Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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giovedì 3 novembre 2011

Heinrich Rauchinger. A cosa serve un'arte perfetta in un mondo imperfetto?

Il quadro che vedete è opera di un grande artista polacco di origine austriaca, Heinrich Rauchinger (1858 - 1942), un virtuoso destinato a morire di fame e di stenti nel campo di concentramento di Theresienstadt nell’odierna repubblica ceca. 
Professor Kotari Araki, 1923-1926 Imperiale Università di Tokio, 
professore emerito a Vienna e Berlino, economista


Questo mi fa nascere una considerazione e una domanda. 
Non può esistere un Dio capace di far morire in un campo di concentramento qualcuno a cui aveva dato tra le mani il segreto della perfezione formale. Ma soprattutto, a cosa serve raggiungere questo virtuosismo quando la storia va da tutta un’altra parte e il bello viene schiacciato dal male?

Una vicenda privata che diviene specchio della storia dell’arte, per un artista profondamente mitteleuropeo che ha attraversato tutta la pittura di genere, che realizza nel 1926 questo ritratto di intellettuale giapponese e di sua sorella, a dimostrazione che la globalizzazione fosse già un fatto reale.
In quello stesso anno Adolf Hitler marciava con duecento uomini a Weimar. Picasso si incontrava a Parigi con Dalì, dando l’ultima sterzata all’arte moderna. E Heinrich, come un chirurgo dell'arte figurativa, ripercorreva la tecnica artistica risalendo indietro nel tempo, sino ad Holbein e a Pisanello, fregandosene delle avanguardie. Con quel corpo che si stacca lentamente dalla carta, e quel volto che emerge dal fondo e che sembra fremere di vita. 

A cosa serviva dunque quella maestria? Cosa avrebbe portato come contributo nell'estetica del mondo?
Io non lo so, e forse anche lui se lo sarà chiesto vedendo sparire le sue certezze tra le baracche di un campo di concentramento. In un inverno tra i più freddi del secolo. In un secolo fra i più folli del nostra memoria.


 

Indiscusso maestro figurativo, nasce a Cracovia nel 1858 (dove usa il nome Heinrik Rauchinger). 
Studia con Jan Matejko per poi trasferirsi a Vienna, dove frequenta l’Accademia di Belle Arti nel pieno dell'atmosfera della Secessione (divenendo prossimo a Klimt). Inizia quindi una carriera di successo, che lo porterà a girare l’Europa.
Emblematici questi due ritratti realizzati tra il 1923 e il 1926, espressione di una visione internazionale anomala per quei tempi. Raffigurano il professor Kotaro Araki (a volte scritto Kotori), e sua sorella Mitzuko Araki. Araki fu un insigne economista, professore dell'Università Imperiale di Tokio, prima alla Scuola di Economia dell'Università di Vienna, e poi all'Università di Berlino. Amico e ispiratore di
Joseph A. Schumpeter, autore della fondamentale Teoria dello sviluppo economico, che avrebbe portato al socialismo per via parlamentare, contro la rivoluzione.

Rauchinger si troverà infine, nel 1942, nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Mitzuko Araki (1901-1986) ritratta a 25 anni

Nel campo di Theresienstadt morirono infatti almeno 16.000 persone, inclusa Esther Adolphine (sorella di Sigmund Freud), Friedrich Münzer (un noto studioso di storia classica tedesco) e due fratelli della nonna del politico americano John Kerry. La maggior parte dei decessi avvenne negli ultimi mesi del '42. Alla fine del conflitto il campo conterà 44.000 morti. 


Arrivo al Campo

 

George Steiner nel suo saggio "Linguaggio e silenzio" scrisse: "Noi veniamo dopo. Adesso sappiamo che un uomo può leggere Goethe e Rilke la sera, può suonare Bach e Shubert, e quindi, il mattino dopo, recarsi al propio lavoro ad Auschwitz. Dire che egli ha letto questi autori senza comprenderli o che il suo orecchio è rozzo, è una discorso banale e ipocrita. In che modo questa conoscenza pesa sulla letteratura e la società, sulla speranza ... Università, le Arti, il mondo libero non sono riusciti a opporre una resistenza adeguata alla bestialità politica: spesso anzi essi si levarono ad accoglierla, a celebrarla, a difenderla, perché?...." 

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