UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Un viaggio non scontato tra artisti, visionari e designer da tutto il mondo, molto lontano dai soliti 50 nomi. Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 e del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


Seguiteci anche ogni mese su ARTeDOSSIER
https://www.facebook.com/museoimmaginario.museoimmaginario

https://www.facebook.com/Il-Museo-Immaginario-di-Allfredo-Accatino-487467594604391/




venerdì 11 agosto 2017

ANITA BERBER NUDA E CRUDA

La donna nuda è una donna armata.
Victor Hugo


 
E’ incredibile. Anzi, no, orribile. Ma ancora adesso c’è chi parla della corruzione di Weimar e della promiscuità sessuale di quegli anni, con toni che sembrano quasi voler giustificare l’avvento del nazionalsocialismo come cura di un male, come intervento purificatore di un cancro degenerativo. Come se parlassimo di una pallottola nel cuore per curare i postumi di una sbornia.  C’è solo una verità. In quei 10 anni, a Berlino c’è stata così tanta creatività e vitalità collegata a mania autodistruttiva da pareggiare i conti con Parigi, che al paragone appare borghesuccia, e superare per produzione artistica, causticità e capacità visionaria quello che sarebbe successo in Europa negli anni a venire.   Tra baldracche, artisti, papponi e drogati, nell’altare della trasgressione, non poteva certo mancare Anita Berber (Lipsia, 1899 – Berlino, 1928) una ballerina, attrice e scrittrice tedesca, icona della Repubblica di Weimar, ritratta da Otto Dix nel celebre dipinto "La ballerina Anita Berber", 1925, conservata nel Kunstmuseum Stuttgart.  La prima performer della storia a danzare nuda, appena ventenne, in Germania e a trasformare il proprio corpo in una forma d’arte e di espressione. La vediamo fasciata da un elegante tubino di un rosso molto intenso, ma anche alle sue spalle c’è rosso, come il suo rossetto. La moglie di Dix raccontò che era rimasta un tempo esasperante a truccarsi davanti allo specchio prima di convincersi a mettersi in posa. Ha una spalla alzata dovrebbe traspirare sensualità e magnetismo erotico, ma emerge solo la voglia di provocare, mista a una vaga tristezza riflessa dai suoi occhi bistrati.        


Nata da genitori bohemién (un'artista di cabaret e un violinista) che presto divorziano e continuano la propria vita disordinata, viene cresciuta dalla nonna a Dresda. In seguito presso il collegio femminile di Jacques-Delacroze, nelle vicinanze di Hellerau, inizia a studiare danza sotto la direzione di Emile Jacques-Dalcroze, compositore svizzero inventore della euritmica, metodo per percepire la musica attraverso il movimento e della celebre coreografa tedesca Rita Sacchetto, che la inserisce nel suo corpo di ballo.  A 16 anni si trasferisce a Berlino e l’anno dopo debutta nel Cabaret e come modella per riviste di moda come Die Dame e Elegante Welt. A vent' anni passeggia per le strade di Berlino durante la rivolta spartachista, avvolta in incredibili pellicce cantando La Marsigliese. Ed è proprio in 10 anni, forse qualcosa di meno, che si compie la sua parabola.  Ha gli occhi bistrati in maniera pesante, si trucca con molto rossetto per rinforzare le labbra sottili, si taglia i capelli in modi sempre diversi, colorandoli di colori accesi, come il rosso puro con la quale la ritrae Dix, ma anche il blu (diventando quindi un quadro espressionista) e si fa vanto di una condotta pubblica scandalosa, che non nasconde l’uso di droghe, né una vita sessuale ricca, promiscua, fantasiosa.       

 

Si esibisce nei locali, dove crea performance e “quadri” in compagnia di Sebastian Droste, che sposerà nel 1922 e che possiamo vedere nel film muto Algol - Tragödie der Macht diretto da Hans Werckmeister.  Lo spettacolo si chiama Tänze des Grauens, des Lasters und der Ekstase (Le danze della depravazione, dell’orrore e dell’estasi) e incontra grande successo perché unisce danza ad azione scenica e scene mimate.  Dal 1918 comincia a lavorare nel cinema e reciterà in una ventina di film muti, tra i quali alcune pellicole ascrivibili al genere espressionista e a film di educazione sessuale diretti da Richard Oswald, come Anders als die Andern (Diversi dagli altri) film del 1919 sui temi dell'omofobia e delle persecuzioni causate dal paragrafo 175, un articolo del codice penale tedesco che puniva come crimine l'omosessualità maschile.  


Nel 1922 Anita Berber viene richiesta da Fritz Lang nel film Il dottor Mabuse, in sostituzione della protagonista, l'attrice norvegese Aud Egede Nissen, nelle scene di danza: sul palcoscenico la danzatrice, di una figura più esile rispetto all'attrice, per pochi secondi mostra il seno, coprendolo subito con le mani.  Mostrare il seno diventa un marchio di fabbrica. Arriva a consegnare direttamente ai conoscenti sue foto nuda come biglietto da visita, e si presta a farsi dipingere il corpo in una inconsapevole esperienza anticipatrice della body art.   
La dipendenza della Berber dalla cocaina e la bisessualità di cui non fa mistero, diventano argomento di pettegolezzo pubblico. “…si dice che sia insaziabile, che sia la schiava sessuale di una donna matura, e che abbia un'amante di 15 anni…”  
Una volta arriva sul set strafatta e spara per sbaglio alla gamba del regista.   La si può incontrare frequentemente nella Berlino di quegli anni nelle hall di alberghi, in nightclub e casinò coperta solamente di una elegante scialle di zibellino, con una scimmietta e una spilla d'argento contenente cocaina.  Nel corso della sua breve vita, oltre a Droste si sposerà altre due volte. Giovanissima con un ufficiale, nel 1924 con il ballerino americano Henri Châtin Hofmann, quando ormai la sua carriera ha già imboccato una parabola discendente, ed è piena di debiti.   Oltre ad essere una cocainomane la Berber è anche un'alcolista, ma all'età di 29 anni, mentre si trova in tourneè a Damasco e Beirut, sviene in scena.  Le viene così diagnosticata una tubercolosi galoppante. 
Cerca di disintossicarsi, e torna in Germania per curarsi, ma ormai è tardi. Morirà quattro mesi dopo, il 10 novembre 1928, nell'ospedale di Kreuzberg ed è sepolta nel Cimitero di San Tommaso a Neukölln.   

Sembra tanto tempo fa….  Meno di quello che si pensa, visto che nel giorno in cui lei muore, nasce Ennio Morricone, un nostro contemporaneo e inizia il cinema sonoro. Come si vede spesso i gradi di separazione tra noi e la storia profonda sono a volte sorprendenti.      






Droste nel 1923












Nessun commento:

Posta un commento