UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha trasformato gli artisti in prodotti, facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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martedì 1 luglio 2014

HENRY MILLER…DIPINGERE E’ AMARE ANCORA...

”…levarsi al primo fiorire del giorno per lanciare 
uno sguardo furtivo agli acquerelli fatti il giorno prima, 
o persino poche ore prima, come lo sguardo furtivo 
lanciato all’amata immersa nel sonno…”

 



Forse non tutti sanno che… Henry Miller, scrittore americano, famoso autore dei “Tropici”, “Tropico del Cancro” e “Tropico del Capricorno”, scritti combinando insieme spunti autobiografici, critica sociale e riflessioni filosofiche e usando un genere di scrittura di stampo surrealista, è stato anche pittore, sin dagli anni ’20. E non sanno che per molti versi egli amava la pittura quasi più della scrittura, anche se i risultati sono ovviamente a favore della prima.
Eppure scriveva: “Per un'inesplicabile ragione non mi sono mai sentito in diritto di concedere alla pittura il tempo che essa reclamava. Preferisco cavarmela dicendo che non sono un pittore. A malapena oso chiamarmi un dilettante. Eppure dipingo. E ogni tanto produco qualcosa che potrebbe chiamarsi quadro. Forse questa mia attitudine ambivalente si spiega col fatto che mi metto a dipingere quando non posso più scrivere. Però non sempre è così. (...) I soli artisti ai quali cedo sempre il passo sono i bambini. Per me i quadri dei bambini stanno alla pari con i capolavori dei grandi. L'opera di un bambino non mancherà mai di affascinare, perché è sempre onesta e sincera, sempre imbevuta di quella magica certezza sgorgata dalla spontanea, diretta conoscenza delle cose, e dall'amore: infatti dipingere è amare”. 

Wikipedia italiana neanche cita quasi questa sua passione. Nella quale mischia un po’ di scuola di Parigi, dove vive per un lungo periodo, e la pittura americana degli anni modernisti e "coloristi". In qualche modo imperscrutabile, sembra addirittura presagire le opere e il segno onrico di Basquiat.




Avrà 4 figli da 3 donne diverse. Nato a New York, a Manhattan, trascorre gli ultimi anni a Pacific Palisades, vicino a Los Angeles, dove passa gli ultimi anni in una casa difficile da raggiungere trascinando un carretto con la spesa nonostante l'età avanzata e rifiutando l'automobile. Sarà cremato e le sue ceneri, sparse al vento.


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