UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Un viaggio non scontato tra artisti, visionari e designer da tutto il mondo, molto lontano dai soliti 50 nomi. Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 e del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


Seguiteci anche ogni mese su ARTeDOSSIER
https://www.facebook.com/museoimmaginario.museoimmaginario

https://www.facebook.com/Il-Museo-Immaginario-di-Allfredo-Accatino-487467594604391/




sabato 9 gennaio 2016

L'AFFASCINANTE E INARRIVABILE MUSEO DELLA MERDA




Superi Aguzzano, e aggirandoti nella Bassa, senza grandi cartelli segnalatori, si arriva prima in una cascina,  poi in un castello, e quindi in una delle più stimolanti e coinvolgenti iniziative culturali italiani degli ultimi anni. Il Museo della Merda, a Castelbosco, in provincia di Piacenza.
Questa l’idea di un imprenditore/collezionista che ha costruito un piccolo impero sulla merda, trasformando la propria passione nel proprio lavoro, e viceversa.
Produceva latte per il Grana Padano con 2.500 bovini di razza selezionata, super-efficienti (300 quintali circa di latte e 1.000 di sterco). Una quantità di merda terrificante, che il proprietario ha voluto e saputo trasformare in oro civico, avviando un progetto ecologico e industriale avveniristico che ha portato a realizzare una efficiente centrale di biogas. Dallo sterco ricava così metano, concime per i campi, materia grezza per intonaco e mattoni. E lo fa con sistemi di nuova concezione che oltre a ridurre l’inquinamento atmosferico e la distribuzione di nitrati nel terreno, seguono un principio che ridisegna il ciclo della natura in un circolo virtuoso.


Il museo è stato ricavato da un maniero cinquecentesco, lasciato nel restauro allo stesso stato (come aspetto degli interni) di quando è stato trovato che si staglia all’interno dell’azienda, proprio vicino agli impianti di trasformazione, che fanno parte essi stessi della esposizione museale. Vicino alle mucche, e l'odore diventa quasi una musica.
Sembra quasi un rudere, elegantissimo e un po' snob, riscaldato dal calore prodotto dalla merda dell’impianto e ospita opere di arte contemporanea. Non la “merda d’artista” (sarebbe stato troppo banale, dice Locatelli) ma opere di ricercata qualità, che spaziano dall’arte povera al contemporaneo.
Ah, dimenticavo. I capannoni per la lavorazione della merda sono stati decorati da artisti del calibro di David Tremlett e Anne et Patrick Poirier.
Secondo me, poi, porta anche fortuna.
 
www.museodellamerda.org







Nessun commento:

Posta un commento