Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

P.S. Segueteci anche ogni mese su ARTeDOSSIER

martedì 12 maggio 2015

LEE KRASNER GENIO INCOMPRESO.


E’ giusto che un artista sacrifichi il proprio talento per quello di genio molto più in gamba? Fino a che punto l’amore coniugale può giustificare il sacrificio della propria affermazione personale? Chi sarebbe oggi Lee Krasner se non avesse subito la discriminazione di genere? E Pollock sarebbe riuscito a rivoluzionare il mondo dell’arte senza il suo supporto? Riportiamo un articolo pubblicato in rete. Ognuna si faccia la sua opinione...



Non è raro che un grande uomo voglia avere come compagna una grande donna, purtroppo può accadere che il genio maschile oscuri quello della consorte, trasformandola in una misera first lady al proprio servizio. E’ il caso di Lee Krasner, uno dei principali esponenti dell’Espressionismo Astratto, purtroppo ricordata più per il matrimonio con il grande Pollock che per il proprio personale contributo al mondo dell’arte. Una rapida ricerca su Google è il metodo più rapido per osservare come viene indegnamente rappresentata Lee Krasner agli occhi del mondo nonostante i recenti riconoscimenti ricevuti dai principali musei occidentali: nelle pagine dedicate al marito viene spesso citata semplicemente come “una pittrice”, come se non fosse stata anche lei un genio dell’Espressionismo Astratto, mentre negli articoli a lei dedicati si presta sempre più attenzione alla sua vita coniugale piuttosto che alla sua carriera artistica.

Non sapremo mai che cosa sarebbe riuscita a fare Lee Krasner se non fosse stata oppressa dalla misoginia dell’epoca e se non si fosse lei stessa consacrata alla promozione della carriera di Pollock (che difficilmente sarebbe riuscito a produrre qualcosa di buono senza l’aiuto della moglie), anziché dedicarsi alla propria produzione artistica. Ci sembra quindi giusto ricordarla per il suo incredibile contributo all'arte e per la straordinaria forza d’animo con cui ha saputo farsi strada in un mondo di uomini.


Lenore Krassner nacque a Brooklyn il 27 ottobre 1908 da Joseph e Anna Krasner, ebrei ortodossi immigrati dalla Bessarabia. Cresciuta in un ambiente colto e benestante, la piccola Lena manifestò sin da giovanissima la propria passione per la pittura. Il suo incredibile talento si forma in eccellenti scuole d’arte come la Women’s Art School. Dopo un breve periodo al Greenwich House, trovò lavoro alla Temporary Emergency Relief Administration. Questo periodo, che coincise con la Crisi del ’29, fu duro per l’artista, ma la Krasner riuscì a non abbandonare la propria carriera artistica grazie ad un piccolo impiego come cameriera e posando come modella per altri artisti. Le sue opere sono influenzate dalle prime avanguardie: i colori forti e vibranti ricordano le tele di Matisse, il Fauvismo, il Costruttivismo. La Krasner entrò a far parte del Federal Art Project, un’agenzia che sosteneva gli artisti nel corso della Grande Depressione, dove, nel 1937, entrò a far parte della classe di Hans Hoffmann, che gli insegnò i principi del cubismo e la indirizzò verso il neo-cubismo astratto. Hoffmann era molto fiero dei progressi della Krasner ma restio a riconoscere il talento di una donna lodò un’opera della giovane con queste sconfortanti parole: -This is so good you would not know it was painted by a woman -. Nonostante le avanguardie americane stessero infrangendo molti dogmi dell’arte, le donne non erano considerate degne di dipingere al fianco degli uomini. Fu dunque in un ambiente misogino che nacque l’Espressionismo Astratto e la Krasner, per potersi confrontare equamente con i colleghi uomini, scelse di firmare le proprie opere con il nome maschile Lee.

Lee Krasner incontrò per la prima volta Jacson Pollock nel 1936, ad una festa organizzata dal sindacato artisti. Era una ballerina eccellente e fece sfigurare il timido e goffo Pollock, che le pestava continuamente i piedi. L’amore  sbocciò molto più tardi, nel 1942, quando  John Graham organizzò una mostra a New York cui avrebbero dovuto partecipare entrambi: Lee fu invitata ad entrare nello studio di Pollock e venne conquistata dalla rivoluzionaria vitalità delle opere del pittore. Lee e Jackson avevano un sacco di cose in comune: oltre ad essere eccellenti pittori d’avanguardia, erano politicamente attivi a sinistra sebbene la Krasner, a differenza del marito, disapprovasse la politica di Stalin e gli rimproverò sempre di aver nascosto nel proprio studio il pittore messicano stalinista integralista Alfaro Siqueiros, quando la polizia di New York lo ricercava per il coinvolgimento nell’omicidio di Trotsky a Mexico City. Lee era maggiormente inserita nei gruppi più importanti del momento rispetto al marito, che all’epoca era sconosciuto, inoltre appariva più serena e decisa nella sua trasgressiva vita di artista: Lee infatti non aveva mai paura di dire quello che pensava, posava nuda, beveva e fumava molto; Pollock invece appariva sempre a disagio ed era molto introverso (raccontava infatti di sentirsi “come un mollusco in una conchiglia”), quando era all’apice del proprio malessere cercava conforto nell’alcool e nel misticismo, che scatenavano in lui violenti attacchi di rabbia seguiti da periodi di mutismo. I due artisti traevano l’ispirazione da correnti artistiche profondamente differenti. Quando Pollock venne ricoverato in reparto psichiatria nel 1937 per i propri problemi di alcolismo e depressione, affrontò i propri demoni attraverso la pittura ispirandosi all’arte dei nativi americani e alla cultura sciamanica che ammirava da bambino. Lee invece preferiva modelli più raffinati, Rimbaud, Baudelaire, Mondrian.

I due artisti si sposarono il 25 ottobre 1945 e, da questo momento in poi, Lee consacrò la sua esistenza alla carriera del marito diventando la sua principale critica d’arte, discutendo con lui e sostenendolo in ogni modo possibile, consentendogli di coltivare il proprio genio e le sue rivoluzionarie intuizioni per diventare il più importante artista della seconda metà del Novecento. Fu Lee Krasner a sostenere Pollock, così come aiutò l’artista ad uscire, almeno in un primo momento, dal baratro dell’alcool e della depressione. Si trattò non soltanto di uno straordinario atto d’amore da parte di una moglie sinceramente innamorata, ma purtroppo anche di un gesto di auto-sabotaggio artistico perché la Krasner ha mortificato la propria brillante carriera per Pollock.

L’indissolubile rapporto instauratosi tra i coniugi fece ingelosire Peggy Guggenheim, una famosa mecenate dell’epoca che ammirava immensamente le opere di Pollock. La donna, una ricca ereditiera ebrea, organizzò la prima mostra personale di Pollock nel 1943 e, nel 1947, stipulò un contratto in cui gli garantiva uno stipendio mensile per quattro anni. Peggy Guggenheim detestava Lee Krasner, non ritenendola all’altezza della propria cultura, dei propri modi raffinati e dei viaggi in Europa che la ricca mecenate, a differenza dell’artista squattrinata, si era potuta permettere; certamente le due donne avevano lo stesso carattere indomabile e tenace, che permise loro di farsi strada nel mondo dell’arte. Il denaro della Guggenheim tuttavia non poteva competere con l’amore e la devozione della Krasner che riuscì a salvare per un certo periodo il marito dall’alcolismo sostenerlo sulla strada del successo. Con la borsa di studio di Peggy Guggenheim i Pollock acquistano un’incantevole villetta colonica a Long Island. L’antica casa era priva di acqua e riscaldamento, ma nonostante ciò molti altri artisti raggiunsero la coppia e diedero vita a una piccola comunità di intellettuali. Nel 1946 Pollock trasforma il fienile in uno studio privato, che proprio in questo luogo perfezionò il Dripping, mentre alla consorte venne rifilato il primo piano, che era costituito da una stanzetta molto più piccola. I coniugi Pollock poterono così lavorare individualmente e in due ambienti separati, ma spesso si ritrovavano su invito in uno dei due studi per scambiarsi sostegno morale, opinioni e consigli, che naturalmente non sempre venivano seguiti. Il rispetto e la stima reciproca non vennero mai incrinati dall’invidia, sebbene la povera Lee Krasner era solita privilegiare l’attività del marito. Lee Krasner era ormai conosciuta da tutti come la moglie di Pollock e la critica ignorava le sue opere. Stufa di essere considerata semplicemente una first lady priva di talento, Lee decise di firmare le sue opere semplicemente con la sigla L.K. Nel 1951, Barnett Newman telefona alla casetta di Springs per chiedere a Pollock di posare per la celebre foto degli Irascibili pubblicata su Life; risponde Lee, ma Newmann non le rivela i suoi progetti e le chiede semplicemente di passarle il marito, scatenando il rancore della povera artista incompresa. Nella fotografia effettivamente posano soltanto pittori maschi fatta eccezione per Hedda Sterne. In quello stesso anno Pollock ricominciò a bere; Lee gli consigliò di riprendere l’analisi junghiana che anni prima, all’epoca della pittura ispirata all’arte dei nativi americani, lo aveva salvato, ma Pollock preferì il trattamento più radicale che gli consigliò Greenberg. Non ci furono miglioramenti e l’artista, perso nell’alcool e nella depressione, iniziò a rappresentare la moglie in pubblico come una vecchia strega e a tradirla con una giovane studentessa d’arte. Lee Krasner si stufò dei maltrattamenti subiti e abbandonò il marito a se stesso per un lungo viaggio in Europa, dal quale fece ritorno soltanto nel 1956 per firmare il certificato di morte del marito. Jackson Pollock morì infatti schiantandosi ad elevatissima velocità contro un albero dopo aver trascorso la notte a bere; nell’impatto morì anche una delle due donne che si trovavano nel veicolo insieme all’artista maledetto. Dopo l’incidente la pittura della Krasner divenne buia e cupa, i soggetti delle sue opere si popolarono di creature mostruose. Un’opera di questo periodo è Il guardiano, 1960, nel quale l’artista realizza un’opera che ricorda il Dripping del marito. Distinguendosi dallo stile spontaneo di Pollock, la Krasner costruisce l’immagine mediante una composizione premeditata delle figure; il risultato è un’opera dalle linee estremamente raffinate.
La donna continuò a dipingere sino a quando le forze glielo permisero, dopodiché sloggiò dal fienile e asportò le tavole di compensato per riportare alla luce le tracce del Dripping di Pollock. Fortunatamente sono visibili anche i resti del suo passaggio: la donna infatti dipingeva scagliando la vernice contro le tele appese alle pareti ed è naturale che il pavimento non sia rimasto immune. Prima di morire (19 giugno 1984), l’artista diede il suo ultimo contributo al mondo dell’arte fondando l’associazione Pollock-Krasner, che ancora oggi offre borse di studio agli artisti di tutto il mondo.
Lee e Jackson sono sepolti al Green River Cemetery. La lapide di Pollock è un enorme masso sul quale si trovano innumerevoli tubetti di vernice, quella della Krasner è più piccola e meno appariscente, confermando purtroppo anche dopo la morte il ruolo marginale della donna nel mondo dell’arte e nella vita di coppia. Inizialmente Lee Krasner rimase dietro le quinte dell’Espressionismo Astratto e la critica si ostinò ad ignorarla sino al 1965, quando la Whitechapel Gallery di Londra espose alcune delle sue opere. Nel 1973 il Museo Whithey di New York le renderà omaggio con una retrospettiva e, da quel momento, il nome dell’artista inizierà a comparire nei libri di storia. Oggi è stata resa giustizia a Lee Krasner e, sebbene siano conservate soltanto 599 opere dell’artista, il mondo dell’arte è finalmente consapevole dei suoi meriti, quello di essere uno dei maggiori esponenti dell’Espressionismo Astratto e una delle più grandi artiste riuscite a farsi strada nella storia dell’arte.




Nessun commento:

Posta un commento