Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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sabato 9 gennaio 2016

L'AFFASCINANTE E INARRIVABILE MUSEO DELLA MERDA




Superi Aguzzano, e aggirandoti nella Bassa, senza grandi cartelli segnalatori, si arriva prima in una cascina,  poi in un castello, e quindi in una delle più stimolanti e coinvolgenti iniziative culturali italiani degli ultimi anni. Il Museo della Merda, a Castelbosco, in provincia di Piacenza.
Questa l’idea di un imprenditore/collezionista che ha costruito un piccolo impero sulla merda, trasformando la propria passione nel proprio lavoro, e viceversa.
Produceva latte per il Grana Padano con 2.500 bovini di razza selezionata, super-efficienti (300 quintali circa di latte e 1.000 di sterco). Una quantità di merda terrificante, che il proprietario ha voluto e saputo trasformare in oro civico, avviando un progetto ecologico e industriale avveniristico che ha portato a realizzare una efficiente centrale di biogas. Dallo sterco ricava così metano, concime per i campi, materia grezza per intonaco e mattoni. E lo fa con sistemi di nuova concezione che oltre a ridurre l’inquinamento atmosferico e la distribuzione di nitrati nel terreno, seguono un principio che ridisegna il ciclo della natura in un circolo virtuoso.


Il museo è stato ricavato da un maniero cinquecentesco, lasciato nel restauro allo stesso stato (come aspetto degli interni) di quando è stato trovato che si staglia all’interno dell’azienda, proprio vicino agli impianti di trasformazione, che fanno parte essi stessi della esposizione museale. Vicino alle mucche, e l'odore diventa quasi una musica.
Sembra quasi un rudere, elegantissimo e un po' snob, riscaldato dal calore prodotto dalla merda dell’impianto e ospita opere di arte contemporanea. Non la “merda d’artista” (sarebbe stato troppo banale, dice Locatelli) ma opere di ricercata qualità, che spaziano dall’arte povera al contemporaneo.
Ah, dimenticavo. I capannoni per la lavorazione della merda sono stati decorati da artisti del calibro di David Tremlett e Anne et Patrick Poirier.
Secondo me, poi, porta anche fortuna.
 
www.museodellamerda.org







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