UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha trasformato gli artisti in prodotti, facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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martedì 7 dicembre 2010

IL MISTERO DI HARTMANN E DELLE TESTE MECCANICHE. UN CONTRIBUTO ALLA STORIA DELL'ARTE.

 

Tra il 1910 e il 1920 o poco più, si credeva ancora che la tecnologia potesse salvare il mondo. 
Non migliorare, avete capito bene, proprio “salvare”. Anzi dare vita a una nuova generazione umana, integrata alla macchina, perfettibile e forse, anche immortale. Per dare forma a una vita che avrebbe potuto superare i limiti della biologia e che avrebbe reso tutti gli uomini uguali, invincibili e felici. Affidando a una moltitudine di robota (termine coniato dal commediografo ceco Karel Capek per indicare uomini meccanici), il lavoro più duro.

Balletto triadico di Oskar Schlemmer una delle punte più alte e significative della stagione progettuale del Bauhaus.
Schlemmer concepì l’opera come una corrispondenza ‘matematica’ e ‘proporzionale’ tra uomo e spazio, con un ritmo che doveva servire ad un’ideale ‘riunificazione con il cosmo’.
Raul Hausmann Spirit of Our Time (Mechanical Head) - 1919 - Berlin

Un’utopia che s’incarna nel mito DADA, nelle visioni dell’espressionismo e del futurismo e del cubofuturismo russo. Con 5 grandi icone. 
 - la testa che Raoul Hausmann produce modificando un manichino di legno bidermaier, inserendo elementi ottici e meccanici. E che rimane una delle grandi icone e photo identity del ‘900
- la donna meccanica voluta da Fritz Lang per il suo capolavoro “Metropolis”, ritrovata abbandonata in un magazzino negli anni ’90 da un collezionista tedesco che l’acquisterà per poche migliaia di euro
- i disegni e i costumi teatrali di Fortunato Depero
- i disegni e i costumi teatrali dell’avanguardia russa, da Exter a Goncarova.
-  i costumi, i disegni, i progetti di Oscar Schlemmer e della Bauhaus

Mechanische Kopf, 1, Hartmann, Berlin 1920

In questo scenario che, a sua volta continuerà a produrre immagini e riferimenti culturali (che troverete in coda all’articolo) si inseriscono queste tre enigmatiche e splendide Teste Meccaniche, presentate per la prima volta insieme.
Espressione di quelle avanguardie che, nell’arco di 25 anni, tra il 1905 e il 1930 cambieranno per sempre il modo di rappresentare il mondo e la nostra vita.

La prima, oggi in Italia, custodita per anni da Mr. Oselja, proprietario a Colonia, di una piccola galleria d’arte e antiquariato (Bijoux 66), la cui raccolta d’arte delle avanguardie verrà dispersa nel 1995.
La seconda, andata in vendita in Germania nel 2011 da una collezione privata che aveva acquisito l’oggetto proprio nel 1995, e forse dalla stessa fonte.
La terza rivenduta in Germania, e anche in questo caso acquisita a Berlino, nel 1995.
Una comunanza di date che fa pensare a una dispersione.

Mechanische Kopf 2





Armoniose le proporzioni (40 cm x 29 cm x 29 cm) per la Mechanische Kopf, 1, con una struttura di legno policromo che interagisce con elementi di recupero e che ha come occhi le lenti di un binocolo.
Più complessa e articolata la struttura della Mechanische Kopf 2, che ospita elementi del domino e di assemblaggio e collage, con uno sviluppo più orizzontale e articolato.
La prima è firmata (HARTMANN 1920, Berlin), la seconda “Dr. Hartmann” e riporta la scritta Bauhaus.

Entrambe vengono qui oggi pubblicate per la prima volta insieme per dare un nuovo contributo allo studio di quegli anni che, evidentemente, permettono ancora scoperte e recuperi inaspettati, confermati anche da una analisi alla termoluminescenza, che oltre a individuare antichi restauro escludono successive manipolazioni.

La firma, il contesto, e l’epoca danno quasi per certa l’attribuzione a Georg(e) Hartmann, studente della Bauhaus morto poco più che trentenne in pieno regime nazista. Cosa che, spiegherebbe la dispersione negli anni successivi delle sue opere, in tempi nei quali questo tipo di espressività veniva definita come “arte degenerata”. Evento che aiuterebbe a comprendere quel velo di incertezze che ha ricoperto la sua biografia, reso più complessa anche della sovrapposizione con una omonimia ingombrante, quella con il Soprintendente della Bahaus in quegli anni: Georg Hartmann.

Una terza testa, di bellissima fattura, è passata in asta su ebay, venduta nel 2013 a 3600 euro.
Ecco la sua storia, che dà la risposta finale al tema, quando la casa Sotheby's nell'asta
20th Century Art – A Different Perspective 12 November 2014 | London la mette in vendita con attribuzione certa e una stima prudenziale di 15.000/20.000 sterline. Verrà venduta a 50.000 sterline. Illuminante la didascalia che la accompagna.



Sotheby's: Executed in 1928 whilst Georg Hartmann was a student at the Bauhaus, Mechanical Head perfectly encapsulates the theories of the Bauhaus movement. This particular sculpture is one of four in a series revolving around the human head, clearly inspired by the Dadaist Mechanical Head (Spirit of our Time) of 1919 by Raoul Hausmannn (fig. 1).
In post-Great War Germany there was a general belief that the artist could bring about better social conditions through the creation of new visual environments. This theory initiated the Bauhaus philosophy that technology was the answer to saving the world. It was from this hotbed of utopian aspiration that Walter Gropius founded the Bauhaus in Weimar in 1919. The Bauhaus school operated in three German cities until 1933, when it was closed by the Nazis who considered it degenerate. Despite being short-lived, its theories and teachings profoundly influenced the direction of modern art, design and architecture.
While attending the Dessau campus of the Bauhaus from 1927-29, Hartmann was heavily involved with the theatre department as both a performer and set designer. His interests with theatre are evident in his sculptures, as he incorporates theatrical elements of detail and mechanics into the human figure.

While the Bauhaus aimed to improve the world by means of a joining of modern art and technology, the preoccupation with robots or robotic figures in post-war European visual arts and literature had an altogether darker side. Artists such as Frantisek Foltyn (fig. 2), Josef Capek or film makers such as Fritz Lang in his 1927 film Metropolis used the figure of the humanoid robot to display an apocalyptic view of man's fate in the machine age, which represents the creeping dehumanisation of the world due to rapid industrialisation: the imperialism of metal and machine over man. Hartmann's mechanical head, a figure half man, half machine, in this context can also be read as an automaton bereft of its humanity. In lieu of a heart, there is a playing card – the ace of spades. Traditionally the highest card in the deck, in popular legend and folklore the ace of spades is a symbol of death, challenges and change.


Ecco la sua storia. 



Georg Hartmann, con gli occhiali, nel 1929, in una foto di T. Lux Feininger, oggi conservata  nel laboratorio di teatro insieme a Karla Grosch.


Georg Hartmann, studente, lo possiamo invece vedere qui, nel 1929, in una foto del grande T. Lux Feininger, oggi conservata presso la Fondazione Getty, ripreso nel laboratorio di teatro, dove lavorò come scenografo, regista e costumista insieme a Karla Grosch.
Altre foto lo ritraggono con Naf(tali) Rubinstein, Miriam Manuckiam, Günter Menzel, mentre sappiamo che collaborò con Paul Klee nell’organizazione delle rassegne espositive.
E che Kandinskij, su invito del regista Georg Hartmann (sempre lui?), avrebbe disegnato le scenografie, e messo in scena nel 1928 al Friedrich-Theater di Dessau i “Quadri di un’esposizione” di Modest Petrovic Musorgskij.
Un artista grande che sembra ancora guardarci attraverso quelle lenti spesse e piene di mistero.



Una testa meccanica. Un oggetto simbolo di un'epoca, chiara espressione dello stile e della poetica DADA, della quale Raul Hausmann rappresenta il massimo esempio ed esponente. Tale da influenzare gli artisti della sua cerchia. Ma anche la storia dell'arte del costume, come rappresenta questa breve carrelllata di arte alta e bassa, popolare e colta, a cavallo tra il 1920 e il 1930.




13 commenti:

  1. Buongiorno,

    Sono molto interessato al suo articolo sulle teste mecanicche di Hartmann.

    Potrebbe dare piu informazioni su chi in Italia custodisce la testa n°1 e se sarebbe visibile e d'altra parte, chi sono le persone che hanno rispetivamente venduto e comprato la n°2 in Germania?

    Grazie delle sue risposte

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  2. lasci pure la mia mail e la contatteremo

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  3. okay, aspetto delle sue notizie direttamente su mia mail
    per altro, congratulazione per il suo blog et Auguri per l'anno nuovo

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  4. Da molto tempo studio la presenza di automi e marionette nell'arte e in particolare nel teatro del primo novecento. Mantengo delle riserve sulla possibilità di apparentare il fenomeno DADA all'esperienza russa, nonostante i rapporti che gli intellettuali dei rispettivi paesi intrattennero, e alla luce delle differenti caratteristiche e ragioni che ebbe il fotomontaggio in Russia e Germania (forma d'arte per molti versi accomunabile alla poetica della marionetta e dell'automa).
    I miei ringraziamenti per il Suo contributo.
    Mi auguro che Lei scriva ancora su questi argomenti.

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  5. Grazie del commento, graditissimo. Se su questo punto avesse suggerimenti o indicazioni, ce li faccia pervenire.

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    1. Che senso hanno le nummerazioni delle teste di -Dr Hartmann-?
      Grazie per la risposta!

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    2. Sono solo in ordine di mia identificazione, non avendo un nome

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  6. E' carino da parte vostra elencare una sfilza di nomi per poi sottolineare che il lettore non ne conosce la maggior parte. L'irritazione che ne segue è comunque mitigata in gran parte dalla défaillance che commette lanciandosi alla ricerca delle origini di una parola che immagino sia nata un po' prima di Capek, a giudicare dal suo vero significato, un po' differente da quello che ha indicato.

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  7. Robot - Vocabolario Treccani

    robòt (o ròbot) s. m. [nel sign. 1, der., attrav. il fr. robot, dal cèco Robot ‹ròbot›, nome proprio, der. a sua volta di robota «lavoro», con cui lo scrittore cèco Karel Čapek denominava gli automi che lavorano al posto degli operai nel suo dramma fantascientifico R.U.R. del 1920; nel sign. 2, der. direttamente dal cèco robota nel senso di «lavoro servile; servizio della gleba»]. –

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  8. Vorrei sapere se la "testa del muratore", quella con i chiodi pintati sulla testa di legno, sia stata pubblicata su qualche libro specializzato nell'epoca Dada, o su qualche studio come quello del Prof. Daniele Menicucci (Montecatini Terme), pubblicazioni che non sono riuscito a rintracciare. Grazie per una cortese risposta in copia alla e.mail seguente:

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  9. Per vedere quale sia la testa del muratore di Raoul Hausmann, vedasi http://hausmannritrovato.blogspot.it/

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  10. Buonasera, anche io sarei interessata ad avere notizie sulla collocazione delle teste di Hartmann,soprattutto quella in italia, per una ricerca. Grazie, Chiara

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    1. salve, su cosa verte la sua ricerca? mi puà dare una mail?

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