UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Viaggio non scontato tra artisti e visionari da tutto il mondo, molto lontano dai soliti 50 nomi. Non esisterebbero le avanguardie senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie del '900 – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


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mercoledì 26 ottobre 2016

IL PIANETA DELLE SCIMMIE SECONDO EMMANUEL FREMIET



I delitti della Rue Morgue (The Murders in the Rue Morgue), è un racconto scritto da Edgar Allan Poe pubblicato nell'aprile del 1841 sul The Graham's Lady's and Gentleman's Magazine di Filadelfia. Un giallo bizzarro e paradossale, su un duplice delitto. Ma ecco la soluzione: “…Il colpevole non è un brutale assassino, come tutti credono, ma un animale. Un enorme orango del Borneo fuggito da una nave con il rasoio del padrone. Il marinaio insegue l'orango, che si arrampica fino all'appartamento delle vittime, dove madame L'Espanaye e la figlia vengono colte di sorpresa. Il marinaio, salito a sua volta, osserva inerme dall'esterno la scena: l'orango, balzato nell'appartamento, tenta di radere Madame L'Espanaye imitando il comportamento del padrone, ma di fronte alla reazione di terrore scomposto della donna diventa improvvisamente furioso e le tronca di netto la testa. Il sangue eccita ancor più la scimmia, che in preda al furore strangola Mademoiselle L'Espanaye…

 

Ora che vi siete ripresi dallo spavento, ho il piacere di mostrarvi l’unica scultura che imprime nel marmo, con incredibile realismo, un omicidio nel momento esatto in cui si compie: "Orangutang che strangola un selvaggio del Borneo" (1895) di Emmanuel Frémiet (Parigi 1824 – 1910). Presenta molti punti in contatto con il racconto di Poe, ma vorrebbe in realtà sintetizzare lo scontro tra la civiltà e uomo da una parte e la forza della natura dall’altra. 
Tema che era stato ripreso da altri autori del tempo, come Louis-Ernest Barrias (Lotta con l’alligatore, 1895) e Jules Coutan (Caccia all’Aquila, 1899/1900).


La cosa interessante è che Frémiet non si ferma al primo omicidio, commissionato dal Museo di Storia Naturale di Parigi, ma produce altre opere sul tema, tra cui "Gorilla che rapisce una donna" che ottenne la medaglia d'onore al Salon di Parigi del 1887, e che prefigura con incredibile chiarezza la svolta finale di King Kong. Il segreto di un gusto macabro che forse nasce dal suo lavoro da ragazzo alla Morgue, quando disegna il volto dei morti annegati per togliere il pallore, dopo aver "ricomposto un uomo decapitato a colpi d'ascia o fatto a pezzi da una falciatrice".
Emmanuel Frémiet, non era però uno scultore qualunque. Era al massimo della sua fama, era stato maestro di disegno animalista di Rembrandt Bugatti, e aveva da poco terminato il suo capolavoro, la grande statua dorata di Giovanna d'Arco a cavallo, vessillo al vento, che da più di un secolo è al centro di Place des Pyramides, o l’elefante, che ancora adesso accoglie i visitatori all'esterno del Musée d'Orsay.

"Gorilla che rapisce una donna" 1887,

Jules Coutan (Caccia all’Aquila, 1899/1900).
Louis-Ernest Barrias (Lotta con l’alligatore, 1895)
King Kong, 1933


Ben Smith





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