UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha trasformato gli artisti in prodotti, facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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lunedì 14 novembre 2011

WALTER DEXEL. LA RIVOLUZIONE DELLA RAGIONE



L'arte contesta il reale, ma non vi si sottrae.
Albert Camus 

Quando si pensa alle Avanguardie Storiche, ci si immagina giovani incendiari e provocatori, come Majakovskij. O irruenti e mondani, un po’ in stile Marinetti e futuristi. Urla, rottura delle visioni prospettiche, trasgressioni. Un pittore che interroga il mondo e lo traduce in piani di colore composti, austeri, anomali. Poggiati su tela o carta in maniera meno maniacale di Mondrian (il nero che separa con una porta), quasi a volere lasciare spazio all’indecisione del gesto. Al libero arbitrio. Bisogna vederlo un suo quadro da vicino per capire lui e la sua personalità, e perché quella sua visione scatenò le ire del nazionalsocialismo.


Walter Dexel (Monaco di Baviera, 1890 – Braunschweig, 1973) è stato uno dei grandi protagonisti delle avanguardie del ‘900, e una delle più lucide personalità del Costruttivismo, collegando idealmente Germania, Russia, Olanda. Autodidatta, si laurea nel 1916, frequentando in maniera caotica corsi di pittura a Monaco. E’ il viaggio in Italia del 1912 che lo spinge a dipingere i suoi primi quadri, ispirati al Cubismo e a Cezànne.   Alla fine della I Guerra Mondiale, nel 1918, inizia a esporre con Campendonk e con gli artisti della Bauhaus come Moholy-Nagy. All’inizio degli anni 1920, lo stile volge verso il Costruttivismo, che lui interpreta con uno stile misurato e pensoso, molto diverso da quello degli altri maestri.


Lavora come tipografo, pubblicitario, grafico, e si avvicina al Neoplasticisimo, ricollegandosi a Theo van Doesburg, esponendo a Berlino presso la "Der Sturm". Iniziano vent’anni, sino al secondo conflitto di una pittura “Alta e maestosa, ma allo stesso tempo semplice e diretta” che lo renderanno uguale solo a se stesso.
Diventerà docente di design alla Kunstgewerbeschule a Magdeburg, per poi dimettersi in polemica con il nazismo (1935-1936), accusato di essere esponente dell’Arte Degenerata. Morirà a Braunschweig nel 1973, celebrato come uno dei maggiori artisti tedeschi del '900.
E’ esposto al MOMA di New York e nei maggiori musei del mondo.


Il lavoro grafico, esposto al Moma di New York




2 commenti:

  1. Di Dexel, attivo a Jena e appunto insegnante alla Kunstgewerbeschule di Magdeburgo, si potrebbe dire che il suo è un lavoro “di soglia”, cioè che si muove a “cavallo” di più ambiti. Ha realizzato una lunga serie di prodotti grafici, tutti caratterizzati da un assoluto rigore costruttivo dell’impaginazione. Ne sono un valido un esempio una lunga serie di “inviti” alle mostre del Kunstverein di Jena (che ospita i migliori artisti di allora, e di oggi: da Paul Klee, a Vasilij Kandisnskij, a Lyonel Feininger, a Lovis Corinth, ad August Macke, ecc.) realizzati attorno alla metà degli anni Venti. Ma a Dexel piace anche giocare con gli “ismi”, ad esempio quando realizza, nel 1926, l’invito per una serata al Zirkus Koxélski, in perfetto stile dadaista, oppure in varie copertine per la casa editrice Prometheus, sempre a Jena, e calendari per la Thüringen Verlagsanstalt, tutti in esemplare stile Bauhaus.

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  2. Grazie Maurizio...oh...è un piacere leggere post così. Che integrano correggono completano.

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