Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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venerdì 5 maggio 2017

SELFIE, UNA STORIA CHE POTETE CONDIVIDERE

All’inizio si chiama autoscatto. Prima ancora autoritratto. Per tanti artisti, come ad esempio Rembrandt fu un ossessione, e un motivo di ricerca psicoanalitica. Per altri un puro vezzo. Ma è nel 2002 che il termine viene usato per la prima volta, in un post  nel forum australiano ABC, non per indicare genericamente una foto, ma proprio la ripresa effettuata con un smartphone o una webcam, con la finalità di condividerla in un social. La scrittura al’inizio è ancora ondivaga, e spazia da selfie a selfy e non ebbe particolare diffusione. La cronaca vuole che la parola “selfie” sia stata ufficialmente coniata dallo scrittore Jim Krause nel libro “Photo Idea Index” nel 2005, mentre secondo la scrittrice Kate Loss, la moda nacque nel 2010 grazie all’arrivo dell’iPhone 4 (primo dispositivo con fotocamera anteriore) e dell'app social “Instagram”. Nell'agosto 2013 entra nell'Oxford English Dictionary e nell'ottobre del 2014 nel vocabolario Zingarelli.  


In realtà, secondo gli storici della fotografia il primo selfie della storia risale al 1839 opera di Robert Cornelius, americano, considerato il pioniere della fotografica internazionale a Philadelfia.  Già all’inizio del ‘900 la moda cresce come dimostra il selfie di Edvard Munch del 1908. Coinvolgerà anche i selfie di gruppo. E’ datata dicembre 1920 la foto d’epoca autoscattata dai cinque Lord della Byron Company (da sinistra: Joe Byron, Pirie MacDonald, Colonel Marceau, Pop Core, Ben Falk).  Ed ancora: New York, tre fotografi posano insieme per un selfie sul tetto dello Studio Marceau.

 
Edvard Munch nel 1908


Il primo selfie lesbico


La Bauhaus e il mondo di Weimar adottano questo linguaggio come racconta la straordinaria Lucy Renée Mathilde Schwob, nota come Claude Cahun. Chi trasformò l'autoscatto in una vera e propria mania fu la figlia dell’ultimo zar di Russia Nicola II Anastasia Nikolaevna, Nella foto è intenta allo scatto con la sua Kodak Brownie. Venne giustiziata con il padre.

  
 
 
 Claude Chaun

Nel 2013 il Museum of Modern Art di New York ha dedicato, nel 2013, una mostra ai selfie, intitolata “Art in Translation: Selfie, The 20/20 Experience”.

 Parmigianino, Autoritratto allo specchio, 1524
 Escher, autoritratto, 1935


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