UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Un viaggio non scontato tra artisti, visionari e designer da tutto il mondo, molto lontano dai soliti 50 nomi. Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 e del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


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sabato 17 dicembre 2016

ICONE KITSCH. TEOMONDO, LE POPPUTE, IL MOCCIOSO E IL GESU’ DAGLI OCCHI BUONI. INSOMMA, I QUADRI PIU’ FAMOSI DEL MONDO.



  
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Celebre il caso di Joseph Henry Lynch (28 ottobre 1911-16 gennaio 1989) un artista inglese le cui donnine poppute dai fianchi robusti, hanno riempito l’Europa negli anni ’50 grazie a oleografie diffuse da una ditta belga. 
Meglio conosciuto con la firma J.H. Lynch ha prodotto alcuni capolavori della mass art come Tina (1964), Ninfa, Foglie d’Autunno e Woodland Goddess, che devono aver accompagnato la crescita e i primi abbandoni di generazioni di adolescenti. Simbolo di mediocrità artistica, ma amatissimi da classe media, le tele vennero addirittura inserite da Stanley Kubrick nella casa “per bene” dei genitori del protagonista di Arancia Meccanica e sulla copertina di un LP di Edwyn Collins. 


Non potete sbagliarvi. Sto parlando dei quadri icona-kitsch simbolo in ogni nazione, dei quali si ignora spesso chi ne sia l’autore, ma che contengono in se elementi e meme capaci di penetrare nella coscienza collettiva. Il segreto imperscrutabile di ogni successo. Come i “Clown Tristi”, le “spagnole maliziose” di Charles Roka, i toreri, i gatti di Novella Parigini, i bambini dagli occhi grandi, o autori come Teomondo Scrofalo, comparso in Italia alla fine degli anni ’50, con un soggetto mediato probabilmente da modelli francesi, e poi ripreso da produttori napoletani in serie.
Teomondo Scrofalo era, infatti, il fantomatico autore del “Vecchietto all’Osteria” (la firma fake era G. De Curtis) che popolò prima le trattorie, quindi le case degli italiani, per diventare oggetto a Drive In (1983-1988) di un fortunato tormentone di Ezio Greggio: “E’ lui o non è lui? ....ceeeertoo che è lui!”



foto del sedicente Bruno Amadio

Immortale è stato anche il “Bambino che piange”, poi ribattezzato “el diablo” o "gipsy boy" che divenne oggetto di una follia collettiva, ma che continuo ancora a vedere in giro. La storia fece il giro del mondo, e raggiunse il suo apice in Inghilterra. “Se in casa avete un quadro con un bambino che piange, dovete liberarvene immediatamente. Porta male!”.  Lo scrisse addirittura il Sun, uno dei maggiori quotidiani inglesi, e in redazione arrivarono oltre 2500 quadri che avevano come soggetto l’inquietante ragazzino.
Il motivo era stato un evento di cronaca:
 la comincia il 4 settembre del 1985. A Rotherham, nello Yorkshire. Una casa va in fiamme e tutto viene carbonizzato. Tranne una cosa. Un quadro. Anzi, una stampa da quattro soldi che raffigura un ragazzino in lacrime. La vicenda potrebbe passare inosservata se non fosse per la dichiarazione del capo dei pompieri: “Non è la prima volta che capita. Ho visto altre case bruciare e l’unica cosa rimasta intatta è quel maledetto quadro!”.
Da qui la leggenda si sviluppò in maniera incontrollata.
C’è anche chi è riuscito a risalire al suo autore: Bruno Amadio, veneziano, nato nel 1911 ma trasferitosi in Spagna, dove avrebbe passato il resto della sua vita sotto il nome d’arte di Giovanni Bragolin producendo migliaia di varianti del soggetto. Sarebbe morto nel 1981, ma la verità potrebbe essere un'altra (ed essere lui stesso una invenzione).


C’è infine un’ultima immagine che mi manda ai matti, letteralmente. Mi ossessiona da anni, perché da anni, la vedo dovunque.
Per scoprirla anche voi, ma la conoscete, basta digitare su google immagini la parola Gesù in qualsiasi lingua. Comparirà nella prima pagina, più volte, l’immagine di un Biondino dagli occhi buoni, leggermente a mandorla, con una vesta bianca che si apre verso il basso con dominante rossa e blu e uno sviluppo del corpo alla El Greco.
Ne esistono tre varianti base, anche con il cuore misericordioso, e va fortissimo il primo piano con gli occhi buoni e giallo dominante.

Ho pensato per anni che fosse anonima. E l’ho vista dovunque. A Porta Portese, sui pescherecci, sul letto di morte di Madre Teresa, nei reportages fotografici dei posti più lontani del mondo, in un ristorante in Corea dove servono polpi vivi, nelle foto della cella di Provenzano, e potrei andare avanti.
Alla fine sono riuscito a risalire alla verità.

Gesù Misericordioso, viene dall’Est, dalla Lituania, ed è stato realizzato nel 1934 secondo le indicazioni di Santa Faustina Kowalska che aveva avuto la visione e l’indicazione di tramandare il ritratto. Gesù è con la mano destra alzata, e due raggi che escono dal cuore, uno bianco e uno rosso, rappresentanti rispettivamente l'acqua e il sangue. Ha tunica bianca, contornata da luce, su sfondo blu, e riporta in basso la frase «Jezu, ufam tobie» ("Gesù, confido in te).

L'immagine fu dipinta a Vilnius in Lituania dall'artista Eugeniusz Kazimirowski, dopo che il suo vicino di casa e direttore spirituale di suor Faustina, don Michał Sopoćko, gli aveva condiviso la missione che suor Faustina affermava di aver ricevuto.
Il pittore impiegò circa sei mesi per completare l'opera sotto la continua presenza e controllo della suora e del prete. Suor Faustina era particolarmente esigente e domandava continuamente correzioni o aggiunte di dettagli, per ottenere un'immagine fedele alla visione. Dopo circa dieci anni dalla creazione della prima immagine nel 1943 un altro pittore, Adolf Hyla iniziò a realizzare le prime varianti, quelle che citavo.
La prima collocazione dell'opera fu la chiesa di San Michele a Vilnius,  il 4 aprile del 1937, ma con l’arrivo del comunismo, nel 1948, la chiesa fu chiusa. E l'edificio, quadro (senza cornice) compreso, venne acquistato da un privato. Una devota polacca e una lituana nascosero però la tela “La Sacra Immagine” (come la chiamò Giovanni Paolo II).

Solo dopo molti tentativi e peregrinazioni, nel 1982 viene accolta la richiesta di poter esporre nuovamente il quadro, che viene riportato in maniera avventurosa a Vilnus e poi restaurato, iniziando così a essere conosciuto a livello planetario. Unica tela voluta, secondo la vulgata, dallo stesso Gesù.

Per alcuni l'opera sarebbe anche una fusione del primo soggetto con l'opera di Pompeo Batoni, Sacro Cuore di Gesù, olio su rame, 1767, chiesa del Gesù, Roma.

La versione originale di Vilnus


Sacro cuore di Gesù di Pompeo Batoni


Cosa  colpisce l'immaginario in  in luoghi così diversi, superando tutte le altre immagini iconograficamente simili?
Se lo sapessi, potrei essere un grande artista di pessimo gusto. O un tipo, molto, decisamente molto ricco.

 Charles Rocha

Padre Pio Karateka

2 commenti:

  1. e i gatti di novella parigini? un must del kitch.

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  2. li avevo inseriti, ma sono troppo romani, come le foto di Sordi che mangia gli spaghetti

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