Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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domenica 24 febbraio 2013

IL PITTORE CHE VENNE AVVELENATO DALLA COSA CHE AMAVA DI PIU’


Gustav Wunderwald (1882-1945) nasce a Colonia-Kalk. Inizia la sua carriera con un apprendistato con il maestro Wilhelm Kuhn e nel 1900 inizia a lavorare come scenografo e pittore per teatri, prima in Germania, poi in tutta Europa, dall'Opera Reale di Stoccolma allo Stadttheater di Innsbruck.
Dopo la prima guerra mondiale si stabilisce a Berlino, città nella quale realizza le sue prime mostre, e con la quale nascerà un feeling e un rapporto particolare. 
Gustav cercherà di raccontarla in tutti i suoi aspetti. Nasce così una ricerca formale che sembra anticipare in alcuni casi la cultura pop e la nuova oggettività. Con una particolare attenzione agli scorci più tristi e malinconici della vita urbana.



Quando il regime nazista va al potere, Gustav Wunderwald non mostra più il suo lavoro in pubblico, e sceglie di guadagnarsi da vivere colorando film pubblicitari per Ufa e Film Marte. Alla fine della guerra, quando ha deciso di riprendere la sua carriera ufficiale di pittore, muore per aver bevuto acqua avvelenata a Berlino, nel giugno del 1945. Ucciso dalla città che amava più di ogni altra cosa.




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