Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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venerdì 18 febbraio 2011

ERIKA LUDWIG. L'ARTISTA CHE NON POTE' CONTINUARE A SOGNARE.


Erika Ludwig, classe 1903, tedesca di famiglia austriaca, ha attraversato la scena dell'arte come una meteora, bruciando in poco più 10 anni, tra il 1925 e il 1938 il palcoscenico europeo. 


Giovane promessa della scuola d'arte di Monaco, grazie a una borsa di studio parte per Parigi, luogo di espressione libera e anarchica che finisce per esaltare il suo animo ribelle. E qui che deciderà vivere a lavorare, alternando la sua attività di artista con quella di disegnatrice di moda (ma anche di tessuti e di accessori), arrivando a realizzare collezioni di foulard sia per Dior che per Schiaparelli, collaborando anche Paul Selthenhammer (l'inventore del gonnellino di banane di Josephine Baker) nella realizzazione di costumi e bozzetti per il Paris Music Hall e poi per il Palast di Berlini.

Dopo un avvio post impressionista (paesaggi e scene di città) viene coinvolta nel clima delle avanguardie, e inizia a realizzare, alla fine degli anni '20, una serie di straordinari disegni ad acquarello,  grotteschi e pre-surrealisti, popolati da un mondo di personaggi fantastici. Come in questo "odalisca", proveniente dal suo taccuino di appunti dispersi negli anni '80 a Parigi nel corso di un'asta  che, paradossalmente, la fece riscoprire (lo stesso Jean Cocteau aveva acquistato alcuni dei suoi disegni) prima di tornare ad essere dimenticata per sempre.

Ma torniamo all'epilogo di questa storia, che mischia l'arte a una vicenda personale. Quando nel 1938 Erika sta iniziando ad affermarsi, la tragica fine di un amore, la morte del padre e la paresi della madre, la portano a dover abbandonare precipitosamente Parigi e a tornare in Germania, dove verrà travolta dalla guerra. Di lei non si hanno più notizie ufficiali e risulta dispersa nel corso del bombardamento di Dresda del 1945, dopo essersi rifiutata di lasciare da sola la madre, impossibilitata a muoversi. Anche tutte le sue opere sono andate disperse.
Bombardamento di Dresda 12- 15 febbraio 1945

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