UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Un viaggio non scontato tra artisti, visionari e designer da tutto il mondo, molto lontano dai soliti 50 nomi. Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 e del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


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lunedì 7 marzo 2011

MARIO CHIATTONE, PIU' CHE FUTURISTA ANTESIGNANO DEL FUTURO


Mario Chiattone (1891 - 1957) non è mai stato futurista.
E' vero, frequentava Brera in quegli anni, sia seguendo i corsi de l'Accademia che della Scuola Applicata del Libro. Ha vissuto con Sant'Elia, con il quale divideva squadre e lucidi, nel modesto studio milanese e che frequentò con lui la Wagnerschule.
Ha partecipato alle prime mostre Nuove Tendenze, scritto nel 1919 il saggio Architettura Futurista. Usciva con Carrà, Boccioni, Marchi, Romani, Bonzagni e Dudreville. Ma non era futurista nel senso ideologico del termine.
E la cosa più incredibile, che pur essendo stato uno dei più grandi visionari europei in campo architettonico e urbanistico, molti pochi lo conoscono, se non gli addetti ai lavori. Anche se le sue opere sono esposte al Moma di New York. Anche se non può essere pubblicata una storia dell'architettura senza ospitare almeno uno dei suoi progetti utopici.


Mario Chiattone in un dipintuni

Eppure, quando ci sono le grandi rassegne dedicate al movimento, e le sue opere compaiono vicino a quelle di Sant'Elia, quando la città del futuro lanciano il loro urlo, i visitatori rimangono muti ad ammirare le visioni di ciò che è avvenuto e che sta avvenendo nelle nostre città.
Torri, grattacieli, ascensori esterni, enormi prese d'aria.

Un'occhio che ha saputo leggere la conquista tecnologica, che preannuncia i disastri dell'architettura anni '70, gli incubi dell'architettura realista sovietica, ma anche le intuizioni dell'urbanistica degli anni '2000.
Alla morte dell'amico nel 1922 Chiattone si trasferisce in Svizzera, dove abbandona il linguaggio della ricerca e sprofonda lentamente nel sonno della cultura borghese e in un'attività di routine per la ricca classe locale che rende irriconoscibile il suo essere stato "al di là del proprio tempo" divenendo espressione di un tiepido "ritorno all'ordine" e della stessa neutralità della nazione che lo ospita e che diventerà la sua casa.
Per questo, al di là delle tante parole, ci piace ricordarlo - e forse presentarlo a molti - solo con i suoi progetti. Incredibili.

costruzioni per una metropoli moderna, 1914



2 commenti:

  1. Grande personaggio Mario Chiattone!
    Sono pienamente d’accordo con lei.
    Mi sono sempre chiesto il motivo di una così “assordante” assenza di fonti documentali ed enciclopediche su un personaggio di tale statura.
    In ogni mostra o ricerca scientifica sul futurismo e sulle avanguardie storiche, i suoi progetti avveniristici sono costantemente presenti accanto a quelli di Sant’Elia, ma a differenza di quest’ultimo, è assai raro trovare contributi interessanti che ne analizzano in modo non dico soddisfacente, ma almeno sufficiente il lavoro.
    Fa piacere che qualcuno gli faccia giustizia.
    Bel lavoro.

    Cordiali saluti e buona continuazione,
    Mauro Staffoni

    P.S.: Purtroppo Wikipedia ha innumerevoli lacune e molte imprecisioni, il suo valore enciclopedico e scientifico è assai discutibile. In ogni caso è una fonte incredibilmente fruita, proprio da chi ha poca o nessuna padronanza degli argomenti che va ricercando. Per questo mi pare molto utile che, chi ha le conoscenze per farlo, ne arricchisca i contenuti.
    Ho visto che ora la voce in questione c’è. Qualche persona in più scoprirà che è esistito un grande architetto visionario di nome Mario Chiattone.

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  2. io l'ho scoperto oggi. Disegni sbalorditivi.

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