UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Viaggio non scontato tra artisti e visionari da tutto il mondo, molto lontano dai soliti 50 nomi. Non esisterebbero le avanguardie senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie del '900 – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


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domenica 11 febbraio 2018

FANO MESSAN LA SCULTRICE SVANITA NEL NULLA

Luis Buñuel affila il rasoio, guarda la Luna, poi afferra l’occhio sinistro della ragazza, che aspetta immobile con una smorfia che potrebbe addirittura suggerire un sorriso o una attesa. Lo allarga, e mentre una lama lo taglia una nuvola attraversa la Luna. Un effetto realistico terrificante per il cinema di allora, e direi anche di oggi, realizzato con un semplice stacco di montaggio e un occhio di un vitello.
E’ una delle immagine iconiche del ‘900, che con Mario Verdone professore di Linguaggi Cinematografici guardavo sorpreso all’Università, nelle minuscole stanze di Piazza Indipendenza, quando faceva montare le pizze originali dei film e ci faceva vedere i grandi classici del muto, da Lubitsch a Fritz Lang. 
 
Quella sequenza, una di quelle quattro o cinque che si pubblicano se parli di cinema d’avanguardia, era la scena clou di Un chien andalou, un cortometraggio del 1929 scritto, prodotto e interpretato da Luis Buñuel e Salvador Dalí, diretto dal solo Buñuel, considerato il film più significativo del periodo del cinema surrealista. Un film apparentemente senza trama, silenzioso, con didascalie fuorvianti, nel quale vediamo la stessa donna sfregiata, attraversare le strade e i luoghi vestita da uomo.
 
Ebbene, trent’anni dopo ho scoperto che quella ragazza aveva una storia, ed era un’artista essa stessa, ovviamente dimenticata. Meglio, svanita.
Prendete appunti, si chiamava FANO MESSAN, e andava in giro giovanissima, vestita da uomo a Parigi, con i capelli tagliati cortissimi per frequentare le scuole del nudo e i laboratori di scultura, che vedevano di mal occhio la presenza di donne.

Nata nel 1902 Tarbes sui Pirenei francesi, a 16 anni abbandona la Scuola di Belle Arti di Tolosa per tentare la fortuna a Parigi e diventare “uno scultore”. Tanto che anche nella sua foto più conosciuta appare in giacca e cravatta accanto a una delle sue opere "Androgino" esposta al Salon d'Automne nel 1925, mentre nel giornale Le Réveil du Nord viene presentata come "il più giovane scultore del mondo". Merito anche di una moda che deve averle cambiato la vita, Il look a “la Garçonne”, ispirato all’omonimo romanzo di di Victor Margueritte. Quando uscì, nel 1922, questo romanzo di formazione suscitò un tale scandalo che il suo autore, già insignito della Legion d’Onore, fu pregato di restituire l’onorificenza. La garçonne - il cui titolo definiva una categoria umana, le giovani spregiudicate, che passerà alla storia del costume - racconta con un linguaggio esplicito la storia di Monique, ragazza della buona società parigina che, alla vigilia del matrimonio, scopre che il futuro marito ha un’amante. Umiliata, si vendica e decide di prendere in mano il priorio destino. Curiosa di tutto, Monique cercherà occasioni libertine per emanciparsi, proverà esperienze diverse, sia con donne sia con uomini, che considera “strumenti di piacere”. Fano ha 20 anni, e sceglie di essere anche lei padrona del proprio destino, tanto che due anni dopo il giornalista del Chicago Tribune, Lorimer Hammond scrive un articolo intitolato "Al Quartiere Latino è divertente cercare di determinare il sesso di Fano Messan", recensendo la mostra dello scultore a Bellamy Gallery di Chicago. 

 

Questa ragazza dai lineamenti puliti si trova così al centro del mondo artistico senza nemmeno accorgersene, per essere poi espulsa, senza che sappiamo come.
Frequenta Man Ray, che la fotografa spesso, Dalì, Kisling, Foujita, Tristan Tzara e lo stesso Bunuel che gli offre il ruolo di ermafrodita nel suo film surrealista, dopo averla vista nel film L’argent - Une standardiste del 1928.

Le sculture di Fano Messan sono piene di sensibilità senza artifici, linee semplici e armoniose a metà strada da art deco e modernismo dove si sente l’influenza di Maillon. Domina il legno, la pietra, l'avorio o il vetro per dare vita ai suoi soggetti preferiti. Le decorazioni per il Casinò Grand Cercle di Aix-les-Bains e il fregio di "Dance" che adorna le pareti della Sala da Ballo Tabarin in Svizzera.
Celebre anche il doppio ritratto, che lei fa a Kees Van Dongen nel 1929, anno della sua naturalizzazione francese, e che lui ricambia con un delicato dipinto a olio. Kes, olandese, è un omone sanguigno ma era diventato il pittore dell'eleganza parigina. “Il segreto del mio successo?” sciverà “dipingi le donne più sottili e i loro gioielli più grandi”.
Citazione che non si addice al ritratto, nel quale Fano Messan sembra fragile e determinato, lo sguardo profondo e distante nello stesso tempo, la bocca di un rosso acceso leggermente socchiuso gli conferisce un'aria penetrante. Lungamente attaccato al fauvismo, van Dongen posa sulla tela tocchi di colori vivaci e luminosi che contrastano con il bianco della camicetta. La presenza di arancio, verde e rosso, colori così comuni in tutti i suoi ritratti, non impedisce agli occhi della modella di dominare la composizione del nostro lavoro. Questa volta l’ha dipinta com'è senza alcun artificio.

A partire dagli anni ’30 si perde, sparisce, anche se la sua biografia la porterà a vivere ancora tanto e a morire a 96 anni nel 1998 in un piccolo borgo  termale della sua Occitania, Juvignac, che nel 1962 conta solo 182 abitanti prima di crescere grazie al turismo.
Fano in una foto di Man Ray
 
ritratto di Fano di Kes Van Dongen


ritratto di Kes Van Dongen di Fano
 
ritratto di Fano di Kes Van Dongen
Fano in una foto di Man Ray

 



PROSSIMAMENTE. SU OUTSIDERS.

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