Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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venerdì 16 dicembre 2016

LA TRADIZIONE ITALIANA DI IGNAZIO DI STEFANO.



Questo ritratto a china, della fine degli anni ’40, riassume in sé la visione e la cultura  e le contraddizioi del modernismo italiano. Un segno, appunto “moderno”, che potrebbe competere con la quasi coeva esperienza di Oscar Kokoschka, ma che a differenza dei pittori del nord fa trasparire un continuo riferimento alla tradizione classica italiana. Nella postura, nella forma e nel contenuto. Alla ritrattistica cinquecentesca, agli schizzi su carta dei pittori veneti, che utilizzano la guazza per creare spettacolo, atmosfera, psicologia interiore. Una figura reclinata, pensante, appena accennata nei lineamenti, forse assopita. O forse solo immersa in una visione inespressa.
E’ negli anni ’50 che si compirà la parabola artistica di Ignazio Di Stefano. Finalista al Premio Marzotto, Quadriennale del 1953, Biennale. Poi, il boom gli toglierà la capacità di far sognare. Ma questo, il sognatore di questo disegno, ancora non lo sa.


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