UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha trasformato gli artisti in prodotti, facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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sabato 9 gennaio 2016

COSA C'E' DI PIU' FALSO DEL VERO?



A dicembre 2015 il Van Gogh Museum ha esposto l’ultimo quadro scoperto del maestro olandese «Tramonto a Montmajour». L’opera, a quanto dichiarato dagli esperti  fu acquistata nel 1908 da un industriale norvegese, Christian Nicolai Mustad, che la esponeva orgoglioso a casa, finché l'ambasciatore francese in Svezia non l’aveva “smascherato” come falso. Mustad, preso dalla vergogna d’essere stato ingannato, lo nascose in soffitta dove rimase ben oltre la sua morte. E così per quasi un secolo il dipinto passò di solaio in solaio, sino a quando, un nuovo compratore decise di vederci chiaro.
Louis van Tilborgh, ricercatore del museo, data il quadro al luglio del 1888: oltre a stile e pennellata tipici dell’artista, anche i pigmenti e la tela corrispondono infatti a quelli utilizzati da Van Gogh durante la sua permanenza ad Arles. L’edificio ritratto sulla sinistra dell’orizzonte è stato identificato con le rovine dell’abbazia di Montmajour.
E nelle lettere scritte dal pittore si trovano due riferimenti all’opera; inoltre il numero «180», scritto a matita sul retro, trova riscontro in un inventario del 1890. Alla morte di Mustad, nel 1970, gran parte della sua collezione fu venduta. Nel 1991, l’allora proprietario del quadro contattò il museo per verificarne l’autenticità, ma l’opera fu ritenuta «non autentica», in quanto l’abbazia non era stata riconosciuta e il numero sul retro non associato a quello dell’inventario. Valore, dai 10 milioni in sù.



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