Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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venerdì 10 marzo 2017

DALLA RUSSIA PER AMORE – BORIS BILINSKIJ


Un genio questo Boris Bilinsky (come viene a volte scritto), nato il 21 settembre 1900 a Bendery (Russia) per morire a soli 47 anni a Catania, nel 1948.
Ci era giunto per amore, quando a 36 anni incontra una ragazza che ha la metà dei suoi anni e perde la testa. Lei è la figlia di un noto medico catanese. Ovviamente la famiglia rimane frastornata, appare troppa la differenza d’età, ma l’intelligenza e il talento di Boris li conquistano. In fondo è stato proprio lui a disegnare i manifesti di Metropolis di Fritz Lang, il più famoso film del tempo, divenuto uno delle icone del ‘900 tanto da raggiungere oggi tra i collezionisti cifre da capogiro che porta ancora più avanti il processo visivo, diventando precursore della street art e della pop art.



Nel 1920, a vent'anni, fugge dalla Russia a causa della Rivoluzione e si stabilisce a Berlino dove lavorò per diversi teatri per poi sbarcare a Parigi. Nel clima turbolento della città francese frequenta gli esuli russi come lui, iniziando a realizzare le scenografie per balletti, e quindi per il cinema.          



 
Con la moglie Franca si stabilisce in Italia, anche se continua a viaggiare e lavorare in tutta Europa, passando dal cinema muto al cinema sonoro.
Alla scoppio della guerra, non può più far rientro in Francia e inizia a collaborare con il Massimo di Catania e con il Cinema. Morirà e verrà sepolto nel Cimitero monumentale di Catania.

In lui avviene una sintesi estrema tra cultura delle avanguardie, cultura europea, tra cinema e balletto, realizzando opere che esprimono il senso pieno di quei straordinari anni.
Sarebbe bello e giusto se Catania gli dedicasse una grande mostra.





La tomba di Boris a Catania nella zona monumentale

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