UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Viaggio non scontato tra artisti e visionari da tutto il mondo, molto lontano dai soliti 50 nomi. Non esisterebbero le avanguardie senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie del '900 – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


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venerdì 18 gennaio 2019

CARLO CORSI, IL BONNARD ITALIANO.

C’è un pittore italiano che oscilla tra le atmosfere di Bonnard e il colore di Ambrose Vollard. E’ nato a 5 km dalla casa del mio babbo, a Nizza Monferrato, ma per tutti è uno dei grandi pittori di Bologna, che lui scelse come città di adozione. Si chiama Carlo Corsi, e per una volta Vittorio Sgarbi è stato il motore di una bella rivitalizzazione. Opere dai colori pastosi, che ricordano il sole che filtra dalle finestre in estate, con opere intimiste e di grande poesia visiva, oggi contese tra collezionisti.

 



Carlo Corsi (Nizza Monferrato 1879 – Bologna, 1966) nasce  da una famiglia benestante, colta e propensa all'arte; "un ambiente di musicisti e cantanti",  dopo aver studiato a Torino trova in Bologna la sua casa, stringendo amicizia con assieme a Giovanni Romagnoli, Alfredo Protti e Guglielmo Pizzirani.

Nel 1912 viene invitato alla Biennale di Venezia (alla quale parteciperà più volte, anche nel dopoguerra, così come ha partecipato alle quattro edizioni della Secessione Romana), nel 1913 partecipa a delle mostre a Monaco, a San Francisco e alla I mostra della Secessione Romana, ma venne a lungo anche dimenticato, per poi essere amato da grandi intellettuali italiani.

Nel 1941 vince il Premio Bergamo riservato ai giovani (Carlo Corsi ha però 62 anni, ma evidentemente ha convinto di più e non si ricordano di lui). Il secondo premio va a Renato Guttuso che presenta l'opera Crocifissione. Nel 1953 vince un premio acquisto alla prima edizione del Premio Spoleto. Ha dipinto sino agli ultimi anni, sempre pronto a mettersi in gioco. Riposa nella Certosa di Bologna, portico ovest del Chiostro V o Maggiore, arco 39.

“Penso che della consapevolezza che ogni artista ha della propria attività sia elemento primario e inevitabile che l'arte sia mezzo di chiarimento delle condizioni umane. E ciò sia per la personale esistenza dell'artista, sia per il rapporto generale fra l'uomo e l'universo” (C. Corsi, 1949)
 



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