UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Viaggio non scontato tra artisti e visionari da tutto il mondo, molto lontano dai soliti 50 nomi. Non esisterebbero le avanguardie senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie del '900 – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


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lunedì 6 febbraio 2017

IL SUICIDIO DELL'ARTISTA

 
 Suicide with Skyscrapers [Man on the Ledge], 1940. Stuyvesant Van Veen.

“Il suicidio può essere considerato un esperimento - una domanda che l'uomo pone alla natura, cercando di costringerla a rispondere. La domanda è questa: Quale cambiamento produce la morte nell'esistenza di un uomo e nella sua visione della natura delle cose? Si tratta di un esperimento maldestro da compiere, perché comporta la distruzione della coscienza stessa che pone la domanda e attende la risposta.” 
ARTHUR SCHOPENHAUER

 
Il suicidio del pittore, Arnaldo Badodi, 1937
 

 
Il suicidio di Asger di Asger Jorn, 1962

 
Oskar Nerlinger, The Last Exit, 1930 

Victor Brauner
"Suicide at Dawn" (1930, oil on canvas)



Kathe Kollwitz, 1923. / The Last Thing (Das Letzte)

Topoino, 1930

 
Mark Kostabi Suicide By Modernism, 2005 

Le Suicide, 1887 by Edouard Manet 


Fake Death Picture, Yinka Shonibare MBE. One of the digital paintings on display. The outfit ‘Nelson’ is wearing is a replica of his Trafalgar uniform minus the bullet hole

Antoine Wiertz, The Suicide, 1854
Self-rightous suicide by Patricia Jensen

 

Science Photograph - Suicide By Hanging, 1898 by Science Source



 

Suicide Penguins by Vincent J.F Huang.



David Byrd, Suicide, 1996
 


John Canavesio (1450 - 1500) The Suicide of Judas, ca. 1492 


 


 
drowned by george frederic watts c 1850



James Ensor, Skeletons Fighting Over a Pickled Herring, 1891

 
Frankenstein, 1931 

 


L’11 febbraio 1963 la poetezza Silvya Plath si alza alle 4,30 per comporre le sue poesie, dopo aver portato la colazione nella stanza dei figli, spalanca la finestra della loro camera e sigilla le fessure della porta con nastro adesivo ed un asciugamano. Va in cucina, anche qui sigilla tutte le fessure, poi infila la testa dentro il forno e accende il gas.
L’ultima poesia scritta da Sylvia Plath porta la data del 5 febbraio 1963: Limite. “La donna ora è perfetta Il suo corpo morto ha il sorriso della compiutezza, l’illusione di una necessità greca fluisce nei volumi della sua toga, i suoi piedi nudi sembrano dire: Siamo arrivati fin qui, è finita. I bambini morti si sono acciambellati, ciascuno, bianco serpente, presso la sua piccola brocca di latte, ora vuota. Lei li ha raccolti di nuovo nel suo corpo come i petali di una rosa si chiudono quando il giardino s’irrigidisce e sanguinano i profumi dalle dolci gole profonde del fiore notturno. La luna, spettatrice nel suo cappuccio d’osso, non ha motivo di essere triste. E’ abituata a queste cose. I suoi neri crepitano e tirano.”

 

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