Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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mercoledì 1 dicembre 2010

MAURO GOTTARDO. IL POETA DELLA PENNA A SFERA.

Virtuoso. Sicuramente. E quasi certamente il maggior interprete nell'uso della penna a sfera che l'Italia abbia visto da molto, molto tempo. Le care, vecchie, pennebìc. Strumenti di magia con le quali Gottardo ha realizzato, e continua a farlo tutte le sue "carte" (che vanno quindi osservate soprattutto da vicino per ammirarne l'incredibile virtuosismo). Che riesce a ricreare la mezzatinta, o addirittura l'illusione dell'intervento tipografico. Come in questo immagini, dove anche il fondo rosso è fatto con la biro. O come  in quelle teste anatomiche, che sembrano essere un collage e che invece sono realizzare a mano linera con la biro.

Virtuoso, ma non solo. Narratore simbolico di un mondo ricco di riferimenti, esoterici, icone, sogni e paure, feticci, citazioni culturali che non sempre è facile cogliere e che forse lui non ama mai svelare sino in fondo. Come testimoniano questi lunghissimi rotoli, che abbiamo posto all'inizio dell'articolo, parte di un unico ciclo, detto della Vacca Sacra che, una volta ricomposti, comunicano mistero e inquietudine. 
E ogni rotolo è stato realizzato, come la maggior parte delle sue opere almeno sino ai primi anni del 2000, su una minuscola scrivania, in uno spazio di 1mq, in una stanza invasa di fogli, rotoli, visioni orizzontali.

Torinese, entra in questa galleria del '900 per la data di esecuzione del ciclo 1999/2000, realizzato meno che trentenne, ma soprattutto per il suo straordinario talento tecnico ed esecutivo, che non sembra più appartenere al proprio secolo e che è stato presentato per la prima volta al pubblico nel 2007 in una mostra a lui dedicata al MIAO - Museo Internazionale delle Arti Applicate, Torino. 
Ma non ama esibirsi. Ama produrre. E lo fa dando vita a cicli di opere complessi, capaci di richiedere anni di lavoro, utilizzando semplici rotoli di carta o materiale di recupero, come le radiografie di un ospedale psichiatrico,  o le buste della ASL. O come gli Scotchages, conservati come reliquie in grandi cartelline.


Di sè ha scritto:
"...Disegno su rotoli di carta (quasi sempre fatti di singoli fogli uniti l’uno all’altro) poiché ciò mi consente di far circolare a vuoto delle immagini mancando le relazioni di profondità tra esse, isolando oppure reiterando una figura (sottraendo il nesso narrativo, parodiando uno stile) il rotolo si richiude su se stesso, un circuito paradossale dove ovviamente tutto inizia dalla fine.
Ciò che caratterizza la tradizionale rappresentazione (occidentale), cioè l’unità di tempo di luogo e d’azione, nei rotoli è stata sostituita con delle corrispondenze tra figure, scritture e decorazioni (allucinazioni)”.
“Uso la penna a sfera su carta uso ufficio oppure riciclata per una questione di urgenza, prima di tutto, e poi perché la biro è l’ideale per contraffare matite, pennelli, penne, pennarelli, serigrafie, xilografie... permettendomi un certo svuotamento semantico, un autoesautoramento, per fuggire da un destino di(segnato)”.
“Sono uno scettico che esamina delle convenzioni, servendomi di una controtecnica, ovvero una stampella che mi aiuta ad inciampare”.
L'outsider art ha un nuovo maestro. Ma l'outsider art non ama avere maestri.


Mauro Gottardo è nato a Bardonecchia nel 1965 e vive a Torino. Animo solitario, oggi interamente dedicato alla ricerca artistica, dopo un periodo di lavoro come tipografo (dove scopre l'amore per l'arte grafica e il lettering) nel 1995 partecipa alla mostra collettiva "Help me to paint" alla  galleria Posada del Corregidor a Santiago del Cile. 
Da questo  momento alternerà mostre personali a lunghi periodi di silenzio: "Rotoli 1997- 2002," presso lo studio Alice Van Dam  di Torino nel 2003 e "Skeptik sindrome "presso NSK Art Institute a Lubiana nel 2004, doppia personale con Luciano Lattanzi al MIAAO (Museo  Internazionale delle Arte Applicate) 2007. "La Biro, o della fine del mondo". Teatro Palladium,  Roma, a cura di Alfredo Accatino, 2012.




4 commenti:

  1. Ciao Mig...
    credo siano passati più o meno 20anni...
    un saluto, Monica Griffa

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  2. Carissimo Mauro,
    sto stonata!
    Credo d'aver fatto male i calcoli!
    Comunque ti linko il blog della compagnia teatrale con cui lavoro da 13 anni...mi farebbe davvero piacere ri-sentirti.
    p.s. Bellissimi lavori
    Ciao Monica Griffa
    http://www.emanuelegiglio.blogspot.com/

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  3. Ciao complimenti!!! ti ricordi di me? eravamo compagni di classe in grafica..!! Ciao Nadia Vaccino

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  4. Ciao a Nadia e Monica, chi scrive non è Gottardo, ma faremo in modo di fargli arrivare i vostri saluti.

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