Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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domenica 16 gennaio 2011

SEBASTIANO CARTA. FUTURISTA ESPRESSIONISTA.

“Noi siamo perversi, o illusi incantati, o deserti. 
Sono solo. 
Dipingere è un togliersi di mezzo”. 
Sebastiano Carta

Ci sono persone a cui le cose vengono tutte facili. Altre che, per destino, per scelta in/consapevole, sono costrette a lottare tutta la vita per vedere riconosciuto non solo il proprio valore e il proprio talento, ma la propria storia. Sono quelle che scelgono sempre le strade più faticose e complicate. Magari, tra una sigaretta e l'altra, lasciando alla spalle mille disegni. Forse qualcuno di troppo.

Ovviamente è una lettura personale, ma questo è stato secondo me il destino di Sebastiano Carta, un futurista della prima ora, uno di quelli che Marinetti chiamo "...uno dei miei ascari più audaci...", troppo spesso ignorato nelle grandi rassegne dedicate al movimento nonostante una nuova attenzione abbia coinvolto oggi  le sue opere. Ma ancora molto tempo ci vorrà prima di rivedere o veder ristampate le sue fantasmagoriche composizioni poetiche proseguite sino agli anni ’60 che lo pongono tra i precursori della poesia visiva. in Italia. E di ritrovare e storicizzare molte delle sue realizzazione dei primi anni, oggi di difficile reperibilità.
Sebastiano Carta in un ritratto di Gianni Berengo Gardin

Nato il 4 Marzo 1913 a Priolo, in Sicilia, giovanissimo arriva a Roma per conoscere Filippo Tommaso Marinetti che ha apprezzato il suo scritto “Sistemazione Fisica” e che lo coinvolge subito nel gruppo romano. 
Già nel 1933 partecipa alle Parole Libere, legandosi a Carlo Belli e Bragaglia, per poi entrare negli anni '40 nel Gruppo comasco futurista dei Valori Primordiali. NeI 1944 fonda la Casa Rossa”, gruppo di cultura antiborghese, con Stradone, Dorazio, Zavattini, Guttuso, legandosi di amicizia con Roberto Melli, Antonio Marasco ed Enrico Accatino che come lui hanno scelto Roma come nuova città di elezione. E me lo ricordo da bambino, nel quartiere Trieste, dove abitavano, esplosivo e gesticolante. Una volta mentre parlava con mio padre, si mise addirittura a tracciare un disegno sul muro del palazzo con un gessetto, bulimico di forme, naturalmente street-writer.

 
Autoritratto, 1939

Da quel momento la sua figura diventa sempre più autonoma e la sua pittura sempre più personale. Egli vaga nei suoi pensieri, sfiorando il surrealismo, esplorando gli angoli più misteriosi dell’espressionismo. E’ uno dei quegli autori che, quando conosci le sue opere, le riconosci sempre. E le riconosci subito. Dipinge e disegna su qualsiasi foglio e con qualsiasi tecnica. Spesso anche con feltro e pennarelli, che oggi svaniscono come il suo ricordo. Labirinti a cui aggiunge parole, frasi, scribilli.
Lo scrittore Ettore Zavattini scriveva: "Carta quando stende davanti ai suoi amici i grandi fogli di pittura, si ricomincia ad amarlo e a stimarlo. Ci aggiriamo attorno a questi fogli come alle figure che i pittori ambulanti fanno sui marciapiedi…”

Morirà improvvisamente a Roma nel 1973, ad appena 60 anni. La Fiera Letteraria, ricordandolo, inserì questa sua frase: "Il destino di artista è quello, forse dell'artista di strada. Tracciare un segno per terra, prendere una moneta, suscitare una emozione. E poi alzarsi per andare via, aspettando che la pioggia dilavi il nostro sogno."

...
Sebastiano Carta, Opera anni '30/'40'
 
Sebastiano Carta, caduta libera, 1957



Sebastiano Carta,fuga di passaggio, 1970

IL FONDO DEL CRATERE

Odora di zolfo e d’acido
ogni molle odissea di lava.

Su uno specchio
lentissimo di rosso
ferree pinne galleggiano.

Dolcissime leggende sul cristallo
adombrato di purpureo sonno
ove il deserto si fa più raro
e le piriti signoreggiano il cristallo.


 

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