UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha trasformato gli artisti in prodotti, facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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lunedì 4 gennaio 2016

RALEIGH. IL MORTO DI FAME CHE SAPEVA DIPINGERE I RICCHI




Henry Patrick Raleigh (1880-1944), rich man, poor man. Una storia che sembra già un serial. Diciamo interpretato da un Di Caprio di 10 anni fa.
Emigrato irlandese, nato a Portland, lavora sin dall’età di nove anni, per aiutare la madre e il resto della famiglia. A 12 anni lascia casa, fa il classico fagotto e inizia a lavorare ai Docks del porto di San Francisco, dove arrivano i sacchi di caffè. Dove, inizia, da autodidatta, a disegnare.  Viene notato da un uomo d’affari, il Colonello Clarence Bickford, che si offre di pagargli gli studi alla San Francisco art school, the Hopkins Academy, dove si diploma tre anni dopo. A 17 anni ottiene l’incarico dal giornale locale di realizzare disegni negli obitori e per omicidi, cosa che però gli permette di imparare l’anatomia umana. Pensa quindi che sia giunto il momento di fare il  grande salto. Si trasferisce quindi a New York dove inizia a collaborare con giornali e riviste, raggiungendo in pochi anni le pagine di Vanity Fair, Harper Bazaar, Colliers e Sunday Evening Post. Sorprendentemente, il suo marchio di fabbrica è la capacità di raccontare la high society e gli eventi alla moda, divenendo l’illustratore della golden age.

Ricercato da alcuni dei più grandi scrittori del suo tempo, per i quali crea copertine e illustrazioni, ricevette da F.Scott Fitzgerald una lettera di ammirazione: "Honestly, I think they're the best illustrations I've ever seen!"

Center of Attention, 1929

Nei suoi anni migliori guadagna anche $100.000, una cifra impressionante per il tempo, considerando il valore del dollaro e l'imposta sul reddito relativamente insignificante, tanto da essere stato per alcuni di anni l’illustratore più pagato di sempre. Ma Raleigh spende praticamente tutto ciò che guadagna, in yacht, case, lussi, viaggi in Europa e in mete esotiche. Ma anche per mantenere 3 famiglie, e anche amici molto meno fortunati.



Negli anni '40, le variazioni del costume, rendono però il suo stile superato. Già da alcuni anni la fotografia ha soppiantato le illustrazioni di copertina, e l’unico che riesce a confermarsi è Normal Rockwell, che usa proprio la fotografia come base per le sue illustrazioni. 
Calano le commesse, sino a sparire. Nel giro di pochi anni è costretto a vendersi quasi tutto. Si sparerà un colpo di fucile in bocca nel 1944 (secondo altre biografie, si lancia da uno squallido hotel di Time Square, ma mi pare poco in linea con il personaggio). Ma si sa, c’è sempre un velo di pruderie nel non voler raccontare la verità sulla fine delle persone.

Nel 1988 è entrato nella Hall of Fame degli illustratori americani.






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