Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

P.S. Segueteci anche ogni mese su ARTeDOSSIER

lunedì 11 maggio 2015

AROLDO BELLINI E IL COLOSSO DEL DUCE


Aroldo Bellini nasce a Perugia nel 1901 dove frequenta l’Accademia di Belle Arti. Nel 1932 è a Roma, dove crea una buona parte delle sue sculture, celebri quelle per il Foro Italico (come i lottatori, che adoro).
Interessante e folle è la vicenda del gigantesco monumento al Duce, più alto della Statua della Libertà di New York, di cui Bellini riuscì ad eseguire solo un piede e la testa, prima della caduta del Regime. (ma dove sono finite?) Considerato scultore fascista verrà di fatto emarginato. Muore a Roma nel 1984.




questa è la storia:
 
90 METRI DI BENITO
Una volta terminata, la colossale statua di bronzo avrebbe dovuto essere alta una novantina di metri: quasi il doppio della Statua della Libertà. Avrebbe raffigurato Ercole con i tratti inconfondibili di Benito Mussolini. Sarebbe stata posta dietro il podio dell’ oratore in un nuovo piazzale delle adunate, destinato a sostituire Piazza Venezia nel cuore degli italiani: in tale immenso arengo del Foro Mussolini, il Duce avrebbe colloquiato con mezzo milione di persone per volta, avendo alle spalle la bronzea magnificazione del suo corpo tanto speciale. La statua sarebbe stata così grande «da far impallidire il ricordo del leggendario Colosso di Rodi», aveva spiegato a Mussolini stesso Renato Ricci, il gerarca fascista sponsor dell’ iniziativa, nel marzo del 1933. Massimo dirigente dell’Opera nazionale Balilla, Ricci non si limitò a baloccarsi con l’idea dell’ Ercole, nel ’36 passò all’azione.

 Conferì la responsabilità tecnica del progetto a un giovane architetto fra i più dotati dell’ epoca, Luigi Moretti: non ancora trentenne, ma già autore nel Foro Mussolini di quel capolavoro che era l’ Accademia di scherma. Quanto alla statua di bronzo, Ricci ne affidò la realizzazione allo scultore Aroldo Bellini, che si mise all’ opera partendo dalla testa e da un piede del Colosso. Il cantiere della statua dovette presto interrompersi. Le ristrettezze finanziarie in cui il regime fascista venne a trovarsi fra il 1936 e il ’ 37, dopo l’ aggressione all’ Etiopia e le sanzioni economiche della Società delle nazioni, costrinsero Ricci, Moretti, Bellini a rinviare sine die sia il completamento del Colosso, sia la costruzione dell’ arengo. Oggi, dell’ uno e dell’ altro progetto non restano più che ingiallite fotografie, qualche plastico, alcuni disegni autografi di Moretti conservati all’ Archivio centrale dello Stato di Roma. Documenti preziosi oltreché curiosi, parzialmente riprodotti da Paolo Nicoloso in Mussolini architetto.  Finita, la colossale statua di bronzo avrebbe dovuto essere alta una novantina di metri: circa il doppio della Statua della Libertà. Avrebbe raffigurato Ercole, ma un Ercole con i tratti inconfondibili di Benito Mussolini. Sarebbe stata posta dietro il podio dell' oratore in un nuovo piazzale delle adunate, destinato a sostituire Piazza Venezia nel cuore degli italiani: in tale immenso arengo del Foro Mussolini, il Duce avrebbe colloquiato alla sua maniera con mezzo milione di persone per volta, avendo alle spalle la bronzea magnificazione del suo corpo tanto speciale. La statua sarebbe stata così grande «da far impallidire il ricordo del leggendario Colosso di Rodi», aveva spiegato a Mussolini stesso Renato Ricci, il gerarca fascista sponsor dell' iniziativa, nel marzo del 1933. Massimo dirigente dell' Opera nazionale Balilla, Ricci non si limitò a baloccarsi con l' idea dell' Ercole, nel '36 passò all'azione. Conferì la responsabilità tecnica del progetto a un giovane architetto fra i più dotati dell' epoca, Luigi Moretti: non ancora trentenne, ma già autore nel Foro Mussolini di quel capolavoro che era l'Accademia di scherma. Quanto alla statua di bronzo, Ricci ne affidò la realizzazione allo scultore Aroldo Bellini, che si mise all' opera partendo dalla testa e da un piede del Colosso. Il cantiere della statua dovette presto interrompersi. Le ristrettezze finanziarie in cui il regime fascista venne a trovarsi fra il 1936 e il '37, dopo l' aggressione all' Etiopia e le sanzioni economiche della Società delle nazioni, costrinsero Ricci, Moretti, Bellini a rinviare sine die sia il completamento del Colosso, sia la costruzione dell' arengo. Oggi, dell' uno e dell' altro progetto non restano più che ingiallite fotografie, qualche plastico, alcuni disegni autografi di Moretti conservati all' Archivio centrale dello Stato di Roma. (einaudi)

1 commento: