UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha trasformato gli artisti in prodotti, facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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lunedì 6 dicembre 2010

LORENZO VIANI. IL TOSCANO PAZZO.

Lorenzo Viani (Viareggio 1882 - Lido di Ostia 1936). Pittore, disegnatore, scrittore, poeta (... suo libro si intitola: Scriverò un libro di poesie così tutti mi chiameranno poeta). Passato da ragazzospazzola di una barberia a genio a malato, tra i pazzi del manicomio.

Lorenzo Viani trascorre gli anni della sua infanzia nella Villa Reale di Viareggio,(suo padre era al servizio di Don Carlos di Borbone) e frequenta la scuola elementare ma solo fino alla terza classe: l'indole del ragazzino non era facilmente domabile, il carattere introspettivo faceva sì che molto del suo tempo lo passasse girando sulla spiaggia o per i boschi. Quando il padre viene licenziato, la famiglia Viani conobbe la miseria, condizione umana che non era sconosciuta al giovane Lorenzo: i suoi vagabondaggi per le zone di Viareggio più povere e derelitte avevano già profondamente impressionato l'animo sensibile del ragazzo.
Nel 1893 viene messo a lavorare nella bottega del barbiere Fortunato Primo Puccini, dove resta come garzone per diversi anni. Questo mestiere lo avvicina quotidianamente alla gente più disparata e gli permette "un apprendistato anatomico" del tutto particolare, dice lui stesso: "prima di averli disegnati questi visi acciabattati … li ho mantrugiati". E così Lorenzo si forma in una maniera del tutto personale e indipendente da qualsiasi schema, fino a quando non conosce il pittore Plinio Nomellini che incoraggia Lorenzo ad iscriversi all'Istituto di Belle Arti di Lucca, che frequentarà dal 1900 al 1903. Ma gli anni lucchesi sono anche assegnati alla politica, insieme ad un gruppo di anarchici Lorenzo conosce anche l’arresto ed il carcere.

Nel 1904 Viani viene ammesso alla scuola libera del nudo dell'Accademia di Belle Arti e frequenta anche lo studio del pittore Giovanni Fattori. Lorenzo aveva conosciuto il maestro intorno al 1901 grazie a Nomellini che l'aveva portato nello studio fiorentino di Fattori; questi mesi fiorentini sono molto stimolanti per il nostro, specialmente per gli incontri con diversi personaggi. Ritornato a Viareggio si stabilisce a Torre del Lago ed entra a far parte della "compagnia della Bohème", nel 1907 soggiorna per qualche mese a Genova e partecipa anche alla Biennale di Venezia, esponendo alcuni disegni. Questo è anche il periodo del primo soggiorno a Parigi dove resta più o meno un anno (gennaio 1908, primavera 1909), viaggio a lungo desiderato che però si rivela denso di difficoltà economiche e di solitudine, ma comunque positivo per le esperienze fatte e per i personaggi artistici conosciuti.

Gli anni che vanno dal 1911 al 1915 sono ricchi di lavoro e di viaggi in occasione delle mostre Personali tenutesi in parecchie località d'Italia; nel 1916 viene richiamato per la guerra poi congedato nel 1919; in questi tre anni, nei pochi momenti di tranquillità, continua incessantemente a disegnare, dipingere ed illustrare. Il 2 marzo del 1919 si sposa con la signorina Giulia Giorgietti e si trasferisce a Montecatini, dove la moglie lavorava come maestra elementare. Vi resta per circa due anni e poi ritorna a Viareggio: sono di questo periodo i teneri ritratti di bambini intenti a scrivere e a studiare. Dal 1920 al 1922 riprendono assiduamente le esposizioni a Bologna, a Lucca e a Roma, riprende anche la sua attività di scrittore e si dedica contemporaneamente, fino all'inaugurazione nel luglio del 1927, al Monumento ai caduti di Viareggio. Nel 1924 si stabilisce a Fossa dell'Abate (odierno Lido di Camaiore) e nell'anno successivo gli nasce il figlio Franco, successivamente riparte per un altro soggiorno parigino. Nel 1928 incominciano i primi attacchi di asma, malattia che purtroppo, con alti e bassi, non lo abbandonerà più. Lorenzo è in un momento felice della sua carriera è diventato un artista conosciuto in tutta Italia e le sue esposizioni sono luogo di incontro irrinunciabile per un pubblico colto ed internazionale.
Nel 1933 a causa dell'aggravarsi della sua malattia è costretto ad un lungo ricovero presso l’ospedale psichiatrico di Nozzano, in provincia di Lucca. La sua attività in questi mesi bui di sofferenza non si interrompe, ma anzi una numerosa produzione di disegni testimonia questo periodo: i malati di mente attraggono Viani alla stessa maniera di quanto lo attraevano i derelitti di Viareggio: sono personaggi al limite, che vivono in uno stato di incoscienza totale e senza nessuna prova di appello; la malattia li rende dimenticati, indifesi e proprio per questo meritevoli di maggiore attenzione. Nel 1936 gli vengono commissionate una serie di pitture per il Collegio di Ostia e dopo un lavoro senza sosta di parecchi giorni non farà in tempo a partecipare all’inaugurazione, colpito da un forte attacco d'asma muore il 2 Novembre di quello stesso anno. Questa un suo scritto:

Il cipresso e la vite 

Da Val di Castello a Bolgheri i cimiteretti sono tagliati in mezzo a floridi vigneti, un quadrato di cipressi presenta rigido le armi lanceolate. Dalla camera mortuaria alla prima tinaia non c'è che un tiro di schioppo. Sotto al muro che recinge l'isoletta dei morti, le radici della vite e del cipresso si stringono come mani di amici:
E non sapeva
l'uno che da un sentiero
di morte egli cresceva;
e non sapeva l'altra
che le foglie d'autunno
s'arrossano alla brina
come sangue, ed al vento
cadono come gocce
di pianto.

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