UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Viaggio non scontato tra artisti e visionari da tutto il mondo, molto lontano dai soliti 50 nomi. Non esisterebbero le avanguardie senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie del '900 – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


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lunedì 12 marzo 2018

BONE MUSIC. GENI.


 

Nella Russia sovietica staliniana, in piena guerra fredda anni '50, gli appassionati desideravano ascoltare la musica popolare occidentale, dal jazz al rock & roll. Ma il contrabbando di vinile era pericoloso, e acquisire il materiale per realizzare le copie di quei dischi era troppo costoso. Provarono anche con la carta patinata, ma il risultato era deludente.
Serviva il genio, quello di un ingegnere di San Pietroburgo: Ruslan Bogoslowski. L’idea era semplice, fare incetta negli archivi degli ospedali e nei bidoni della spazzatura dei centri diagnostici, e usare le lastre per incidere i dischi.

Nasce la Bone Music, la musica delle ossa, capolavoro anche di design, relizzati ritagliando con le forbici, poi bruciati al centro con una sigaretta.

Venditori ambulanti li vendevano per strada, la "musica d'ossa" nascosta all'interno dei loro trench. Il governo per dissuadere dall’uso arrivò anche a fare dei falsi fallati per far morire il fenomeno.
Bogoslowskij venne arrestato tre volte, nel 1951, nel 1957, e nel 1961. Gli anni di carcere, tre per ogni condanna, non lo quietavano e scontate le pene ritornava sempre alla propria produzione clandestina. Nel 1958 la censura decise di agire drasticamente e dichiarò espressamente illegali i roentgenizdat.
Io, a lui, mi inchino.

 


 





Interessante anche la storia dei samizdat.
In URSS, per contrastare la censura del regime, si diffonde il fenomeno dei самиздат, i samizdat, le auto-produzioni. Romanzi, poesie, ma anche saggi, articoli e svariati documenti altrimenti segreti. Amanuensi del ventesimo secolo, gli autori di samizdat copiavano pazientemente con macchina da scrivere e molteplici fogli di carta carbone le opere che volevano diffondere presso i loro contatti. Così il pubblico si allargava poco alla volta, attraverso conoscenze personali e l’impegno di ogni anello della catena a diffondere quella cultura, quelle idee, quelle opere d’arte. La circolazione dei samizdat era piú vasta di quanto oggi si potrebbe immaginare, e da una prima pubblicazione attraverso il passaggio di mano in mano e un lavoro di copia incessante, si arrivava spesso a coprire un pubblico superiore ai 20.000 lettori.



1 commento:

  1. LUCIANO PARISI3 aprile 2018 21:15

    GRADIOSO,NON SAPEVO QUESTO PERIODO,GRAZIE,MOLTO,MOLTO AFFASCIANANTE.

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