UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Un viaggio non scontato tra artisti, visionari e designer da tutto il mondo, molto lontano dai soliti 50 nomi. Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 e del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


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domenica 22 giugno 2014

IL PITTORE CHE VENNE AVVELENATO DALLA COSA CHE AMAVA DI PIU’

Beato colui che cerca la bellezza in ciò che non c'è
Camille Pissarro



Questa storia finisce male, e non è piena di colpi di scena, ma mi ha colpito per la sua semplicità e linearità. Perché non tutte le vite sono materia da romanzo, e anche questo è un altro aspetto dei Perdenti.

Gustav Wunderwald nasce a Colonia nel distretto di Kalk nel 1882. Suo padre è un armiere, potrebbe continuare la tradizione di famiglia, ma preferisce fare l’apprendista presso il maestro Wilhelm Kuhn. Nel 1900 inizia a lavorare come scenografo e pittore, prima nella sua città, poi sotto il professor Max Bruckner a Gotha e nel 1904 a Charlottenburg per la premiata ditta Georg Hartwig & Co. La pittura “commerciale” e “professionale” è ancora molto richiesta, per decorazioni, insegne, scenografie, decor. Tanto che una volta finito l’apprendistato, inizia a collaborare con reperti scenotecnici di molti teatri europei, tra cui l'Opera Reale di Stoccolma e lo Stadttheater di Innsbruck. Entra quindi nel Comitato esecutivo del Teatro di Düsseldorf sotto la guida di Louise Dumont e Gustav Lindemann. E’ forse il momento più felice della sua vita. Incontra quello che diventerà il suo migliore amico, lo scrittore e drammaturgo Wilhelm Schmidtbonn, organizza la sua prima esposizione presso la libreria Landsberg e conosce e si innmanora di Amalie Minna Gerull, che sposerà nel 1908.
Lavora quindi come pittore decorativo alla Deutsche Oper di Berlino a Charlottenburg fino al 1915, quando viene chiamato alle armi e inviato sul fronte macedone.

Dopo la prima guerra mondiale torna e si stabilisce a Berlino, città nella quale espone ancora, e con la quale nascerà un feeling e un rapporto particolare. E' come una folgorazione.
Gustav cercherà di raccontarla in tutti i suoi aspetti, anticipando in alcuni casi la cultura pop americana e le forme espressive della nuova oggettività (in tedesco Neue Sachlichkeit) movimento a cui viene spesso accostato. Casermoni, ponti, sottopassi, ferriovie, parchi, orti di guerra, zone rurali periferiche. Paesaggi deserti o nel quale le figure umano rappresentano presenza casuali e insignificanti. Gli piace valorizzare le grandi insegne pubblicitarie su ponti e palazzi, le insegne. Con una particolare attenzione agli scorci più tristi e malinconici della vita urbana di Prenzlauer Berg, Spandau, e dei quartieri a nord di Mitte. Quelli che non piacciono alla borghesia prima e alla politica dopo se non al momento delle elezioni. Oppure che piacciono sotto il profilo romantico estetico, ma nei quali non vivrebbero mai. Lui stesso scrive: "Le cose più tristi mi colpiscono direttamente allo stomaco. Moabit e Wedding mi coinvolgono con la loro oscurità e desolazione." (1926). Non lo considero un grande pittore nel senso tecnico del termine, ma una visionario della sua contemporaneità.

Nel 1927, in occasione della mostra collettiva "Il volto di Berlino 1926" presso la galleria Neumann & Nierendorf, il critico d'arte Paolo Westheim gli dedica un saggio monografico nel numero di gennaio del Art Journal, nel quale lo definisce come “ l’Utrillo di Berlino” cosa che, ovviamente, lo fa gongolare.

Quando il nazismo va al potere, Gustav Wunderwald che non è ancora annoverato tra gli artisti maledetti, e che non è in vista - è solo un povero decoratore da teatro, un signor nessuno - ma che ama dipingere un mondo fatiscente non può essere accettato dal potere. Lui stesso non intende divenire complice del regime, decide di non mostrare più il suo lavoro in pubblico, ma dopo il 1934 gli viene anche vietato di vendere e mostrare le sue opere.
Sceglie così di guadagnarsi da vivere colorando film pubblicitari per Ufa e Film Marte. Un lavoro nel quale la creatività e l’identità si annulla e si diventa solo “l’omino dei colori” che lavora sul rodoide, utilizzando la tecnica dei cartoni animati.
Nel 1941 muore sua moglie Minna Amalie Gerull, dopo pochi mesi si risposa con Berta Ludwig. C’è troppo dolore in giro per soffermarsi sul proprio.

L'incubo alla fine si dissolve, tra le macerie. Berlino fu oggetto dei bombardamenti realizzati mediante il maximum use of fire, tempeste di fuoco bombe dirompenti che penetravano nel sottosuolo e servivano a distruggere le condotture dell'acqua per impedire ai pompieri di poter spengere gli incendi, ma che di fatto, portarono a una emergenza sete l’intera popolazione.

Alla fine della guerra, quando ha deciso di riprendere la sua carriera ufficiale di pittore, Gustav muore per aver bevuto acqua avvelenata a Berlino, il 24 giugno del 1945.
Nello stesso giorno sulla Piazza Rossa si celebrò la Parata della Vittoria, e 200 bandiere tedesche catturate sul fronte venirono trascinate per la città in atto di sfregio, e poi accatastate davanti al Mausoleo di Lenin e bruciate. Con esse anche i guanti che avevano portato le bandiere sulla piazza per sottolineare il disprezzo per il nemico.

Di lui restano 181 opere.


 
 



1 commento:

  1. è molto interessante ,vero tutto ma la storia continua la pop art il minimalismo l'arte povera-concettuale la transavanguardia il grafitismo ecc.... ecc....... ecc.............

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