Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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venerdì 5 maggio 2017

ISTANTANEE DALL’INFERNO. HENRY ROSS.

Nel 1961 in Israele viene celebrato il processo contro Adolf Eichmann, il primo a svolgersi in Israele con imputati gerarchi nazisti. Eichman, era sfuggito al processo di Norimberga e di era rifugiato in Argentina, dove vene catturato dal Mossa.Tra le prove a suo carico, compaiono anche le foto di un fotografo polacco, ebreo, Henryk Ross, che si è trasferito nel paese da cinque anni. Tornano così alla luce alcuni documenti straordinari e terribili, come la storia che li ha riportati all’opinione pubblica. Ross (1910-1991) era un fotografo sportivo e di cronaca polacco ed ebreo. Quando nel 1939 i tedeschi occupano la Polonia le cose cambiano. Nasce purtroppo il Ghetto di Lodz, il più grande tra quelli occupati dai nazisti dopo quello di Varsavia.  Quando nel 1940 i nazisti crearono il ghetto, Ross fu obbligato a lavorare per loro: doveva scattare le fotografie per i documenti identificativi degli ebrei e le immagini di propaganda che ne attestavano la vita ordinata e controllata. Ma la cosa non poteva finire qui. Di nascosto realizzò migliaia di foto non autorizzate per raccontare la vita in quello via via si trasformò in un inferno. Le foto di Ross raccontano eventi tragici, come la deportazione di un gruppo di bambini su un carretto al campo di sterminio di Chelmno, ma anche momenti apparentemente normali. Era molto pericoloso e Ross girava nascondendo spesso la macchina fotografica nella giacca o scattando da piccole fessure nei muri. Nell’estate 1944 i nazisti, vicini alla sconfitta, iniziarono le grandi deportazioni di massa. Ross, intuendo il pericolo, sistemò seimila dei suoi negativi in piccoli contenitori e poi in un contenitore più grande, di legno foderato con catrame, e lo seppellì vicino alla sua casa, in via Jagiellońska.   Il ghetto venne liberato il 19 gennaio 1945: a Lodz nel 1940 c’erano più di 160mila ebrei, dopo la liberazione solo 877. Decine di migliaia furono portati nei campi di concentramento di Auschwitz e Chelmo e altri morirono di fame. Pochi mesi dopo la liberazione Ross recuperò le fotografie solo la metà si era salvata.

Eichmann sarà condannato a morte in Israele per genocidio e crimini contro l'umanità. Aveva dichiarato: «All'occorrenza salterò nella fossa ridendo perché la consapevolezza di avere cinque milioni di ebrei sulla coscienza mi dà un senso di grande soddisfazione. Mi dà molta soddisfazione e molto piacere» 







 


 Henryk Ross, chapeau.

la strada dove vennero sepolte le foto. Jagiellònska, Lodz

Lodz al momento della liberazione nel 1945

 Lodz oggi



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