1908.


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