Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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martedì 11 settembre 2012

OTTO FORSTER, MAESTRO TRA SIMBOLISMO, SECESSIONE E OBLIO.



Crocevia... 
siamo alla fine.
Già è scesa la sera:
anche questa è la fine.
Breve il cammino:
chi può esserne stanco?
Per me è già troppo lungo:
il dolore stanca.
Mani si offrivano:
perché non le hai prese?
Sospiri sospesi...
non li hai intesi!
La mia strada
tu non la segui.
Lacrime scorrono
tu non le vedi.


Stefan George, Crocevia da Der siebente Ring (1907)


Illustrazione della celeberrima poesia simbolista di Stefan George, in un’opera carica di mistero, realizzata a grafite nel 1924 da Otto Forster, pittore e illustratore austriaco (1881 - 1930) ancora troppo poco repertoriato, anche a causa di una vita complicata che lo ha costretto a vivere spesso sotto una doppia identità.  

Forster, alla luce dei suoi pochi lavori autografi, risulta essere senza ombra di dubbio uno dei più interessanti esponenti della nuova espressività, tra decandentismo, simbolismo e Secessione. Un artista che sembra farci rivivere le atmosfere paniche di Odillon Redon e Koloman Moser, ormai quasi del tutto dimenticato, costretto a utilizzare pseudonimi (ad es. H. Meyer) per poter lavorare, anche Italia, dopo la sua segnalazione di "potenziale anarchico" emessa dalla polizia asburgica.
Visse anche a Trieste, dove un appassionato storico del luogo volle farcelo scoprire, mostrandoci lettere e riviste d'epoca, nelle quali si vedeva la sua partecipazione alla vita artistica, con frequentazioni importanti come Italo Svevo e Franz Von Stuck.
Con un repertorio, solo in parte svelato, che racconta una vita dedicato all'arte, forse alla politica, forse destinare a rimanere ancora a lungo avvolta nell'oblio.






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