UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha trasformato gli artisti in prodotti, facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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venerdì 7 settembre 2012

LA CASA ROSSA DI ROBERTO MELLI. UN QUADRO ESEMPLARE DEL '900.

La Casa Rossa, di Roberto Melli, 1923. Galleria Nazionale di Arte Moderna, Roma, Sala 25, Valori Plastici.

 

La Casa Rossa, di Roberto Melli, 1923

Un piccolo quadro, in parte dimenticato, di valore estetico assoluto, e totalmente inedito per lo stile italiano. Un quadro che i visitatori frettolosi della Gnam spesso ignorano, perchè spesso ignorano il suo autore, ma che preannuncia la pop art e la pittura di Hopper che, proprio in quegli anni, aveva iniziato negli Stati Uniti la sua ricerca nella solitudine. 

Un quadro del quale non era possibile ritrovare traccia nel web, e che solo pochi storici dell'arte citano. Giulio Carlo Argan, soprattutto, e Giuseppe Appella, che di Melli è stato il massimo studioso.


Al centro dello spazio si staglia una casa rossa, su una collina che credevo potesse essere una casa del Lungotevere, a Testaccio, dove Melli abitava, e che ho scoperto poi essere invece Villa Strohl Fern, all'epoca sede di numerosi studi d'artista, vista da via Flaminia.

La "casa" si delinea su un cielo azzurro, uno di quelli che i romani conosco bene, soprattutto in estate, con l'aria un po' loffia, del primo pomeriggio.

Il quadro poi si sviluppa con un taglio totalmente inedito e fuori dai tradizionali sistemi compositivi "italiani", con una linea diagonale che taglia e divide in due il formato quadrotto.

 

I fiori e la rete diventano così una texture astratta

La prospettiva è totalmente rispettata, ma lo spazio diventa addirittura metafisico. Tutto è immerso nel silenzio. Non ci sono persone. Non c'è nessun compiacimento paesaggistico.  Non c'è il desiderio di realizzare un quadro di sapore commerciale.

Non c'è il narcisismo di De Chirico. Non c'è più neanche lo "stile italico" del novecento classicista che imperava in quegli anni.  Anzi, chissà perché, mi viene in mente l'immagine della casa della Signora Bates che sovrastava il motel di Psycho, che ho visto a Los Angeles negli studi della Universal.

 

Nel 1923, dopo aver attraversato il futurismo con dipinti e sculture di valore fondamentali (la donna con il cappello, una lama nella coscienza), appena due anni dopo la Marcia su Roma, due prima del quadro di Hopper, Melli (1885 -1958) aveva aperto una porta che gli italiani non erano stati in grado di vedere. 

 

Edward Hopper - House by the railroad
Oil on canvas 1925 MoMa New York
La casa di Hopper
La casa di Psycho, 1959 Universal Studio
L'arte non rende il visibile. 
Ma rende visibile ciò che visibile, non è.
Paul Klee.

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