UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha trasformato gli artisti in prodotti, facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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domenica 9 aprile 2017

KAROL BADURA. IL SOLE DOPO LA TEMPESTA.



I polacchi hanno avuto un destino duro, sempre, da centinaia di anni. Poi, nel 1938, vennero schiacciati dai tedeschi, bombardati, perseguitati, quindi invasi dai russi. Varsavia sotto i nazisti divenne il più grande ghetto europeo (500.000 persone) costrette a vivere tra le macerie, come ben ricorda e racconta il film “Il pianista”.

Quando i russi occuparono il paese, non fu però una liberazione. Ci fu una eroica resistenza da parte del residuo esercito polacco, ma i difensori vennero spazzati via e messi sotto il regime e l’amministrazione comunista.
Tra i soldati imprigionati, mandati su carri bestiame nei campi di concentramento russi c’era anche Karol Badura, soldato polacco, pittore.

Nel corso di un incontro alla Università La Sapienza, nel 1979, raccontò quel trasferimento, dove morirono molti suoi compagni, potendo mangiare aringhe secche e bevendo una volta al giorno acqua ancora bollente. 


Karol Badura a Varsavia, nel 1932


 
I vagoni dei soldati polacchi deportati
 

Karol (Carlo) Badura (1907-1983), pittore e incisore, dopo aver vissuto questi orrori, alla fine del 1945 sceglie di cambiare. Insieme ad altri commilitoni, come Gianni Novichki (Noviscki), artisti, lascia il paese e viene in Italia. Karol arriva a Roma, e dopo l’esperienza fortemente espressionista dei primi anni polacchi, si abbandona a un figurativo cromatico semplice e di grande presa. Ogni opera è espressione di una nuova energia solare. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma, dove conosce e poi sposa Cristina Benassai, nipote del pittore Giuseppe Benassai (1835-1878), ed essa stessa pittrice di talento. 



Non solo dipinge, ad olio e ad acquarello, ma realizza numerose incisioni e monotipi, esponendo a Roma (Galleria il Mulino a Via del Babuino e Galleria della Pesa).

Negli anni ’60, spinto dalle necessità economiche, realizza numerose  illustrazioni per un ciclo sul turismo nel Lazio, e pubblica una serie di grafiche sul tema di Roma. Città nella quale morirà nel 1983.
Non lascerà più l’Italia, salvo brevi rientri in Patria, che gli dedicherà nel 1985 la Kordegarda Gallery a Varsavia, una mostra omaggio. 




con l'amata moglie Cristina in Val Gardena, primi anni '70


 Karol Badura, autoritratto, anni '60

1 commento:

  1. un grande artista che ha dovuto negli ultimi anni scendere a compromessi, fedele al figurativo ma del tutto personale. lo incontrai al festival di spoleto dove aveva organizzato una mostra

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