UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Viaggio non scontato tra artisti e visionari da tutto il mondo, molto lontano dai soliti 50 nomi. Non esisterebbero le avanguardie senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie del '900 – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


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martedì 20 febbraio 2018

LA SCIENZA OSCURA - dummy, manichini, pupazzi

La scienza ha sempre cercato, nel tempo, di riprodurre repliche di uomo (e donna). Cioè un simulacrum “figura-statua”, parola che indicava originariamente l’immagine o la rappresentazione di una divinità.  
Con obiettivi sicuramente scientifici, funzionali all’apprendimento, alla simulazione, alla pratica medica e tecnologica. Il problema è la stratificazione tra prassi e visione, che porta un ulteriore soggetto a diventare l’esecutore materiale dell’opera. Una figura ambigua, vocata a tracciare a linea estetica del manufatto finale, sia esso un Dummy (un pupazzo da crash test), un Dentoform Dental Phantom Head, struttura in metallo per il training del dentisti, e via dicendo.
Una figura che a volte è un artigiano, come per esempio Walter Schulze-Mittendorff, robot designer di Maria The Maschinenmensch ("machine-person") nel capolavoro di Fritz Lang Metropolis.
Quasi sempre, l’artista diventa il medico stesso. o lo scienziato. Che qui si abbandona al proprio estro artistico e interpretativo. A volte liberando i propri mostri. A volte rasentando l'estasi come in questi straordinari manichini da crash per paracudisti degli anni '40 la cui composizione plastica ricorda Donatello.


Ma poi, non c’è anche nulla di più agghiacciante di un pupazzo del crash test che ghigna, della sagomatura di un profilo metallico, di un dente incapsulato nell'acciaio. Come le statue di cera del '700, che si aprivano per svelare la morte. Ecco perché se ne avessi i mezzi costruirei una wunderkammer di manichini, props, wooden head. Perché l’immaginario è ancora ricco di interpretazioni, e parco di risposte.





La parola manichino deriva dall’olandese “manneke” che significa piccolo uomo, che poi si evolve nella parola francese “mannequin”.  I precedenti dei manichini sembrano risalire già al 1500, figure in somiglianza di Madonne o sacre , da usare nelle rappresentazioni mentre nel 700 , nella sartoria si utilizzavano delle piccole figure, quasi delle bambole dove in scala presentare le creazioni. A Venezia  i manichini erano chiamati “piavole de Franza”, bambole. 








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