Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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domenica 17 gennaio 2016

CARLA MARIA MAGGI LA PITTRICE CHE IL FIGLIO NON SAPEVA CHE FOSSE PITTRICE

LA PROVA, 1936

Nel 1997 Vittorio Mosca, imprenditore di successo dell’industria tessile, ritrova in soffitta nella casa di famiglia sul Lago Maggiore, colori, pennelli, telai e un nucleo importante di lavori degli anni ’30.

Scopre così la storia, il talento, e il passato della madre, Carla Maria Maggi. Un passato che lui stesso non conosceva e che la donna, che ha ormai 84 anni un po’ sminuisce: “Sì, è vero dipingevo un po’… amavo l’arte, ma è passato così tanto tempo..”

Inizia quindi la rivalutazione di una bellissima presenza all’interno della scuola milanese dei chiaristi, che nell’arco di soli 7 anni compie un preciso percorso artistico, scegliendo il nudo e una certa trasgressione formale.
Forse è quella che la famiglia, o il marito, vorranno soffocare nel tempo. O forse lei stessa, che presa dal ruolo di madre e moglie, rimuove la propria esistenza. Come tante donne.


Nel 2005, un anno dopo la sua morte, il National Museum of Women in the Arts di Washington le dedica una retrospettiva, e nel 2010 le sue opere sono esposte nella mostra “Carla Maria Maggi e il ritratto a Milano negli Anni Trenta”.




Nata nel 1913 in una famiglia borghese, imparentata con l’architetto Giuseppe Piermarini, che vanta tra gli antenati antenato Carlo Maria Maggi, autore secentesco inventore della maschera di Meneghin. Fin da bambina si avvicina al disegno, e adolescente frequenta lo studio del pittore Giuseppe Pananti. Lei è tenace, convinta di voler imparare il mestiere, ma ben presto si stufa di nature morte e scene di genere. Forse vede le illustrazioni che il maestro produce come illustratore e cartellonista, fatto sta che inizia a produrre ritratti di nudo. Uno studio che in effetti, poco si addice all’età e alla sua condizione.

Nel 1934 il suo quadro”La sigaretta”, presentato alla Permanente di Milano, accolto con entusiasmo per la capacità e per il soggetto, anomalo. Come anomalo è il soggetto “La prova” del 1936: una ballerina, nuda, colta nell’atto di drappeggiare un abito sul corpo nella penombra di una stanza un po’ disordinata e bohemienne.  

Si fidanza, si sposa, aspetta il primogenito, e interrompe la promettente carriera.

Va a vivere a Cuvio, in provincia di Varese, e la sua storia svanisce come il colore di un pennello lasciato nel lavandino sotto l’acqua corrente.





1 commento:

  1. interessante grazie. La prima opera però è di Tom Lowell. Buona continuazione

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