UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha trasformato gli artisti in prodotti, facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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mercoledì 24 settembre 2014

OMICIDIO DI STATO: Elfriede Lohse-Wächtler


Malgrado tutto quello attraverso cui sono passata sono abbastanza stupida da credere che la gente buona esista ancora.

Elfriede Lohse-Wächtler


Sensibile, tragica, geniale, Elfriede Lohse-Wächtler, morì il 31 luglio del 1940, gasata insieme ad altre venti donne,  a Pirna-Sonnenstein, vittima del “Progetto Action T4”,  abbreviato poi in "T4", promosso dal governo nazista nel 1939, quando Hitler avviò con i suoi fedelissimi la pianificazione della eliminazione fisica dei malati mentali, dei disabili mentali, dei  bambini  con handicap  fisici e psichici, provocando l’eutanasia per legge per quasi 70.000 cittadini tedeschi.
La colpa di Elfried era quella di essere artista d’avanguardia e “pazza”. Ma il suo annientamento non doveva essere solo fisico, e molte delle opere che Elfriede aveva abbozzato nell’Ospedale di Arnsdorf, e che tanta ammirazione avevano sollevato solo pochi anni prima, vennero distrutte perché bollate del dispregiativo epiteto di Arte Degenerata.


Cala il sipario sulla tragica esistenza di Elfriede Lohse-Wächtler, la cui vicenda personale s’intersecò - come ben ha analizzato Francesca Santucci nella sua ricerca sulle donne-artiste - con l’esplosione delle avanguardie, con la vita bohemienne che caratterizzava la vita artistica di inizio ‘900, ma anche con la grande tragedia collettiva degli anni del nazismo.

“Elfriede nacque nel 1899 in una famiglia borghese; suo padre, Gustav Adolf Wächtler,  coltivava grandi speranze per lei, perciò  ne disapprovò la scelta “eccentrica” d’intraprendere la carriera artistica. Nonostante la disapprovazione della famiglia, volitiva e intraprendente, nel 1915 Elfriede s’iscrisse all'Accademia d’Arte di Dresda per studiare disegno, ma poi cambiò corso di studi per impegnarsi nella grafica applicata, in particolare nel batik. In spirito d’indipendenza e di ribellione lasciò la casa paterna, tagliò corti i capelli, indossò abiti maschili, cominciò a tingere tessuti e a realizzare cartoline d’auguri litografate per guadagnarsi da vivere e finanziarsi gli studi, che continuò sotto la guida del professore d’arte Oskar Georg Erler. Adotta quindi lo pseudonimo maschile di  Nikolaus Wächtler, Elfriede  e inizia a frequentare le avanguardie artistiche del tempo, ebbe come amici Conrad Felixmüller e Otto Dix,  aderì al movimento “Dada” e maturò una coscienza politica e sociale.


Kurt Lohse, compagno di Elfriede, in un autoritratto.

Sorprendendo tutti, nel 1921 sposò Kurt Lohse, un allievo d’arte squattrinato, che conduceva una vita sregolata e che, mentre era sposato con lei, ebbe tre figli da un’altra donna. La storio non dura, e quando lascia Kurt e abbandona gli amici comuni la sua salute mentale cominciò a vacillare finché, oppressa anche da preoccupazioni economiche, nel 1929 ebbe un crollo psichico mentre si trovava ad Amburgo, dove viveva, e fu ricoverata nell’ospedale psichiatrico  di Klein-Friedrichsberg.
Durante il ricovero, Elfriede creò dei sorprendenti ritratti di donne ricoverate nell’ospedale, le “teste di Friedrichsberg”, entusiasmando i critici che, per la rappresentazione cruda, grottesca, "brutta" (com'era tipico degli espressionisti tedeschi che deformavano  l'oggetto rappresentato) di personaggi colti in miseria e solitudine morale,  la  paragonarono a Grosz, Kokoschka e Schiele: cominciò, allora, il periodo più felice della sua carriera artistica.
Nel maggio del 1929 espose i suoi ritratti al “ Kunstsalon Marie Kunde”, a questa mostra seguirono altre esposizioni, con opere di fantasia e ritratti di ambienti squallidi di Amburgo, ma il suo successo fu di breve durata.
Negli anni in cui la Germania precipitava verso il nazismo Elfriede fece ritorno a casa e affondò sempre più nel suo male. Su richiesta del padre, sgomento per le condizioni di quella  figlia che sentiva così estranea, con la quale sempre difficili erano stati i rapporti, e convinto di affidarla ad un luogo di giuste cure, nel 1932 fu ricoverata nell'ospedale psichiatrico di Arnsdorf, presso Dresda: le fu diagnosticata la “schizofrenia”.
Elfriede, ancora ottimista verso il suo futuro, continuò a dipingere e a scrivere ai suoi chiedendo di poter lasciare l’ospedale, ma il suo destino era ormai segnato.”


Nel 1935, come consentito dalla legge per la prevenzione della prole geneticamente difettosa contro chi risultava affetto da “tare ereditarie”, dopo un suo primo rifiuto, Elfriede venne sterilizzata a forza. Oppressa dall’umiliazione subito smise di dipingere, eppure, anche se priva di cure adeguate, malnutrita e sofferente, ancora sperava in un cambiamento positivo per la sua vita. La storia, è nota.

 


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