UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Viaggio non scontato tra artisti e visionari da tutto il mondo, molto lontano dai soliti 50 nomi. Non esisterebbero le avanguardie senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie del '900 – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


Seguiteci anche ogni mese su ARTeDOSSIER
https://www.facebook.com/museoimmaginario.museoimmaginario

https://www.facebook.com/Il-Museo-Immaginario-di-Allfredo-Accatino-487467594604391/




domenica 9 gennaio 2011

ALEXEJ VON JAWLENSKY. PAZZO PER IL COLORE.

Vi guarda con occhi sgranati, da finta ingenua, mentre i colori accendono ogni lato del volto a svelare ingenuità e emozioni. E’ una visione a due dimensioni, ma in quei colori c’è il mondo, c'è la gioia e lo stupore di vivere, ma anche il riverbero di un pianeta che si sta incendiando, anche se la gente ancora non lo sa.
Se avete anche voi questa sensazione siete davanti a un’opera di Alexej von Jawlensky (Aleksej Georgievič Javlenskij: ‪Алексей Георгиевич Явленский 1864-1941) figura chiave per capire il rapporto tra avanguardie russe ed spressionismo. Tra arte e sogno.
Nato da una famiglia aristocratica russa, originaria della Germania, i cui membri maschili erano, da lunga tradizione, avviati alla carriera militare Alexej, su spinta del padre, si arruola nell'esercito sino a diventare addirittura "Capitano delle Guardie Imperiali di San Pietroburgo". Ma non è certo la sua vita. E una volta presa coscienza si congeda dall'esercito nel 1896 per seguire la sua passione: la pittura. Ha 32 anni e per i tempi è già un uomo maturo.
L'Accademia di San Pietroburgo, dove comincia a frequentare i corsi di pittura  dal 1889 lo lascia  insoddisfatto. Dopo la vita militare non tollera più in rispetto delle regole. Un nuovo modo di vivere l'arte, libero e sperimentale, si stava infatti sviluppando in Germania e soprattutto a Monaco, città dove, tra il 1890 e l'inizio del secolo, arrivarono da ogni parte d'Europa e dalla Russia giovani artisti che desideravano dedicarsi alla carriera artistica: Kandinsky, Kubin e Klee, che diventeranno suoi amici.
Libero di dedicarsi pienamente alla pittura, Jawlwnsky impiegherà gli anni successivi per viaggi in tutta Europa, soprattutto in Francia, dove rimarrà profondamente colpito dalla scoperta dell'arte post-impressionista di Van Gogh, Cezanne e Matisse. Su questi modelli anche la sua pittura troverà così un proprio linguaggio, orientandosi verso le modalità espressioniste: colori forti, puri, con audaci accostamenti, dalla forte connotazione psichica, stesi in larghe superfici unitarie racchiuse all'interno di spesse linee scure che, da semplici contorni, diventano così segni fortemente emotivi, in grado di delineare l'espressione di forze interiori. Le forme diventavano sempre più stilizzate, sempre meno descrittive. Una ricerca dell'essenzialità, della sintesi tra l'espressione della spiritualità e l'esteriorità del mondo reale.
Nel 1909 sarà tra i fondatori della 'Nuova Associazione degli Artisti', con il connazionale Kandinsky e la sua compagna Gabriele Münter, dimostrando di essere tra gli artisti più attivi presenti in città. Il nuovo gruppo porterà alla creazione del movimento del “Cavaliere Azzurro'” di cui, però, Jawlensky non farà mai parte espressamente, nonostante la sua influenza sui membri del gruppo, soprattutto sul più giovane Franz Marc. E’ in questo periodo che nascono le prime teste, come “Medusa” (oggi conservata al Museo di Lille) della quale in questa pagina vediamo uno studio preparatorio del 1912/1913.
Allo scoppio della prima guerra mondiale, come tutti i cittadini russi residenti in Germania, sarà costretto a lasciare il paese in sole 48 ore e si rifugerà in un piccolo appartamento in Svizzera, a Saint-Pex, sul lago di Lemano, in ristrettezze economiche, con la moglie Helene, il figlio e la von Werefkin. Il forte impatto emotivo dovuto a questo evento traumatico lo condurrà ad una sempre più intensa spiritualità e meditazione interiore, che si rifletteranno anche nelle sue opere. Dimenticati i colori squillanti del periodo ligure, i quadri datati nello stesso anno, 1914, ed eseguiti nell'esilio svizzero, sono caratterizzati da un colore denso e trattenuto, da un' incombente cupezza, da una tavolozza scura ed opaca.
Sono gli anni in cui inizia a dipingere uno stesso soggetto in serie, cominciando dalle “Variazioni su un tema paesaggio”, prendendo spunto da ciò che si vedeva da una finestra di Saint-Prex, finestra che, egli ci dice, era l'unico spazio veramente 'suo' nel minuscolo appartamentino. Questa maniera ossessiva, ripetuta, di rappresentare un unico soggetto in serie, lo accompagnerà per tutta la vita. Dopo il paesaggio si dedicherà ad un altro soggetto, le celebri “Teste”, prima volti femminili (ecco che ritorna Medusa) sempre più scomposti nei loro elementi costitutivi fino a somigliare a composizioni astratte di linee e colori, poi viste come ripetizione del Volto del Cristo, e quindi spunto di riflessione e meditazione interiore. Jawlensky diventerà così il precursore della pittura seriale, eseguita soprattutto dopo la seconda guerra mondiale dagli artisti americani.
Jawlensky rimarrà in Svizzera, a Zurigo, anche dopo la fine della guerra. Tornerà in Germania solo nel 1921: le sue opere saranno esposte in varie città tedesche e, assieme a quelle di Kandisky, Klee e Lyonel Feininger, gli autori con i quali darà vita, nel 1924, al gruppo dei Quattro Blu, le sue tele saranno portate in America. Dal '33 anche le sue opere saranno definite 'arte degenerata' dal regime nazista, contribuendo a rafforzare il suo isolamento e il suo stato di meditazione interiore. Dal 1937 non sarà più in grado di dipingere perché paralizzato a causa di una forma acuta d'artrite che lo colpisce nel 1926. Morirà a Wiesbaden nel 1941.  E sarebbe interessante, un giorno, riuscire ad esplorare quello che può succedere nella mente di un genio com Jawlesky, impossibilitato a esprimersi.

3 commenti:

  1. Walter Wolfango Alaimo4 gennaio 2013 13:12

    Il caro Alexej, ha lasciato al futuro, delle opere meravigliose! E' stato un magnifico artista!

    RispondiElimina
  2. fantastici. Complimenti dalla pagina facebook FANDIPHILIPPEDAVERIO

    RispondiElimina