Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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lunedì 10 gennaio 2011

LA CASA ROSSA DI ROBERTO MELLI. UN QUADRO ESEMPLARE.

"La Casa Rossa", Roberto Melli, 1923. Galleria Nazionale di Arte Moderna, Roma, Sala 25, Valori Plastici.

Un piccolo quadro, in parte dimenticato, di valore estetico assoluto, e totalmente inedito per lo stile italiano. Un quadro che i visitatori frettolosi della Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma spesso ignorano, ma che preannuncia la pop art e la pittura metafisica di Hopper che, proprio in quegli anni, aveva iniziato negli Stati Uniti la sua ricerca in felice solitudine. Un quadro del quale non era possibile  sino a pochi anni fa ritrovare traccia nel web, e che solo pochi storici dell'arte citano.

 

Al centro dello spazio una casa rossa su una collina che credevo potesse essere una casa del Lungotevere, a Testaccio, dove Melli abitava, e che ho scoperto poi essere Villa Strohl Fern, vista da via Flaminia Vecchia, all'epoca sede di numerosi studi d'artista ( da Trombadori a Oppo, da Arturo Martino a Guidi), oggi invisibile per la crescita degli alberi.


La "casa" si staglia su un cielo azzurro, uno di quelli che i romani conosco bene, dipinto openso in estate, con l'aria un po' loffia del pomeriggio.

Il quadro poi si sviluppa con un taglio totalmente inedito e fuori dai tradizionali sistemi compositivi, con una linea diagonale che taglia e divide in due il formato quadrotto.

I fiori e la rete diventano una texture astratta

La prospettiva è totalmente rispettata, ma lo spazio diventa addirittura metafisico. Tutto è immerso nel silenzio. Non ci sono persone. Non c'è nessun compiacimento paesaggistico. Non c'è il narcisismo di De Chirico. Non c'è più neanche lo "stile italico" del novecento classicista che imperava in quegli anni. Anzi, chissà perché, mi viene in mente l'immagine della casa della Signora Bates che sovrastava il motel di Psycho, che ho visto a Los Angeles negli studi della Universal e le pitture di quei pittori americani, che, non avendo altro, riprendevano silos e covoni.

 

Nel 1923, dopo aver attraversato il futurismo con dipinti e sculture di valore fondamentali (la donna con il cappello, una lama nella coscienza), appena due anni dopo la Marcia su Roma, due prima del quadro di Hopper, Melli (1885 -1958) aveva aperto una porta che gli italiani non erano stati in grado di vedere. 

 

Edward Hopper - House by the railroad
Oil on canvas 1925 MoMa New York

La casa di Hopper
La casa di Psycho, 1959 Universal Studio


OIL PAINTING: "Grain Farm" ~ John Rogers Cox, 30s
L'arte non rende il visibile. 
Ma rende visibile ciò che visibile, non è.
Paul Klee.



Coal Tower, 1934 - Max Arthur Cohn,

Ralston Crawford - Vertical Building, 1934


5 commenti:

  1. Un sincero grazie per aver fatto uscire dall’anonimato web questo splendido quadro del Melli, che ammetto non conoscevo, nonostante ami la pittura del “ritorno all’ordine” di quegli anni e sebbene sia da tempo un estimatore della corrente Valori Plastici.
    E complimenti per l’analisi acuta che ne ha dato.
    Effettivamente la parte in primo piano (che lei definisce efficacemente una “texture astratta”), mi ricorda piuttosto da vicino certi lavori di Casorati, dove alcune parti del dipinto si isolano e creano delle “formazioni astratte decorative” di grandissima eleganza, spesso con forme tondeggianti e dai toni pastello come nel quadro suddetto (in alcuni casi divengono anche l’unico soggetto del dipinto stesso, come nelle famose “scodelle” o nelle “uova”).
    A primo acchito si potrebbe anche riscontrare un richiamo alla “Torre rossa” di De Chirico, ma come fa capire bene lei, è un’assonanza meramente visiva senza un vero contatto “poetico” tra le due opere. L’intento metafisico di questo quadro pare anche a me molto lontano da quello di De Chirico. Forse è anacronisticamente addirittura più vicino alla croce rossa inclinata del Presepe di Greccio degli affreschi di Giotto ad Assisi, anche solo visivamente, a causa di quel il taglio dal basso e quel parapetto-cornicione in primo piano.
    Comunque, come dice lei, l’elemento di maggior rilevanze mi pare proprio l’incredibile empatia di questo dipinto con l’opera di Hopper. Persino nel notevole e spiazzante taglio dell’inquadratura, che ha una natura incredibilmente cinematografica e sorprendentemente hopperiana.
    A questo proposito non le nascondo che personalmente ho sempre letto la pittura di Hopper come una sorta di “Metafisica Nordamericana”, ovviamente scevra dal mito e dagli spettri millenari che popolano il bacino del Mediterraneo e la vecchia Europa, e proprio per questo così pregnante e ficcante per le sensibilità moderne. Una sorta di metafisica del vuoto d’identità, e forse per questo così attuale per le coscienze degli abitanti di mezzo mondo.
    Ma l’anello di congiunzione che questo quadro incarna in modo straordinario, mi mancava proprio.
    Quando avrò modo di tornare a Roma, riandrò di certo alla Galleria d’Arte Moderna e non mancherò di fermarmi con attenzione di fronte a questo interessantissimo quadro.

    Mi scuso per il commento chilometrico e la ringrazio ancora per lo splendido post, il suo è un lavoro degno dei migliori elogi.

    Cordiali saluti,
    Mauro Staffoni

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  2. Grazie per le parole e per la condivisione, ci segua e se ha voglia di inviare un contributo lo faremo con piacere.

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  3. veramente grazie anche da parte mia, un quadro assolutamente straordinario. Oltre che Hopper mi ricorda il precisionismo di pittori come Charles Sheeler e Ralston Crawford, mi viene in mente ad esempio Vertical building del 1934 di quest'ultimo, ma il quadro di Melli per me è di molto superiore. Si potrebbe mettere in una risoluzione migliore? Sarebbe bello poterlo vedere in dimensioni accettabili...

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  4. purtroppo non in rete, ma ci ripromettiamo di cercare un fotocolor alla Gnam.

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  5. Grazie, se è possibile sarebbe veramente cosa gradita non sa quanto, perchè anche se vederlo sul web non è la stessa cosa un quadro così meriterebbe di essere visto grande (soprattutto non avendo possibilità di poterlo vedere di persona nell'immediato). Sono l'autore del commento precedente.

    Giovanni

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