Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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sabato 12 novembre 2016

IL CANE DI GOYA. UN MESSAGGIO DALLA PAURA E DALLA SPERANZA .

“Non ci sono regole in pittura”
Goya, 1792

Francisco Goya (1746-1828) è il più moderno artista del ‘700, e il primo del ‘900. E rappresenta per l’arte ciò che Beethoven ha rappresentato per la musica. Entrambi erano sordi, e forse fu proprio questo, la capacità di ascoltare in sé che permise loro di vedere e andare oltre. O forse, era solo rabbia che li guidava, perché la rabbia a volte ti aiuta, come una droga.

Questo quadro non ha titolo. Noi lo chiamiamo “Il cane” ed  è una delle opere più enigmatiche della storia della pittura. Anzi, siamo precisi, non è un quadro ma una pittura privata, realizzata a olio sull’intonaco del muro di una stanza. Un cane fa capolino dalle tenebre, da una superficie tagliata che sa di terra e ocra. E’ un’ombra? E’ la notte? La vecchiaia? Emerge o sta per essere sopraffatto dal buio? Le orecchie sembrano abbassate (paura) o alzate (attenzione) a seconda di come lo guardi. Forse vede qualcosa o aspetto che qualcosa compaia. Alcuni ci leggono una figura una umana: il padrone? Una minaccia? una presenza ultraterrena?



Venne dipinto nel 1820/23 quando il pittore, già acclamato, lascia la corte, la capitale e la folla per chiudersi in una casetta sul fiume al ponte di Segovia.
La Quinta del Sordo (un caso vuole che anche il vecchio proprietario fosse sordo) si riempie così di una serie di decorazioni emblematiche. Quattordici pitture murali su intonaco: pinturas negras. Cupe, estreme, a volte violente, più vicine alla urban art che alla cultura del tempo. Goya non le voleva vendere e le lasciò lì quando fuggì di nuovo. Poi vennero strappate e messe su tela. Ora sono al Prado.

Che cosa rappresenta il quadro?
André Malraux ha scritto semplicemente “ne cerchiamo un significato”. L’attrice Helen Mirrer, che lo ha indicato come il suo quadro preferito, ci regala una visione affascinante: “'Il cielo è giallo strano, e striato di pioggia. Il cane è catturato, intrappolato nella terra e sta guardando la propria morte, o solleva la testa dopo un diluvio? … Qui, lo sguardo è un misto di paura e speranza… Per me, questo lavoro racconta la storia dell'umanità intrappolata nella sua forma terrena, che contempla la vastità dell'universo e il mistero della vita.”

A me colpisce la contemporaneità della pittura che contiene già Burri e l’informale. Che sembra presagire la scomparse delle forme.
Ma il cane, forse, è anche speranza. Forse.



pinturas negras
Alberto Burri, sacco 1954
Mark Rothko - series of brown or black and gray paintings produced from 1969-1970,

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