Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento o popolano le edicole con monografie e “comodi fascicoli settimanali”. L’arte è infatti qualcosa più complesso della semplice divulgazione che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.

Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non da musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Donghi, Melli, Accatino, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.


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lunedì 10 gennaio 2011

IL TRIONFO DELLA MORTE TRA LE MACERIE, SECONDO GEORGE GROSZ


La Morte si aggira tra le macerie della seconda Guerra Mondiale di una città quasi certamente tedesca, Berlino, o forse Dresda, completamente rasa al suolo da 9 kilotoni di TNT sganciati dalle Fortezze Volanti in appena 3 giorni. 
La Morte impugna una bandiera sfilacciata, e senza insegne, ma ride soddisfatta, e avanza nell’acqua per falciare le ultime vite. O irridere ai superstiti.
Questo il tema di uno straordinario acquarello di George Grosz (1893-1959), del tutto inedito, passato in asta un paio di anni fa e ora in una collezione privata. Un quadro presumibilmente del 1949, vista la forte somiglianza della bandiera a quella che ugualmente sventola, lacera, nel celebre “La danza dell’uomo grigio”. Ma quasi certamente precedente di qualche anno, quasi fosse un appunto personale, lasciato sul foglio per fermare lo sdegno e il dolore. La sua forza è infatti tutta nell’immediatezza del tratto, nella velocità di esecuzione, e nella capacità di unire la modernità del disegno con una simbologia arcaica e mistica che riporta al medioevo e ai “Trionfi della Morte” che popolano le pareti delle chiese, da Palermo all’estremo Nord dell’Europa, come i due affreschi qui allegati testimoniano. 
Un piccolo quadro, esemplare, che ci riporta indietro nel tempo, e che ci incatena, per sempre, alle nostre responsabilità.
La danza dell’uomo grigio




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