UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha trasformato gli artisti in prodotti, facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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lunedì 28 dicembre 2015

CHARLOTTE PERRIAND: LA DONNA A CUI LE COURBUSIER RUBO' GLI OGGETTI


Charlotte Perriand (Parigi, 1903 – Parigi, 1999) è stata un architetto e designer francese, tra i maggiori protagonisti, dimenticati, del design contemporaneo, e spesso i suoi meriti, come nel caso di LC4, la chaise longue disegnata da Le Corbusier, Pierre Jeanneret (la moglie) e …guarda guarda …Charlotte Perriand.

Charlotte sulla "sua" chaise longue, nel 1929

Charlotte nel 1927
Charlotte nel 1935
Divertente il ritratto che ne da di lei Mauro Erro “…se avessi potuto, nel 1927, sarei andato al Dome o in uno dei caffè di Boulevard du Montparnasse per aspettare che un mattino una giovane studentessa ventiquattrenne dell’Ecole de l’Union Centrale des Arts Décoratifs, Charlotte Perriand, bellissima in un tubino beige e una camicia decorata con piccoli fiorellini e un grazioso capellino, con la cartellina dei disegni sotto braccio, impiegasse quegli otto minuti che separavano casa sua dal numero 35 di rue de Sèvres, per arrivare dinnanzi al prestigioso atelier del grande architetto Le Corbusier. Avrei voluto guardarle il viso tirato ed emozionato prima di entrare.
“Qui non si ricamano cuscini…” disse un sarcastico LeCorbù dopo aver guardato i suoi disegni. Dopo alcuni mesi ebbe modo di ricredersi quando al Salon d’Automne vide alcuni mobili progettati da quella giovane ragazza. Si scusò e l’assunse. La sposò pure, anche se non durò molto. Fu da allora che nel prestigioso atelier si iniziarono a progettare quei mobili che ingiustamente si attribuiscono al grande Le Corbusier, ma che invece erano il frutto di un genio dal nome Charlotte Perriand. Compresa quella chaise longue dove io mi adagio, meno leggiadro di lei, per leggere i miei libri e bere i miei vini. Anche se in fondo solo non lo sono mai...”

Le Corbusier is on the left, and her first lucky husband
Percy Scholefield is in the back.
Paris 1927



Dopo un periodo di studio all'Ecole de l'Union Centrale des Arts Décoratifs a Parigi ebbe alcune esperienze nel campo del disegno dei mobili e dell'arredamento, esponendo al Salon d'Automne. Nel 1927 inizia una collaborazione con Le Corbusier, durata in maniera continua fino al 1937. Nel suo studio realizzerà, insieme a lui e a Pierre Jeanneret, alcuni mobili entrati nella storia del design. Inoltre ebbe incarichi nello studio relativi al progetto di molti arredi degli edifici progettati. Nel 1930 intraprese un lungo viaggio in Unione Sovietica, che la mise in contatto con l'ambiente fertile di idee del costruttivismo russo. Nel 1933 fu una delle poche donne a partecipare al IV CIAM ad Atene.  Nel 1940, mentre la Germania stava invadendo la Francia, Charlotte si imbarcò per il Giappone, dove era stata invitata a tenere un seminario sul nuovo design. Vi ebbe occasione di realizzare prototipi con un gruppo di studenti e, successivamente, un'importante esposizione. Dopo l'entrata in guerra del Giappone con gli Stati Uniti,  fu segregata. Con avventurose vicende, raccontate nella sua autobiografia, riuscì a sopravvivere alla catastrofica guerra e ritornò in Francia nel 1946, con il nuovo marito e la figlia avuta in quegli anni.  La vita professionale riprese con nuove collaborazioni. Oltre al rapporto con Le Corbusier, con cui collaborò ai progetti dell'Unità di Abitazione di Marsiglia, ebbe esperienze con il pittore Fernand Léger, con Jean Prouvé, con Lucio Costa ed altri importanti architetti. Tra l'altro, fu particolarmente impegnata nella realizzazione di stazioni sciistiche in Alta Savoia.  Nell'ultima parte della vita rallentò l'attività ma mantenne sempre aperto il suo atelier. E’ morta a 96 anni.






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